MANCA SEMPRE QUALCOSA, Cap. 14

«Sebastian?» La voce di Clark lo fece sobbalzare.

«Clark, che ci fai qui?»

Costui ridacchiò. «L’hai fatta fuori, vero?»

«Di chi parli?»

«Ma di Nicky, e di chi sennò?»

«Ah, sì, stavo pensando ad altro» mentì Sebastian, per depistarlo dalla sua centrante intuizione. Non era intenzionato a parlarne, giusto per non concedere adito ad ulteriori indigeste annotazioni da parte dell’amico.

«Fulmini e saette» ballonzolò Clark, pomposamente soddisfatto. «Sembrava una ciminiera che stesse lì lì per esplodere! Questa te la farà pagare, il conto sarà veramente salato, ne sono sicurissimo!»

«Clark, sono in ritardo» sorvolò ancora lui, e lo sospinse fuori dal suo appartamento, chiudendo poi a chiave la porta.

«Certo, andiamo, la mia auto è proprio qui sotto.»

«Mi accompagni tu?»


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L’amico confermò sorridendo. «Sì, vengo con te.»

«Bene, così non dovrò chiamare un taxi.» Ma si arrestò, avendo colto una nota bizzarra dal suo tono. «All’aeroporto, giusto?»

«No, a San Francisco» rettificò, animato e volitivo, mentre Sebastian si faceva sbalordito. «Voglio constatare di persona che cosa ti stai lasciando scappare.»

«Clark, Sharise non c’entra nulla in questa storia, non credo neppure che sia a conoscenza di queste ultime evoluzioni» contestò lui, seppur proseguendo a fissarlo sbigottito, senza riuscire a dar credito alle proprie orecchie. In sostanza Clark stava sacrificando le ferie per fungere da Cupido nella sua storia con Sharise, e sebbene ciò gli stesse donando un immenso piacere, per come si stesse dimostrando un amico davvero unico, era un comportamento che non avrebbe mai previsto da parte sua.

«Che ci entri oppure no, mio caro socio, sono convinto che ti serva una piccola smossa, e il tuo fidatissimo amico ti sovverrà. Del resto il primo passo lo hai compiuto, mandando al diavolo quella sottospecie di donna, e ci vuole un colpetto finale per indurti finalmente a ragionare per bene.»

E sghignazzò di nuovo, ma stavolta con fare furbesco. «D’altronde Sharise è anche inconsapevolmente riuscita a farti smettere di fumare, e se non altro, potrebbe essere molto utile per la tua salute!»

«Amico, stai perdendo tempo.»

«Oh, niente affatto!» abrogò l’altro, schiamazzante. «Ora che lo scoglio Leopold è annientato, che pure Nicky è schizzata altrove, non potrai almanaccare più alcuna scusa fuorché quella che hai paura, direi una fifa da matti.»

Sebastian svincolò un’allegra risata. «Può darsi, però non è a senso unico, Clark, dubito che lei vorrà avere ancora a che fare con me, non dopo come mi sono comportato. Nessuna donna lo farebbe, men che meno una come lei.»

«Non ci scommettere neanche un centesimo che hai in tasca, agente Godwin» confutò Clark, ironico ma eccelsamente sicuro della sua idea, giacché che una qualunque donna non tornasse sui propri passi per un uomo come Sebastian era un’utopia, a parer suo parecchio improbabile. «Perché i tuoi ammennicoli, caro collega, con me non attaccano. Lo vedrò con i miei stessi occhi, e ti giuro che se putacaso non dovessi sbagliarmi, diventerai lo zimbello di tutto il dipartimento! M’impegnerò anima e corpo, te lo posso assicurare!»

«Basta giocare, dico sul serio» lo rampognò, facendosi di colpo grave, consapevole che se soltanto avesse rivisto Sharise, avvenimento assai possibile dacché lei lavorava al distretto di polizia dove lo stavano attendendo, allora sì che sarebbe stato nei guai, dato che stavolta, Leopold o no, sapeva che non si sarebbe più autoimposto ostacoli di sorta. Non gli importava più di niente, di nessuno, unicamente di quella meravigliosa creatura che non faceva che sognare, vedere in ogni dove, sentiva il suo profumo, la sua voce, come in un’ossessione perpetua e straziante.

Ed ora, or ora che anche Nicky era volata via, come in un magico soffio lei era tornata, ed avrebbe tentato il tutto per tutto per poterla riavere, sempre se lei lo avesse perdonato, se lei lo avesse un’altra volta compreso, se lei lo amasse come e quanto la amava lui.

«Non sto giocando, voglio solamente vedere se il duro e tenebroso, incorruttibile ed irremovibile agente speciale Godwin è davvero quanto si dice, oppure se è soltanto un coniglietto spaurito che fugge di fronte ad una bambola, timoroso che potrebbe fargli girare la testa, farlo impazzire alla maniera di un principiante e fargli perdere tutta la sua autorità, alla pari di un autentico zerbino.»

«E va bene» si arrese Sebastian, sorridendo sereno. «Vedremo chi è Sebastian Godwin in realtà.»

“L’uomo che ama Sharise” proclamò a se stesso. “Nient’altro più di questo.”

«Sì, lo faccia passare ed avvisi il signor Ted Herrington al numero che le ho trascritto. Gli dica di venire immediatamente in centrale.»

E quando Sebastian s’introdusse nella stanza, il capitano lo invitò subitamente a sedersi.

«Agente Godwin, ho mandato a chiamare Herrington. Era in zona, in attesa che lei arrivasse al distretto, quindi dovrebbe pazientare qualche minuto.»

«Bene, allora se vuole scusarmi un attimo, dovrei sistemare un’altra questione.» E si rialzò all’istante. «Arrivo subito.»

Il capitano lo guardò attonito. “Certo che è proprio un tipo strano…” postillò fra sé, tuttavia accondiscese attraverso un cenno della testa, ipotizzando che l’uomo desiderasse parlare con la Queen, nell’aver lui confermato a se stesso che tra quei due sussistesse un piccolo quid amoroso, pertanto lo osservò in doveroso silenzio uscire dal suo ufficio.

© Christine Kaminski | Vietata la riproduzione senza consenso scritto

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