MANCA SEMPRE QUALCOSA, Cap. 12

Lui si passò sconsolato una mano tra i capelli, si massaggiò per pochi secondi la fronte e asserì: «Non sarebbe andata comunque, Clark, io e Sharise abitiamo dalla parte opposta del continente e viviamo mondi diversi, di conseguenza ho preferito troncare immediatamente, evitando così che fosse andata troppo avanti. In questa maniera avremmo sofferto molto di più il distacco, te lo assicuro.»

«In verità, a quanto mi pare di vedere stai soffrendo lo stesso, anzi, sei stracarico di rimpianti perché sei consapevole che vivere una storia con quella donna ti avrebbe regalato momenti irripetibili, eppure non vuoi ammetterlo, sempre con la tua maniacale fissazione che non hai bisogno di nulla oltre te stesso. Fidati, Sebastian, perché all’inverso stai andando proprio contro te stesso, avevi scovato una fata da brivido e te la sei lasciata sfuggire per una pagliuzza!»

«Può darsi, ma se non altro sono libero dai sensi di colpa, ed è questo che più conta per me.» E lo fissò molto determinato. «Quando mi alzo al mattino voglio guardarmi allo specchio e vedere pulita la mia immagine riflessa, ma semmai avessi seguitato la relazione con Sharise mi sarei tormentato di continuo sulla liceità morale della nostra storia. Essere felici alle spalle di qualcun altro, per giunta mio fratello, ci avrebbe portato ad infangare anche ciò che proviamo l’uno per l’altra.»

«Cavolate!» si sbrigliò l’altro. «Lo hai detto pure tu che era un angelo, o no? Non mi avevi riferito che lei era stata chiara, totalmente sincera con Leopold, che non lo aveva fomentato mediante false illusioni, ancora prima che tu apparissi nella sua vita?»

«Clark… lei forse, ma io no, non mi sono comportato bene, sapevo che lui l’amava e l’ho ignorato» discordò, abbattuto, reclinando lo sguardo prostrato.

«No, fammi finire» ripudiò l’amico, saldamente deciso, pressoché inespugnabile. «Non hai nessun dovere nei confronti di tuo fratello, si è rovinato con le sue mani e quel patetico tentativo di attirare l’attenzione di Sharise ne è la palese dimostrazione. Tu hai una grande fortuna tra le mani, Sebastian, hai trovato quello che forse tutti cercano nella loro miserevole esistenza, mentre tu non solo la rifiuti, ma ti rimetti pure a frequentare quella Nicky che è un’autentica iena sanguisuga!»

Ed appurando che Sebastian si era ammutolito, Clark proseguì scattante il suo assalto: «A parer mio, se mi permetti di darti una scossa e di essere del tutto onesto, sei più viziato di Leopold, te lo dico io, altrimenti ti comporteresti diversamente. Valuteresti con più riconoscenza quanto ti viene offerto e quindi ne approfitteresti all’istante, senza pensarci neppure una volta soltanto.»

«Quasi quasi mi farei avanti io con Sharise, visto che non t’interessa, anzi, che non la apprezzi come dovresti» lo pungolò, per concludere, testardamente determinato a distoglierlo da quella vera e propria dissipazione. Or ora gli pareva addirittura un pazzo per ciò che si proponeva di attuare in merito ad una fortuna simile, una ventura che sarebbe capitata a ben pochi e che senz’alcun dubbio non se la sarebbero lasciata scappare, lui compreso. «Per una bambola del genere attraverserei l’intero pianeta, te lo garantisco!»

«È tutta tua se la vuoi, Clark, però devi giurarmi che non le farai del male altrimenti dovrai vedertela con me, anzi, magari tu potresti difenderla da tutti quei mentecatti. Sai, è il lato che mi reca più ansietà e che mi angoscia da impazzire, in altre parole che da qui non posso proteggerla come vorrei, salvaguardarla da quei malviventi che le stanno col fiato sul collo» si dolse, ripensando alle telefonate anonime da cui Sharise era stata perseguitata, e forse lo era ancora adesso. «L’unico aspetto che mi rincuora è che lavora al distretto di polizia e che ci saranno i suoi colleghi ad aiutarla in caso di necessità.»

Clark lo osservò stupefatto. «Non posso credere che tu dica sul serio, sono sconcertato…» E si arrese. «Sei proprio convinto di lasciar perdere, vero?»


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Sebastian assentì con un sospiro. «È stata dura, però non avevo altra scelta, e l’ho fatto anche per lei, per tutti, non solo per me stesso. Non sono così egotista come ritieni, né tanto meno un vigliacco, benché lo abbia ampiamente dimostrato lasciandola senza neanche dirle addio.»

«Non l’ho mai pensato, Sebastian, al contrario, sono convinto che tu sia fin troppo altruista. Dovresti pensare a te stesso ogni tanto, anziché tutelare i sentimenti degli altri, principalmente quelli di Leopold che malgrado tu ti sia fatto in quattro per trovarlo sacrificando le tue stesse vacanze, sciroppandoti giorni interi al volante della tua auto, ti ha persino ingiuriato di fronte a lei.»

Lo guardò comprensivo, ed impiegando un tono assai mesto Clark completò: «E questo, ossia il fatto che tu lo abbia perdonato, che non gli abbia alzato un solo dito per indurlo a ragionare, per punirlo, e lo avrebbe nettamente meritato, mi sbalordisce molto di più della tua rivelazione quando sei rientrato da San Francisco. Ero oltremodo stupefatto quando mi hai confidato di esserti accorto che Sharise era la donna che avevi sempre desiderato, mentre invece all’inizio la screditavi con una tale animosità, per cui nessuno, incluso me, si sarebbe aspettato un mutamento così repentino da parte tua, o piuttosto, un tuo mutamento non era affatto da prevedere.»

«A dire il vero neanch’io.» E trasse un ennesimo sospiro, piegando le labbra in un labile sorriso. «Ma Sharise, oltre ad avermi colmato il cuore, mi ha offerto una nuova prospettiva, è come se mi avesse illuminato un’altra strada. Con le mani non si giunge a nulla, tutt’altro, si possono talvolta solo complicare irreparabilmente le cose, in particolare con tipi come mio fratello che non ha mai imparato nulla attraverso un simile metodo, e forse è anche causa mia se si è generato in lui tutto questo astio nei miei riguardi.»

«È veramente strano sentirti parlare così, sai?» s’impressionò l’amico, sorridendo di rimando. «Però se mi consenti devo aggiungere un’ultima cosa, Sebastian, e magari, volesse il cielo, questo ti stimolerà a ragionare come si deve.»

«Ne dubito, però avanti, ti ascolto» lo autorizzò, con fare sereno, dato che quella chiacchierata, come aveva vagamente presagito, gli aveva fatto abbastanza bene, senza contare che gli aveva devoluto luce su alcuni punti che da sé non era riuscito a definire, ovverosia che da Sharise aveva ricevuto molto più di quanto avesse immaginato. Forse aveva ricevuto anche se stesso e se ne stava rendendo conto solo ora, in quel preciso istante.

«Se è vero che Sharise ti ha mostrato qualcosa di nuovo, perfino alcuni lati di te che non conoscevi, non sei tentato neanche un po’ di scoprire cos’altro di eccezionale potrebbe riservarti una storia con lei? Sposarti no, certo, è una chimera, non ci crederei mai e neppure se lo vedessi, ma non ti è sorta in mente una vaga idea di come potresti essere, o diventare grazie ad una donna come lei, alla vera felicità che potresti provare per merito suo?»

«Ci avevo pensato, ma…» E fregiò un avvinto sorriso, nel ripensare ad una particolarità che lo aveva benignamente strabiliato. «Lo sai, Clark, ho perfino smesso di fumare, è incredibile, ci sono riuscito senza nemmeno accorgermene, senza volerlo, e credo sia stato per merito suo che…» Ma non fece a tempo di terminare la frase, frattanto che l’amico rimaneva solennemente trasecolato da quell’ultima novità, secondo lui un autentico miracolo, che il suo telefono cellulare trillò.

© Christine Kaminski | Vietata la riproduzione senza consenso scritto

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