MANCA SEMPRE QUALCOSA, Cap. 11

L’uomo si volse rimanendo di sasso, nell’aver identificato la voce, e non avendo sulle prime avvistato Sharise che si era pietrificata dietro Sebastian, con una risatina ironica gorgheggiò: «Beh, fratellone, lo sapevo che prima o poi mi avresti trovato.»

«Ma che… che stai dicendo…» si affannò lui, scrollando la testa interdetto, ma un sospetto dirompente lo aggredì. «Non dirmi che… Leopold, lo hai fatto di proposito? Ti sei nascosto qui per farti trovare da me?»

«Sicuro, lo sapevo che ti saresti precipitato qui per cercarmi, appena non avessi più ricevuto mie notizie» avallò l’altro, serenamente, pur piegando le labbra in un sorriso per poco non mefistofelico.

A queste inammissibili parole Sharise dimostrò la propria presenza, pressappoco infuriata per ciò che Leopold aveva fatto penare al fratello, nell’averlo ingannato senz’alcun tipo di scrupolo, approfittando della sua buonafede e per di più giocando con la sua preoccupazione che gli fosse capitato qualcosa di terribile. «Leo, ti rendi conto di ciò che hai fatto, eravamo tutti preoccupati per te.»

«Sharise!» si esaltò Leopold, felicissimo, pinguemente catapultato al settimo cielo. «Sei venuta a cercarmi, ma è grandioso!»

«È naturale che ti cercassimo» accreditò, mentre si avvicinava a lui, inalberando però un’espressione densamente biasimante. «Sei stato molto scorretto, Leo. Sebastian era tanto in pena per te.»

Ma lui non la ascoltò, talmente contento che non stava nemmeno più nella pelle. «Lo sapevo, lo sapevo che saresti venuta a cercarmi, lo sapevo che ti saresti accorta di amarmi!» E come un missile l’agguantò per le braccia, la baciò, la strinse, la travolse.

Sharise s’arenò frastornata, senza riuscire ad opporsi a quell’inatteso assalto, disorientata, ma non tanto quanto lo fu Sebastian, nel vederla baciata e abbracciata da un altro uomo.

E spostò tempestivamente altrove lo sguardo, vibrante, assai teso, nervosissimo.

Dio, era geloso… e in una maniera quasi morbosa, incredibile ai suoi stessi occhi.


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Leopold si accanì a travolgerla per alcuni minuti senza concederle la facoltà di distanziarsi da lui, ma d’un tratto, rigido come una travatura, Sebastian si mosse per raggiungerli, tirato, iracondo, confusissimo, e allorché fu ad un passo da loro, allungò un braccio e cinse la testa di Sharise con un palmo attirandola a sé, togliendogliela praticamente dalle braccia.

Sharise si lasciò sequestrare, armoniosamente arrendevole, perché era questo che desiderava, era Sebastian che voleva, era lui che amava, per cui approfittò istantanea di quel gesto possessivo ma tenero ai superbi eccessi.

Immantinente si avvinghiò al suo torace eclissando il volto sul suo cuore, mentre Sebastian la chiudeva a sé con le braccia in un puro atto di possessione, di amore, e le sfiorò i capelli in un bacio, mantenendo fisso e duro lo sguardo su Leopold.

«Ma cos’è questa storia…» si scardinò quest’ultimo, bloccatosi il fiato alla gola.

«Leopold, sei tu, che devi spiegarmi cos’è questa storia» sillabò lui, oltremisura astioso e riprovante, stringendo maggiormente a sé la donna, ormai sicurissimo che il fratello fosse un pazzo o al minimo un vero incosciente, e dunque pericoloso. «Mi hai parlato di Sharise per trovarla, vero? Per spaventarla e indurla a cercarti, dico bene?»

«È così grave?» si atteggiò, refrattario, guardando stizzito la donna che si stringeva al fratello. «O magari è più grave che tu abbia approfittato della situazione, di lei, ben sapendo che io la amavo, che avevo intenzione di sposarla?»

«Non cambiare discorso» lo fulminò lui, poco meno che collerico, riducendo gelido le sue palpebre per avvalorare il suo monito.

«E invece no!» abbaiò l’altro, sedizioso e sdegnato. «Sei un bastardo, sapevi quello che provavo per lei e non ti sei creato nessuno scrupolo ad incantarla, a sedurla come il tuo solito, e poi per portartela a letto! Che schifo!»

«Non spostare l’attenzione su di me, lo sai che con me questi giochi non funzionano» lo freddò lui, sul punto di alterarsi per davvero. «E comunque per tua informazione non ho approfittato della situazione, anzi, direi che sono stato fin troppo corretto nell’impormi dei problemi che in effetti non esistevano, valutando come ti vedo adesso, e quanto sto vedendo non mi piace affatto.»

«Ah, no? Non ne hai approfittato?» si dimenò costui, con una voce inquisitrice e disgustata al tempo stesso, eludendo alla grande le sue ingiurie, quello che gli interessava era ben altro, non gli importava una tacca di cosa il fratello pensasse di lui. «E allora dimmi, siete andati a letto insieme? Avete fatto l’amore oppure no?»

Sebastian introdusse un generoso, sedante respiro, una crisi isterica proprio non l’avrebbe retta, in primo luogo per non porre in ulteriore imbarazzo Sharise che ad ogni parola di Leopold, si stringeva sempre di più a lui, disambientata, spaurita come un cucciolo braccato e forse sentendosi la cagione del loro litigio, inseguita più di tutto dal suo senso di colpa, per essersi resa involontariamente una sorta di pomo della discordia tra due fratelli che si volevano bene, ma che si erano ritrovati improvvisamente, per causa sua, rivali e ostili fra loro.

E difatti Sebastian aveva indovinato, Sharise si sentiva atrocemente a disagio in quel frangente, perché sebbene fosse libera di scegliere con chi stare o chi amare, non era tanto delicato manifestarsi così uniti dinanzi a Leopold. Era forse anche peggio che se tra loro ci fosse stata solamente una singola notte di passione.

Nonpertanto riusciva a capirlo, perché situandosi mentalmente nella sua condizione, intuiva come si potesse sentire, anche lei, in caso al suo posto ci fosse stato Sebastian e al posto dei due uomini ci fossero state lei ed una sorella od anche un’ipotetica rivale. Si sarebbe sentita morire nell’accertare che la preferenza di Sebastian non albergasse in lei, se lui avesse dimostrato apertamente che gli interessasse soltanto l’altra.

© Christine Kaminski | Vietata la riproduzione senza consenso scritto

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