MANCA SEMPRE QUALCOSA, Cap. 10

Sharise si strinse lieta e sussultante a lui, in quanto cosiffatte parole davano velatamente ad indicare che Sebastian avesse in programma di seguitare la loro relazione, anche se non amorosa, di mera amicizia o cos’altro, però non le interessava. Per lei l’importante era la possibilità di frequentarlo ancora.

Sebastian le prodigò un’ultima, tenerissima carezza sulla testa e si predispose a prendere lo scatolone, lo depositò a terra e lo aprì.

In un lampo il suo sguardo fu attirato da alcune foto e le afferrò per esaminarle. «Sharise, hai mai visto quest’uomo?»

Lei osservò una delle fotografie che Sebastian sorreggeva tra le mani, dov’era ritratto Leopold unitamente ad un altro tizio. «Sì, mi pare…»

«E dove?»

«Aspetta…» si attardò, ragionando nel dettaglio. «Ah, sì, ora ricordo, l’ho incontrato alcune volte nel palazzo in cui abito. Ma non sapevo che si conoscessero, cioè, non mi è mai capitato di vederli assieme.»

«Sai per caso come si chiama?»

«L’ho intravisto un paio di volte parlare con Rich e in una di queste me l’ha presentato, penso che sia un elettricista o nonsoché, comunque si occupa della manutenzione dello stabile. Dovrebbe chiamarsi Ted o Jed, non ricordo con esattezza.»

Sebastian si arrestò a riflettere con accurata solerzia, in primo luogo perché quel Wilcox si ripresentava puntuale in ogni suo sospetto, e poi perché, a detta di Sharise, dal tipo di professione esercitata dall’uomo menzionato, poteva trattarsi di uno dei soci dell’impresa beneficiaria del denaro di Leopold, che Clark gli aveva riportato quella mattina.

Così, lestamente, si tastò le tasche per procurarsi il cellulare e lo selezionò in modalità fotocamera, compì qualche scatto alla foto e la inviò. Dopodiché compose un numero di telefono, sotto lo sguardo rapito, sommamente contemplativo di Sharise, nel rimirare incantata quei gesti risoluti e affascinanti da morire, a parer suo, scherzando e ridendo tra sé, da autentico agente segreto super irresistibile.


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«Clark?» lo sentì enunciare. «Ti ho appena inviato un MMS con una fotografia, dovresti cercarmi la faccia di quel tale nel database. Intanto sei riuscito a scoprire i nomi dei soci di quella compagnia?»

E dall’altra parte l’amico gli rispose: «Scoperti, altroché, ma aspetta un secondo, concedimi il tempo di scaricare la foto sul terminale tramite Bluetooth, l’ho appena ricevuta», avendo udito un segnale acustico che indicava la ricezione di un messaggio.

«Allora, vediamo un po’…» si dilungò, poi andò oltre: «Il titolare della ditta è un certo Ted Herrington, residente a South Beach.» Visualizzò la fotografia, ed appurando che fosse proprio di quell’uomo esclamò: «Accidenti, amico, sei davvero un portento! Lo hai identificato ancora prima che ti comunicassi il suo nome! Ma come diavolo hai fatto?»

«Non ci pensare, tu inviami subito un SMS con l’indirizzo e un’e-mail con l’estratto conto di Leopold, il caro Herrington avrà una gran bella sorpresa» ironizzò, seppur tirato, ma in seguito, ammorbidendo il tono allegò: «A dopo, Clark, e grazie, sei un amico.»

Sharise lo studiò pensierosa. «Credi possa essere lui il responsabile della scomparsa di Leo?»

Lui si limitò ad annuire, e senza por tempo in mezzo, le cinse un braccio per uscire dal deposito.

«Vengo con te» officiò lei, mentre Sebastian richiudeva i lucchetti del magazzino, e a quella categorica asserzione lui la guardò sbalordito.

«Non pensarlo neanche, tu resterai in auto ad aspettarmi, a meno che tu non voglia ritornare a casa» la frenò, poco dopo, e lei lo afferrò per le spalle guardandolo appassionata, dritto negli occhi, tanto da provocargli un subitaneo e scalzante fremito.

«Sebastian, ritengo che tu mi stia sottovalutando e non per il solito motivo, ma perché potrei esserti d’aiuto se hai l’intenzione d’intrufolarti in casa di quel tizio. In fin dei conti lui mi conosce e non s’insospettirà qualora ti presentassi con me, esporremo il pretesto di aver bisogno di un preventivo per un lavoro nel tuo appartamento, visto che è stato proprio Rich a presentarmelo.»

«Ma, Sharise…» obiettò, sentendosi inaspettatamente invadere dalla sua intraprendenza, ma più avanti valutò che in fondo la donna non avesse torto. E poi, tra l’altro, insistere col volerla tassativamente tener fuori sarebbe risultato offensivo, anche se discretamente rischioso, tenendo nota che lei era coinvolta in prima persona e forse il tutto era accaduto per causa sua, seppur nell’assoluta mancanza d’intenzione.

Cionondimeno, nel ponderare con cautela gli inevitabili rischi, lui le asseverò: «Potrebbe essere armato per quanto ne sappiamo, potrebbe essere addirittura un criminale, e prima di presentarmi con te al suo cospetto, voglio essere sicuro che non potrà nuocerti in alcun modo.»

«Ora non prendermi in giro, se quel Ted avesse dei precedenti il tuo amico te l’avrebbe certo riferito. Dunque non inventarti nulla, Sebastian, stai esclusivamente rinvigorendo le mie teorie su ciò che pensi di me.»

«E va bene» capitolò lui, pur esalando un sostanzioso respiro, e la accarezzò amabile sui marmorei, ma rilucenti capelli. «Però dovrai fare esattamente quello che ti dico, intesi?»

Lei assentì e gli diede un intenso ed affettuoso bacio sulla guancia.

«Mi farai impazzire, Sharise» mormorò, con un deliziato sorriso, mentre lei lo agguantava per una mano trascinandolo con sé. «Mi auguro di non pentirmene.»

«Di me?» Subito Sharise si voltò fremente, dubbiosa che Sebastian si riferisse al fatto di essersi lasciato andare con lei.

«Per averti coinvolta in questa faccenda. Non me lo perdonerei mai se ti accadesse un qualcosa di grave, ma anche di modico.»

«Non assumerti responsabilità che non hai.» E lo abbracciò di slancio, spontanea, vivida, desiderosa di sentirlo su di sé. «Sono io che ho scelto di farlo e poi starò attenta. Ci tengo alla pelle, sai?»

«Anch’io ci tengo.» E si scostò per destinarle un sorriso meraviglioso. “Ma a te, soltanto a te.”

© Christine Kaminski | Vietata la riproduzione senza consenso scritto

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