MANCA SEMPRE QUALCOSA, Cap. 10

Sebastian rientrò nel suo appartamento in condizioni pessime, era veramente esausto, per cui preferì non sistemare il disordine che aveva rinvenuto. Al momento aveva urgente bisogno di zittire il mulinello di pensieri che perturbava la sua mente.

Quindi, senza rimuginarci sopra, si sdraiò sul divano e si appisolò, riuscendo a dormire pacifico per qualche ora, sinché il trillo del suo telefono non lo destò.

Subito si mise seduto, si scrollò flebilmente e in egual tempo ringraziò la sua buona stella. Una disattenzione fortunata la sua, quando, di ritorno dal deposito, per l’irritazione generatasi dal battibecco con quell’energumeno aveva dimenticato il telefono cellulare in auto, oggetto che sarebbe stato di sicuro allettante per chiunque lo avesse trovato incustodito.

«Sebastian!» La voce stentorea di Clark lo svegliò del tutto.

«Clark, per favore, non urlare così, ti sento benissimo.»

«Ma… stavi dormendo…?» si spiazzò costui, avendo colto il suo tono alquanto insonnolito.

Sebastian gli rispose con una specie di mugolio affermativo.

«Interessante…» cavillò l’altro. «Hai mal di testa? Una notte brava?»

«Andiamo, Clark, non passare il segno» si stizzì, perché per quanto l’amico avesse centrato la questione, in tale sortita lo stava ritenendo un irresponsabile ed anche superficiale, che all’atto pratico e senza alcuni scrupoli, pensasse solo ed esclusivamente a divertirsi con qualche pupa di turno. «Lo sai bene cos’ho fatto ieri sera, avanti, dimmi cosa c’è.»

Clark sorvolò l’ostilità palesata dall’amico. Forse questa volta aveva esagerato nelle sue provocazioni, seppur fossero di continuo elaborate in buonafede, per cui molto quietamente gli riferì: «Stavo controllando i movimenti bancari di Leopold come mi avevi chiesto, e risultano varie operazioni di accredito assai cospicue ad una discreta società di San Francisco.»


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«Uhm, questo cambia le cose» rifletté Sebastian, dato che le sue ultime, valutate definitive conclusioni in merito alla sparizione del fratello, stavano ricollocandosi ex novo in netta discussione, ma del resto come stava avvenendo da più di ventiquattro ore.

«Direi, e parlando con franchezza avremmo potuto eseguirlo molto tempo addietro, essendo che la prima operazione risale a circa un mese e mezzo fa. Avremmo anche potuto evitare di sospettare su quella donna che a parer mio, e ne sono sempre più convinto, non c’entra per niente in questa storia.»

«Anch’io» comprovò lui, ormai sicurissimo che Sharise fosse estranea a tutta la vicenda, anzi, potenzialmente ne era soltanto l’unica vittima.

«Ah, sì?» dondolò l’amico, presumendo di aver inteso male.

«Sì, ma ora dimmi, qual è il nominativo della società? Anzi, è più indicato che io sappia i nomi dei soci e dove abitano, giusto per rendergli una piccola visita» si dilettò lui, con voce ironica, pressoché sarcastica, immaginando la faccia improntata da quei briganti quando lo avrebbero visto bussare alla loro porta.

«Altroché, è la Barrymore Systems, si occupano d’impianti elettrici ed installazione di sistemi d’antifurto di vario genere. È molto grezza ma ha un fatturato decente, insomma, non navigano nell’oro, però ho idea che non si lamentino, anche se è comunque riferito all’anno scorso, per quello attuale chiaramente ci è ancora impossibile saperlo.»

«Perfetto.» E balzò in piedi. «I soci?»

«Dammi il tempo di portare a termine una ricerca accurata, ti ho telefonato appena ho verificato il conto corrente di Leopold e la posizione economica di quella ditta, quindi non ho avuto tempo di far altro.»

«Ok, grazie.» E si risedé pigro sul divano, sgranchendosi i muscoli ancora abbastanza informicoliti.

«Piuttosto, Sebastian, mi sorprende che tu sia ancora a letto a quest’ora. Di solito sei molto mattiniero e prevedevo di trovarti già super operativo» osservò Clark, era rimasto sorpreso da quell’inusitato contesto.

«Perché, che ora è?» farfugliò, avvertendosi tuttora modicamente intorpidito.

«Beh, è l’una passata…»

«L’una!» tumultuò, scattando subitamente in piedi. «Dannazione, devo andare, avvisami appena avrai le informazioni, intesi?» lo liquidò, salutandolo in un battibaleno, e Clark fu sul punto di replicare per bloccarlo, seppur vanamente, dato che si era parecchio incuriosito all’enfasi dell’amico. Sebastian stava dimostrando interesse per tutt’altro, e ciò era una vera stupefazione ai suoi occhi.

Sebastian s’infilò speditamente sotto la doccia per ripristinare al più presto le sue regolari funzioni vitali e si ammonì da sé per essere stato così inaffidabile, assopirsi senza preoccuparsi dell’impegno che aveva preso con Sharise.

Ma d’altronde, e sorrise, si era sentito talmente appagato dopo quei momenti trascorsi con lei che si era addormentato senza alcun tipo di preoccupazione, libera la sua mente e riempita la sua anima, grazie alla suprema serenità che Sharise gli aveva inconsapevolmente trasfuso, consentendogli di riposare come probabilmente pochissime volte era accaduto in tutta la sua vita affrontata da autentico soldato.

Ciononostante avrebbe potuto premunirsi con la programmazione di un allarme sveglia, poiché Sharise rischiava grosso con quell’alienato che le orbitava intorno ed era suo dovere proteggerla, o forse lo desiderava soltanto, chissà, a prescindere dalla sua sana ed incorruttibile inclinazione professionale. Questa, in effetti, lo induceva imperterrita ad occuparsi di persone bersagliate dagli scarti della società che approfittavano della debolezza altrui, gente poco addestrata a difendersi da soggetti similari che, senza troppe restrizioni, passavano dritti alla violenza per ottenere quanto più bramavano.

Però, soffermandovisi sollecito, sospettò che non fosse questo il reale fattore scatenante, e meditando con cura, da lì a qualche secondo raggiunse la conclusione che la sua professione non c’entrasse di un’oncia.

Il motivo sostanziale era un altro, in poche parole che ci teneva a lei, moltissimo, e si sarebbe biasimato per una vita casomai le fosse accaduta anche un’infinitesima sventura, se avesse permesso a qualche bastardo di sollevare un solo, unico dito su quell’incontaminata beltà, quell’adorabile cucciolo desideroso d’affetto e di protezione benché tentasse di celarlo con tutta se stessa, timorosa, nella sua stragrande dignità, di essere compatita o trattata come una scialba incapace.

«Eh, Sharise» si vivificò, dopo un compiaciuto sorriso, e scosse il capo. «Se Leopold ti avesse anche soltanto baciata, credo che sarebbe impazzito sul serio. Avrebbe perso irreversibilmente la testa, e presumo di esserci molto vicino anch’io, decisamente.»

Iniziò a vestirsi, e prima di valicare la soglia impugnò il pacchetto di sigarette situato sul tavolo, ne estrasse una, ma invece di accenderla la fissò pensieroso per diversi secondi. Si scosse un’altra volta.

«Per oggi, forse, potrei anche farne a meno.» E rilanciò il pacchetto nella sua posizione originaria. «Sharise, sei meglio di un farmaco antitabacco.»

E sorridendo ancora, uscì dal suo appartamento.

© Christine Kaminski | Vietata la riproduzione senza consenso scritto

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