MANCA SEMPRE QUALCOSA, Cap. 1

Orbene, la questione che Leopold si fosse volatilizzato dopo aver conclamato la decisione di mettere radici in quella località, lo aveva disposto in doviziosa agitazione, dubitando a quel punto sulla donna di cui gli aveva esaltato le abnormi qualità morali ed estetiche.

Il problema fondamentale che gli aveva dato parecchio da pensare, era il fondo fiduciario del fratello di cui, prevedibilmente, la sua fidanzata era venuta a conoscenza, e sussistevano in quella condizione numerosi tasselli mancanti. Perciò, la base di partenza era in buona sostanza avvicinare quella donna, dalla quale lui avrebbe potuto rapidamente ottenere, sempre occultamente, le informazioni necessarie per comporre quello che era divenuto un mosaico di proporzioni gigantesche.

«Bene, Godwin, ci sei» contemperò a bassa voce, e mosse pian piano il capo da un lato all’altro, arcuando la schiena per decontrarne i tessuti muscolari copiosamente legati da quella perpetua posizione, come se fosse stato imbullonato di forza al sedile.

Scrutò le vetrate del ristorante per adocchiarne all’interno un che di interessante, scorgendo all’immediato la figura mirata che, da dietro il bancone, stava servendo un paio di tizi abbastanza corpulenti.

«Vediamo la tanto osannata Sharise Queen, fratellino, vediamo se è effettivamente ciò che dici.» Scese dall’auto e terminò di stiracchiarsi, attivò l’antifurto e si apprestò ad entrare nel luogo.

Sulle prime rimase fermo, un po’ meravigliato, poiché malgrado non si trattasse di un ristorante a cinque stelle come gli aveva lasciato intendere Leopold, era davvero caldo ed accogliente. Semplice e molto pulito, vi si respirava un’aria familiare, piacevole e rilassante.

Flemmaticamente si appressò al bancone e si sistemò su uno degli sgabelli antistanti ad esso, incominciando a guardarsi intorno, un fare indifferente ma indagatore, deciso a mettersi subitamente al lavoro.

Sfogliò il menu, tenendosi costantemente circospetto, ma per non attirare l’attenzione dei presenti si accomodò meglio. Doveva manifestarsi come un qualunque turista che stesse unicamente beneficiando di una rigenerante vacanza.

Poi, d’improvviso, udì una voce delicata e cordiale che gli augurava il benvenuto, e levò la testa in quella direzione, rimanendo alquanto interdetto nel riconoscere la donna in questione. Non aveva previsto che proprio lei si sarebbe offerta di servirlo.

«Sharise!» si udì alla sua sinistra, e la donna si voltò da quella parte cesellando un’espressione piuttosto seccata, frattanto che Sebastian si concentrava ad esaminarla per estorcerne un qualche lato nascosto che, comunemente, emergeva dalle persone allorché erano certe di non essere osservate, perlomeno non da lui, in quella precisa circostanza.


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«Che c’è, Gordon, hai forse trovato un capello nel tuo sandwich?» E si volse di nuovo verso Sebastian. «Attenda un attimo, arrivo subito.» Ma quando lo guardò negli occhi, lei s’immobilizzò.

Sebastian raccolse tranquillamente il suo sguardo, analizzandola nei particolari, ma scintillarono i suoi occhi dal color pervinca affilato e profondo, senza però trapelarne alcunché, indecifrabile e silente, tanto che lei dischiuse le labbra per dir qualcosa, un po’ perturbata. Tuttavia quel richiamo in un baleno la destò e, sbuffando disturbata, si avviò verso l’uomo che smanettava impaziente che lei lo raggiungesse.

Lui la guardò allontanarsi un tantino disorientato, perché sebbene non incarnasse obbiettivamente il suo archetipo di donna, anzi, il netto opposto, era stato comunque colpito dalla sua voce, dolce ma molto determinata. Per non considerare i suoi occhi, che dall’azzurro turchese screziato di giallo, era come se lo avessero freddato, ma in che modo, ancora non stava arrivando ad arguirlo.

“Beh, fratellino, a parer mio ti sei scelto un bel problemino” meditò, nel mentre che la scrutava discutere animatamente con quel tizio, poiché all’inverso di come l’aveva rilevata in foto, certo molto carina, senza esagerazione un bell’esemplare femmineo, traspariva da quel volto fin troppo etereo per i suoi gusti, un nonsoché di controverso, o forse di inatteso. Ma fondamentalmente non se ne preoccupò, perché da che mondo era mondo le donne non avevano mai impersonato un enigma così difficile da risolvere, sempre se si riusciva a prenderle dal verso giusto.

Così seguitò a consultare pacificamente il listino delle vivande, in attesa che lei terminasse il suo piccolo alterco con quel cliente, il quale tra l’altro si stava mostrando abbastanza esigente in merito alla sua ordinazione. Oppure, cosa più probabile, quell’atteggiamento era eruditamente pretestuoso per attirare l’attenzione di quell’essere che, più che raffigurare una donna in carne ed ossa, pareva quasi una bambola animata, dai lineamenti e fattura praticamente perfetti.

E sorrise, ripensando alle frasi dell’amico che l’avevano dipinta giusto in quella maniera. Ma, a dispetto della sua naturalezza, Sebastian era sicuro che i tratti apollinei del suo viso fossero il risultato del sapiente tocco di un chirurgo.

Ma in seguito la anatomizzò con più cura e valutò che, e ciò senza un benché minimo di denigrazione, costei non potesse fruire dei mezzi economici per sottoporsi ad un qualsivoglia intervento di chirurgia estetica, assodato il suo evidente tenore di vita nell’esercitare quella tipologia di professione. O forse era stato proprio Leopold ad elargirle un simile regalo, in occasione del loro fidanzamento.

“Ehi, ma quanto galoppi, Godwin!” si deprecò, tacito, dato che prima di partorire qualunque ulteriore teoria, era tutto da verificare, se realmente quei due stessero insieme. E poi, parlando con doverosa onestà, costruirsi congetture sulla fisicità di una donna che sarebbe potuta anche essere la moglie di suo fratello, non era certo opportuno, non in quella sede.

E in fin dei conti, a onor del vero, era lui ad essere piantato su questo argomento, quello della dotta ricostruzione estetica, fermo restando che suddetta evenienza, per così dire, chirurgica, non costituiva un aspetto basilare per valutarla in relazione a siffatta situazione. Sussistevano elementi ben più rilevanti per inquadrarla, per capire se c’entrasse o meno con la sparizione di Leopold.

© Christine Kaminski | Vietata la riproduzione senza consenso scritto

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