MANCA SEMPRE QUALCOSA, Cap. 1

Sebastian lo fissò taciturno, incredulo che l’amico fosse provvisto di cosiffatta opinione, tuttavia in quel momento non poté badarci con appropriata attenzione, in quanto s’introdusse nell’ufficio un uomo che li stava osservando pregnante, avendoli uditi ridere e schiamazzare dal corridoio.

«Beh, agente speciale Godwin, vedo che ha già dato il via alla sua vacanza.»

Lui esibì un segno di convalida tramite un sorriso, avvalendosi della sua consueta espressione affabile. «Sì, signore, e se mi ufficializza la conferma di aver incaricato chi mi avvicenderà nella mia giurisdizione, credo proprio che partirei oggi stesso.»

L’uomo mosse assertivo il capo per confermarglielo. «Allora, agente, la sua meta è decisa, è diretto verso le spiagge assolate sulla costa occidentale del sud?»

«Esatto, capo, penso che non mi lascerò sfuggire l’opportunità di godermi un po’ di sole e di belle donne della California.»

Clark lo fissò basito, ma comunque tacque, elaborando nel medesimo tempo qualche pensiero delucidatore. Probabilmente l’amico non voleva esporre a nessuno la vera motivazione della sua vacanza, la quale non sarebbe stata pieno diletto come intendeva ostentare, e benché ciò gli risultasse piuttosto curioso preferì non aprir becco. Se Sebastian non aveva rivelato quelle che erano le sue effettive intenzioni, era indubbiamente munito delle sue buone ragioni, e non poteva di sicuro essere lui a ficcare il naso in affari che non erano di sua pertinenza.

«Beh, Godwin, a parte il sole di cui senz’altro non beneficerà, non avendone alcuna necessità data la sua carnagione, suppongo che potrà meglio concentrarsi sulla seconda opzione.»

«Non mancherò» insinuò lui, sorridendo malizioso, e raccolse la giacca adagiata sul piccolo sofà del suo ufficio. «Bene, signori, a presto e buon lavoro.»

«Certo che è stata proprio dura» confabulò Sebastian, sbuffando lieve, intanto che posteggiava la sua auto su Kearny Street, nei pressi di North Beach, appena approdato alla sua destinazione.


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Se lo avessero informato che sarebbe stato così faticoso avrebbe senza dubbio ripiegato su un volo di linea, ma ad essere franchi non l’aveva ritenuta un’impresa talmente ardua. Di resistenza fisica lui ne aveva da vendere, provenendo da quelli che erano stati i suoi addestramenti, dalle svariate e gravose missioni ognora impegnative, nonché dalla guerra del Golfo dove aveva partecipato nei gruppi speciali, sempre in prima linea come Ranger.

Ma del resto restare stabile al volante per più di tremila miglia, altresì senza interruzione, generava un determinato torpore, lui che era abituato ad essere in incessante movimento, assiduamente con il fiato corto per risolvere nei tempi più ristretti la maggior parte dei suoi incarichi.

Cionondimeno tutte quelle estenuanti, silenziose ore di viaggio lo avevano condotto a riflettere approfonditamente, poiché forse, aveva meditato, procedere così alla cieca gli avrebbe sottratto del tempo prezioso. Ma d’altro canto possedeva ben pochi valevoli indizi per rintracciare suo fratello, di cui aveva perso le tracce qualche settimana addietro.

Quando lo aveva sentito l’ultima volta, l’uomo gli aveva riportato di essersi definitivamente trasferito a San Francisco, posto in cui si era follemente innamorato di una delle cameriere impiegate in una tavola calda, il Delice’s Steakhouse, dove adesso si trovava lui, luogo dinanzi al quale aveva posteggiato la sua automobile.

E quantunque tale situazione lo avesse ragguardevolmente stupito, essendo Leopold divenuto da qualche anno un giramondo senza meta né ancor meno desideroso di stabilirsi in un posto fisso, chissà, magari alla perenne ricerca di stimoli che la vita borghese non gli permetteva di proliferare, Sebastian non si era attardato a lungo sulla questione, reputandolo pressoché inutile. Quella novità poteva rappresentare il segnale che il fratello avesse, come suol dirsi, messo la testa a posto, anche se dalla parte opposta del continente.

Ma, mentre lui s’era persuaso che questo nuovo stato di fatto fosse più che favorevole, ovvero scevro di pericoli, diversamente da come lo fossero quei ripetuti spostamenti in luoghi sconosciuti e rischiosi per un tipo sprovveduto come il fratello, questo non era risultato per nulla gradevole ai genitori, di estrazione sociale elevata e di conseguenza eccessivamente esigenti sul futuro della propria progenie.

I suoi genitori, infatti, in principio erano stati costretti ad accettare che il loro primogenito, Sebastian, si arruolasse nell’esercito senza ricalcare le orme del padre, uno dei più stimati ed affermati avvocati di Washington, e di seguito si erano ritrovati a dover assistere alla presa di posizione del figlio minore di voler vivere come un vagabondo, una specie di clochard in giro per l’America e forse anche oltreoceano.

Questa era stata la classica goccia che aveva sbordato il vaso, e venire peraltro a conoscenza che Leopold si fosse fidanzato con una semplicissima cameriera, per di più disposto a sposarla, questo non era stato, in tutta evidenza, un facile boccone da ingoiare, figurarsi da poter digerire.

E Sebastian, che si era sempre infischiato delle regole e delle disuguaglianze sociali, aveva viceversa approvato, perché ciò significava che il fratello si fosse finalmente devoluto tregua nella sua inarrestabile ricerca. Aveva valutato che magari fosse proprio questo che Leopold aveva inseguito per anni, ossia una donna che lo rendesse felice, al di là degli oneri e degli impegni sociali irremovibilmente imposti dalla loro famiglia d’origine.

Il fratello, in sintesi, era fuggito, dal momento che, essendo rimasto da solo a fronteggiare le impraticabili pressioni dei genitori dacché Sebastian se l’era filata via appena terminato il college, aveva avvertito l’esigenza di forgiarsi una vita propria, senza nessun tipo di interferenza che avesse potuto ostacolarlo nel comprendere ciò che desiderasse davvero, qual era il suo scopo in questa vita.

Tuttavia Sebastian, dopo essere entrato all’FBI si era fatto assegnare alla giurisdizione di Washington, dato che il suo originario e principale intento non era stato di fuggire dai suoi genitori, tutt’altro, non lo sfioravano di uno spillo. Leopold invece ne aveva percepito l’ingente esigenza, prima di diventar matto, come più volte gli aveva confidato, affermando che qualora non avesse posto rimedio si sarebbe piegato, lasciato plagiare, finendo per inabissarsi in quella vita che da sempre, sin da bambino, aveva perentoriamente rifiutato d’intraprendere.

© Christine Kaminski | Vietata la riproduzione senza consenso scritto

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