LA SOFFERENZA NON UCCIDE, LA PAURA NON FA VIVERE, Cap. 2

«Ehi… guarda che gambe…» si congratulò Spencer, a bassa voce, e proiettò un’occhiata a Sly ondeggiando il cranio intontito, pressoché imbambolato.

Questi non replicò, stava studiando la situazione assai concentrato, la faccia di Luke era atipica, non la riconosceva, non era quella usuale approntata nei momenti in cui si prefiggeva quei soliti obiettivi e a lui non stava piacendo. Qualcosa di inedito si apprestava a manifestarsi all’orizzonte, forse di rischioso, e purtroppo stava avvenendo proprio per causa sua.

Pertanto gli si approssimò e forzando un’aria casuale, per ben bene intendere, pure per avvisarlo del pasticcio dove si stava ficcando, un po’ tirato gli asserì: «È un’arma a doppio taglio, non reputi anche tu?»

Lui lo guardò silente, profondamente assorto, ed osservò di nuovo Leilah che, in quell’istante, era intenta a salire sul cubo, idoneamente assistita da un addetto alla security. E senza rispondergli, senza ancora parlare, un’espressione sempre più indecifrabile ma che prometteva bene a parere di Sly, depositò placido il suo bicchiere sul bancone e gli diede flemmatico le spalle per dirigersi verso la pista.

«Eccolo, sta partendo all’attacco» sghignazzò Gavin, frapponendosi tra Spencer e Sly, il quale scetticamente affermò: «Non ritengo che sarà tanto facile, lo sappiamo tutti che quella tizia non si farebbe avvicinare neppure dal presidente in persona, casomai dovesse capitarle una cosa simile.»

«Oh, io non ci giurerei, non hai visto come lo ha guardato? A parer mio è rimasta colpita, anzi, non ci sono minimi dubbi, l’ha già precotta, perciò suppongo che gli basterà davvero poco per portare a termine la sua missione!»

«Uhei, Gavin, ma si può sapere da che parte stai?» lo rampognò Spencer, facendosi accigliato. «Vuoi perdere questi cento dollari, per caso?»

«Hai ragione, non si discute, dobbiamo fare di tutto per rendergliela difficile, altrimenti che gusto c’è!» E toccò con foga una spalla di Dick per interpellarlo. «Svelto, fatti avanti tu, va’ a fermarlo con un pretesto qualsiasi per deconcentrarlo.»

«Fossi matto!» proruppe, dimenando risoluto la testa per rifiutare perentorio la tattica proposta dall’amico. «Nemmeno per sogno, lo sai com’è territoriale Luke quando deve sedurre una donna, mi spaccherà carinamente il grugno se gli rovino la festa!»


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Luke stava camminando lento e maestoso in direzione del cubo, governato da una insolita incoscienza, dal fuorviante istinto, e allorquando si ritrovò sotto di esso, issò in alto lo sguardo e mosse adagio un braccio verso di lei. Le avvolse una mano e Leilah, sentendosi afferrare con una tale, ottenebrante delicatezza, non avendolo dapprima adocchiato sotto di sé, colta alla sprovvista da quel gesto s’immobilizzò e lo fissò interrogativa, un po’ smarrita.

Altrettanto delicato lui la tirò a sé e la fece scendere, laddove Leilah, sbalorditivamente, in special modo per se stessa, anch’ella spodestata dal suo istinto o da qualcos’altro di non al momento ben definito, non oppose neanche una lievissima resistenza, ancora intorpidita, a dir nulla stupita.

Luke non parlò, e nel tempo in cui se la ritrovò negli occhi continuò a guardarla, come se quel gioco di sguardi intentato dall’attimo in cui si erano scorti in quel luogo fosse congenito, il loro modo di parlarsi, senza bisogno di dirsi alcunché, quantomeno attraverso le parole.

Ed allorché Leilah dischiuse le labbra per porgli la fatidica domanda, cosa cercasse da lei, anche se onestamente dagli occhi gliel’aveva già catastroficamente letto, lui le sciolse la mano dalla propria che innalzò insieme all’altra per imprigionarle le guance con i palmi. In un soffio le si avvicinò con le labbra e la baciò.

«Ehi, guarda là!» si spolmonò Gavin, dall’altra parte.

Sly sgranò spasmodicamente gli occhi. «Non ci credo…» si inebetì, scrollando il capo a iosa, assai più che strabiliato. «E poi sostiene che ha perso la mano…»

«La sta baciando…» rantolò Spencer, pure lui incredulo che la donna si stesse lasciando passivamente avvolgere dall’amico, senza una più piccola piega, quasi addirittura asservita dalle mani di Luke che, audaci e dominanti, l’avevano incatenata a sé.

«Eccome se ci avrebbe provato, ma non prevedo che lei gliela farà passare liscia!» frizzò Dick, dal suo fronte, in acclamata consapevolezza dell’agguerrita e teutonica personalità della donna, essendo lui stato una delle prime vittime di un suo altisonante rifiuto. «Preparatevi al botto!»

E difatti Leilah, che inizialmente si era aggrappata alla sua schiena reclinando la testa per accoglierlo, sommamente soggiogata da quel gesto felino e improvviso, dalle mani che lui le aveva infilato tra i capelli per cingerle la testa ed aderire in completo a quel contatto, d’un tratto si risvegliò. Spalancò gli occhi e con uno scatto si slegò e lo spinse di prepotenza lontano da sé, marcandogli la guancia con una violenta sberla.

Al virulento gesto insospettato, Luke indietreggiò di qualche passo per la veemente propulsione, inclinando il capo alla sua destra, un po’ stordito, e non a causa di quel colpo.

Lei saettò fuoco dal fulgido giada indignato, poi con un ulteriore scatto si mosse per allontanarsi concitata dalla pista, il torace dilatato, respirando a fatica per lo sdegno, la belvesca collera, e quando passò accanto alla buffonesca postazione degli amici di Luke, distinguendoli ridere e schiamazzare tra loro come degli idioti, li fulminò tutti con lo sguardo, ad uno ad uno, prima di oltrepassarli verso il suo camerino.

«Che caratterino…!» si sganasciò Spencer, guardando appagato gli altri che non riuscivano a smettere nel loro riso euforico e sgargiante.

Gavin scosse vivacemente la testa per confermare. «Già, ragazzi, lo avevamo sopravvalutato, quella tizia è un vulcano scrosciante! Non sarà mica saffica!»

«Sarebbe l’unica spiegazione plausibile, a questo punto» conciliò Sly, sghignazzando anche lui.

Nel frattempo li raggiunse Luke che, molto tranquillamente, con un sorriso ironico chiese loro: «Allora, vi state divertendo?»

«Ci puoi scommettere!» sberciò Spencer, sbracciandosi con impeto. «Questo è un altro spettacolo che in tutta la mia vita non ho mai visto, è una serata memorabile, te lo garantisco!»

«Eh eh, amico» si frappose Sly, rivolgendosi pimpante a Luke. «Ti avevo avvisato che non sarebbe stato facile.»

«C’è ancora tempo, non darmi per vinto tanto presto» infirmò lui, quietamente.

Alquanto sospettoso, Sly fletté un dinamico sopracciglio. «Vorresti dire che te lo aspettavi?»

«È naturale che lo avessi previsto, credi che non avessi capito che tipo è?» replicò lui, recuperando con immutata tranquillità il suo calice dal bancone del bar.

«E allora perché, voglio dire, è una bella figura del cavolo» reputò, abbastanza ingarbugliato da codesta replica, essendo che in teoria non era da lui, per niente. «Ed è una vera bravata, insomma, non è stato un po’ ardimentoso, cioè, incosciente da parte tua rischiare così, per la tua reputazione? E il tuo matrimonio…»

«Sly, io non lancio mai una scommessa se non sono sicuro di vincerla.»

© Christine Kaminski | Vietata la riproduzione senza consenso scritto

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