LA LUCE DEL RISVEGLIO, Cap. 3

La donna aveva ricevuto una piacevole sorpresa grazie a quel suo reverente atteggiamento, o magari era soltanto rimasta ammaliata da un comportamento così galante, anche se un filino delusa dal fatto che quell’uomo a dir nulla coinvolgente e passionale, si fosse pentito di aver trascorso la notte insieme a lei. A ragion veduta era stata centrata dal fascino di Colin, e diciamo pure non poco.

Erano all’incirca le sei del mattino, quando Colin si addentrò nel piazzale antistante alla villa, e allorché scese dall’auto per salire nella sua stanza, fu scosso da un turbinoso palpito, nell’intravedere la piccola Beth che si era rincantucciata su una delle sedie ubicate nel porticato, tutta avvoltolata da un plaid.

Silenziosamente le si avvicinò e le elargì una delicata carezza sulla guancia col dorso delle dita, intenerito. Era bellissima quando dormiva, sembrava ancor di più una bambina.

A quel tenue tocco, Beth si destò e dischiuse le palpebre un po’ intorpidita. Ma, ritrovandosi avvolta dal suo sguardo ricolmo d’infinita tenerezza, si liberò fulminea dalla coperta e di slancio gli assediò il collo con le braccia per stringerlo, non facendolo per poco barcollare a causa dell’energia con cui si era scaraventata su di lui.

Colin le carezzò amorevole la testa e teneramente le sussurrò: «Cosa fai qui fuori, Beth, non vorrai prenderti un malanno.»

Beth si discostò da lui e tremando, a momenti con le lacrime agli occhi, «Cosa ci faccio? Colin, è tutta la notte che ti aspetto… Dio, che paura mi hai fatto patire, si può sapere perché hai spento il telefono? Ho temuto che…» quasi agonizzò, ma si arginò in un rintocco, appena distinse l’acquamarina illanguidito dei suoi occhi. «Ma… sei ubriaco… si può sapere che succede?»

Adagio Colin la separò da sé, e socchiudendo di poco le palpebre compié una riequilibrante, frenante inspirazione. «Nulla, va tutto bene.»

E stava per entrare in casa, che lei si affrettò a domandargli: «È per Alicia, avete litigato?»

«Basta con quest’Alicia!» deflagrò lui, di un tal riecheggiante che la donna si azzittì all’istante, sgranando gli occhi sbigottita.

Raffreddato, Colin sprigionò un altro sostanzioso respiro. «Scusami, ma sono in ritardo, a più tardi» deviò, un attimo dopo, e sparì quasi di volata dal suo campo visivo.


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Beth ne rimase costernata, suo fratello non aveva mai perso le staffe di fronte a lei, non così, non per una questione talmente irrisoria. Era sempre stato comprensivo e longanime, infinitamente amabile, anche se a volte assai rigido, ma non si era mai permesso di alzare la voce con lei, in alcun caso.

E dedusse, traendo in tal guisa una sua definitiva conclusione, che quella tizia non fosse proprio adatta a lui, affatto. Adesso ne aveva piena la certezza, dato che Alicia riusciva a fargli perdere il controllo con fin troppa facilità, anche altrettanto burrascosamente, cosa che non era da lui, cioè, si era sempre controllato, certo, in sua presenza, poiché in concreto lei non aveva mai ricevuto l’opportunità di assistere al dispiegarsi delle relazioni del fratello.

Non era sicura se lui fosse effettivamente in quella maniera, all’interno dei suoi rapporti di coppia, però di base Colin era una persona egregiamente riflessiva e composta, quindi le rinveniva insolito che potesse dare in escandescenze con una qualsiasi donna che fosse stata al suo fianco.

Ebbene, quello non era il genere di donna che andasse bene per lui, anche perché lei aveva ben soppesato la monolitica condotta con cui Alicia era stata trattata durante la cena della sera precedente, quasi con alterigia, un freddo distacco ed una calcolata indifferenza, ma ciò non escludeva che lei avesse capito l’inghippo. Sapeva che lui aveva assunto quel comportamento per non rendersi sgradevolmente scontroso con la donna, giacché lampante era, che la sua presenza non gli tornasse per niente a genio.

Ciononostante, nemmeno Colin era rimasto entusiasta di Kevin, come lei di Alicia, e Beth ripensò a come lui lo avesse accolto, a come lo avesse rampognato per la questione della camera dove i due fidanzati avrebbero dovuto trascorrere quei giorni alla villa.

E così concluse che, a ragion ben bene evidente, lei e il fratello fossero smoderatamente protettivi l’uno nei riguardi dell’altra, forse addirittura all’esagerazione. Avrebbe dovuto un tantino allentare la corda per non stressarlo più di tanto, perciò decise di non far più affiorare il discorso di Alicia.

Magari anche lui, con questo glissante metodo, sarebbe stato più bendisposto nei riguardi di Kevin e forse, volesse il cielo, sarebbero diventati pure amici. Alla fine dei conti Colin non lo conosceva ancora bene, e dunque lei era convinta che il fratello si sarebbe ricreduto, prima o poi, quando avesse alfine compreso che, con Kevin, lei era davvero felice.

In un baleno si rincuorò, e pigiando con recuperato animo il plaid contro il suo busto, s’incamminò serenamente per raggiungere le scale, da dove vide sbucare improvvisamente il fratello che di corsa le stava discendendo, con lo sguardo chino ed un’espressione distinta istoriata sul volto. Non manifestava più l’aria scompigliata derivata dai saturnali della notte trascorsa, bensì rivelava un atteggiamento molto formale ed autorevole, perfettamente avvalorato dal suo abbigliamento classico, impeccabile in giacca e cravatta, e le parve proprio affascinante nel suo portamento fiero e dignitoso. Un autentico manager.

«Non ti avevo mai visto in questa mise, adesso capisco parecchie cosette…» smaliziò, e strizzandogli l’occhio in segno d’intesa zirlò: «Sei davvero un rubacuori!»

Colin sollevò lo sguardo stupito nella sua direzione. Non si era aspettato di trovarla ancora lì, anche se aveva impiegato relativamente poco per farsi una doccia e cambiarsi d’abito.

«Non ho tempo per giocare, piccola sciocca.» E mentre la stava oltrepassando, le lanciò un buffetto sulla guancia.

«Guarda che dico sul serio, lo giuro.» Beth innalzò il palmo di una mano e premé l’altro sul suo cuore, in un atteggiamento solenne.

«Dài, Beth, vai a riposarti, avrai un gran da fare dopo per insegnare a quel damerino a cavalcare» la pungolò lui, per deridere quell’idiota, raffigurandoselo nel mentre che si torceva impacciato e ridicolo con le briglie.

«Ci risiamo… Ascolta, perché non stringiamo un patto, io e te?»

Colin issò il mento, e damascando una smorfia ironica la invitò a proseguire. «Avanti, sentiamo.»

«Io ti prometto che non saggerò più il tema Alicia e tu farai lo stesso con Kevin, o tutt’al più la pianterai di prenderlo per i fondelli, anche se so che ti risulterà considerevolmente difficoltoso, visto che la cosa ti diverte abbastanza.»

L’uomo le destinò un esile, ma dolcissimo sorriso, e le accarezzò tenuemente i capelli un po’ ingarbugliati. «Se è questo che desideri, lo farò.» E nell’intravedere l’espressione soddisfatta di Beth, «Ma solo davanti a te!» incorporò, principiando a ridere di cuore, e sfuggì dalle sue mani che tentarono di afferrarlo, come a volergli infliggere una lezione.

«Colin! Ah, sei irrecuperabile…» si corrucciò lei, vedendolo scappar via come un missile. «Ma ti voglio un gran bene» brusì, e sorrise tra sé. In fondo lo adorava soprattutto per questo, lui riusciva puntualmente a sdrammatizzare anche le situazioni più critiche e, sempre e comunque, a strapparle un sorriso.

© Christine Kaminski | Vietata la riproduzione senza consenso scritto

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