LA LUCE DEL RISVEGLIO, Cap. 3

Samantha gli si accomodò affianco, ed avvalendosi di una voce tale da non rendersi invadente enunciò: «Non te la prendere, l’importante è che lei lo ami, questo è ciò che conta.»

«Conterebbe, Samantha, se Beth fosse convinta di amare davvero lui.» Gelido fu il disprezzo che trasparse dal suo tono, oppure era probabile che il suo fosse puramente un tirannico senso d’impotenza, nella ripudiata consapevolezza di non poter far nulla per impedire che Beth si unisse in matrimonio con quel pagliaccio, un uomo che non meritava nemmeno un’unghia di quell’essere invero unico, per Colin ineffabilmente speciale.

«Colin, non ti ci devi mica sposare tu con quell’individuo! E poi Beth è in gamba, non ritengo che stia facendo un passo falso, è naturale che ci avrà pensato bene.» L’amica tentò di mitigare la sua tensione, infilandoci un pizzico di sana ironia. Aveva intuito che ci fosse qualcosa in quel tizio che all’amico non andava a genio, ma in definitiva Colin era sempre di un tale protettivo nei riguardi della sorella, che giungeva talora a vedere cose che in realtà non esistevano.

«Samantha, lei crede di amare un Kevin che non esiste, e più in là ne rimarrà molto delusa, te lo garantisco. Quando aprirà gli occhi rimarrà traumaticamente disincantata, di questo sono più che convinto.» Ed accese il suo sguardo in un impeto di collera, ma quasi in simultanea si ammansì. «Comunque non sono affari miei» reputò, da ultimo, in tono spiccatamente amaro.

«Ehi, Colin…» Samantha gli circondò premurosa le spalle con un braccio. «Ci sarai sempre tu a confortarla, ed io sono sicura che sarai in grado di aiutarla, come hai sempre fatto.»

Lui accennò un sorriso sarcastico. “Forse non questa volta” pensò, pur nonostante non replicò. Per quella sera aveva tutta l’intenzione di dimenticare, e proseguire la conversazione su quella spinosa strada, glielo avrebbe senz’altro proibito.

«Colin, è il tuo cellulare che sta squillando.» La voce di Jack lo destò e, senza pensarci, lui premé il pulsante della connessione per rispondere.

«Cosa vuoi, Alicia?» scattò, dopo qualche secondo, clamorosamente spazientito.

I tre amici si scambiarono uno sguardo facondo, ansiosi che Colin conflagrasse. Erano da tempo pinguemente impazienti che l’uomo, una volta per tutte, desse un apologetico benservito a quella specie di sanguisuga.

Dopotutto non era simpatica a nessuno, Alicia era presuntuosa e si teneva sempre sulle sue, neanche fosse stata una contessa. Ma d’altro canto nemmeno la donna nutriva tanta simpatia per loro, dato che li riteneva i principali, diretti responsabili della riluttanza di Colin che lei ancora non riusciva a far capitolare.


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Ma più che altro, non vedeva di buon occhio Samantha, che credeva fosse segretamente innamorata di lui e per la quale anche Colin, a suo avviso, sentiva un certo coinvolgimento. Il loro rapporto era troppo dannatamente intimo, quasi morboso, all’opposto di quello che portava avanti con lei e questo, chiaramente, la infastidiva in abbondanza.

«Senti, Alicia, ne ho abbastanza di te» decretò Colin, in tono ostile ma decisivo. «Lasciami in pace, non voglio più vederti.» E interruppe la linea senza concederle la facoltà di protestare, spegnendo il terminale affinché la piantasse di ostinarsi a dargli il tormento per mezzo dei suoi stramaledettissimi squilli.

«Tu sì che sei un vero uomo!» si smascellò Jack, chiassosamente appagato, soddisfattissimo della reazione dell’amico.

«Ma smettila!» Colin lo sbalzò di poco all’indietro con una leggera spinta sulla spalla, insperatamente rallegrato da quella burlesca facezia, e tutti scoppiarono a ridere come matti.

«A questo punto» solennizzò Jack «ho una mezza idea per te», rivolgendosi a Colin, e indirizzò una fugace occhiata al bancone del bar dov’era presente un’avvenente bruna, decisamente poco vestita, che non aveva fatto altro che fissare Colin dal momento in cui era entrato nel locale, anzi, a parer suo se lo stava praticamente mangiando con gli occhi.

Colin intuì alla grande i propositi dell’amico e subito issò i palmi delle mani, dissonando enfaticamente con la testa. «Oh no, no, ti sbagli di grosso, Jack, non ho nessuna intenzione di farmi irretire anche stasera.»

«Ma sei matto, guarda che pupa!» cooperò Geoffrey, frizzantissimo, anche un po’ disturbato da siffatta reticenza, del tutto inappropriata per un uomo come Colin che vantava dei gusti a dir meno raffinati in fatto di donne. E quella or ora presentatasi, era un’occasione da non lasciarsi assolutamente sfuggire, in specie per togliersi risolutivamente dalla testa, o più per l’esattezza dal suo letto, quella contessa da quattro soldi.

«Tanto, Colin, sei single ormai da…» E tranciò la frase, scoccando un’occhiata trastullante alle lancette del suo orologio. «…da quasi due minuti» consacrò «ed è il caso di festeggiare. Forza, tesoro», voltandosi verso Samantha. «Pensaci tu, va’ da lei e chiedile se vuole unirsi a noi.»

«Sei proprio un demonio» parafrasò quest’ultima, guarnendo sulle sue labbra un sorrisetto smaliziato, e dopo avergli dato un veloce ma passionale bacio sulla bocca, si alzò in direzione del bancone.

«Con voi nei paraggi, non riuscirò mai a fare il bravo ragazzo» s’avvide Colin, sorridendo fievole e un po’ rassegnato, però in fin dei conti era contento di aver scovato qualche distrazione per quella serata. Se non di più avrebbe fruito del tempo necessario per metabolizzare l’inaspettata, traumatica condizione che si era consolidata in seno alla sua famiglia.

Il pensiero di Beth lo stava asservendo, non riusciva a togliersela dalla mente. Non riusciva ancora a realizzare quelle sconvolgenti, atroci rivelazioni.

Quella notte Colin rientrò tardissimo al ranch, e questo perché, nella fretta di scappar via la sera prima, aveva dimenticato le pratiche lì, altrimenti sarebbe rimasto ben volentieri a San Antonio.

Aveva trascorso una nottata alquanto movimentata. Alla fine aveva bevuto così tanto per sedare le sue ansietà, che neppure si era accorto di aver portato nel suo appartamento la tipa che gli avevano affibbiato Jack e Geoffrey al Tijuana, ed erano stati avvinghiati nel suo letto fin quasi all’alba.

Ragionevolmente, verso una certa ora si era abbastanza ristabilito dalla sbornia e si era ritrovato ad osservarla meravigliato, come se si fosse svegliato da un torpido sogno, senza arrivare a capacitarsi di aver sostenuto un comportamento così intemperante.

Sì, perché in precedenza, nonostante lui si fosse lasciato trasportare con considerevole naturalezza in numerose avventure, quest’anomala situazione, di sicuro poco coscientemente vissuta, lo aveva oltremodo stupito. Di così facili costumi non era stato mai, aveva in qualunque evenienza attuato una data selezione, e prima di portarsi a letto una donna, aveva comunque sempre meticolosamente tratto le sue minuziose valutazioni.

E si era reso conto di non rammentarne neanche il nome, così, nel momento in cui l’aveva cordialmente congedata comunicandole che avrebbe dovuto recarsi altrove per lavoro, si era scusato con lei per essere stato così avventato e che non l’avrebbe più trascinata a casa sua in quel modo, ancorché di fondo, in effetti, non si ricordasse affatto di come diavolo ci fosse finita.

© Christine Kaminski | Vietata la riproduzione senza consenso scritto

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