LA LUCE DEL RISVEGLIO, Cap. 2

Beth s’indignò in maggior entità, ma che faccia tosta! Chi era quella donna insolente e per di più così banale, specie per stare con un uomo come Colin? Rimase poco meno che strabiliata da questa insospettata novità, ma rispose ugualmente alla stretta. «Ho quasi ventisette anni, signora, e deduco che lei sia molto più navigata di me, per giungere ad elaborare un’osservazione di questo tipo.»

Il fratello sogghignò, dilettato dalla stoccata velenosa ma elegante, ed Alicia, costringendosi a non tradire il suo disappunto, in tono gelido controbatté: «Poco di più, ma non troppo», riducendo appena appena le sue ciglia.

«Perfetto» consolidò Beth, drizzando le spalle impettita. «So che Colin ha un debole per le donne giovani, e in caso opposto la questione mi avrebbe abbastanza meravigliata. È stato un piacere, buonasera» la licenziò, decisa a mantenere le distanze, e si rivolse al fratello: «La cena è pronta, ti aspettiamo dentro.»

Alicia ingoiò un lungo respiro forzato, dichiaratamente irritata. Tuttavia non replicò, e allorquando Beth disparve dalla loro vista si girò accigliata verso Colin. «Vedo che non le hai insegnato uno stralcio di educazione.»

Colin stava ridendo per l’esilarante situazione, e non concesse alcun peso a quel commento. «Alicia, non sperare che sia così facile.»

In quel mezzo sopraggiunse Caleb. «Miss Jacobs, come sta?»

«Niente male, la ringrazio» si rianimò lei, felice che in quella casa ci fosse qualcuno che le dimostrasse un briciolo di ospitalità.

«Si ferma a cena con noi? Farò aggiungere un posto a tavola, così potrà conoscere il resto della famiglia» le propose l’uomo, adoperando un’intonazione squisitamente cordiale e assai bendisposta.

Un bagliore controverso infiammò gli occhi di Colin, ma stette lo stesso in silenzio.

Non era rimasto gradevolmente sorpreso della visita di Alicia, o più per l’appunto, della sua importuna incursione. Quella femmina era sin troppo invadente per i suoi gusti e non si decideva a stare al suo posto, forse perché convinta che lui l’avrebbe sposata in un prossimo futuro, ma Colin, di questo, proprio non deteneva la ridottissima intenzione.


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Il loro era un flirt come tanti, di nessun rilievo, né ancor meno espletante particolari ripercussioni sulla sua vita. Eppure Alicia lo aveva preso esageratamente sul serio, fin dal loro primo incontro nel quale lo aveva adocchiato, stratosfericamente conquistata dall’autorevolezza e dalla determinazione che Colin emanava, il magnetismo che stillava attraverso i suoi gesti, il suo stile nel rivolgere lo sguardo, di muoversi, anche di parlare. Per lei tutto, davvero, autenticamente sublime.

A quell’epoca Alicia s’era presentata nella sua azienda per richiedere un incarico come reporter, e già al primissimo sguardo lei era rimasta ammaliata dal suo sex-appeal, da quei suoi occhi così penetranti e da quella voce talmente profonda che, al sentirla, le aveva provocato un subitaneo brivido.

E Colin si era lasciato sedurre, in fin dei conti Alicia era una donna molto avvenente, bellissima con quei lunghi, inanellati capelli castani, la sua pelle lucente e dorata, e con quegli occhi scuri che risplendevano di vitalità e risolutezza. Però al presente questa relazione avviava a stargli alquanto stretta, la donna aveva incominciato a promuovere pretese, seppur implicitamente, e se nei primi tempi non era mai stata insistente, ora, viceversa, stava iniziando oltremisura a dargli sui nervi.

Si presentava alla porta di casa sua nelle ore più impensate e gli dava il tormento per mezzo di incessanti e snervanti telefonate, perdurando oltretutto in reiterati squilli singoli al suo telefono cellulare, come a volergli petulantemente ricordare che in sostanza lei c’era, sempre e ovunque, giustamente timorosa che lui potesse tradirla, nel tener nota del suo atteggiamento sempre così distaccato, osticamente riservato.

Ma Colin, all’atto pratico, non s’era mai lasciato trascinare in volgari tresche, inflessibilmente convinto che qualora fosse emersa la necessità di procurarsi altrove ciò che una relazione del momento non erogava, tanto valeva troncarla, anziché insudiciare la propria persona tramite comportamenti poco puliti, ovverosia mediante situazioni amorose non politicamente corrette.

«Venga.» Caleb si appressò ad Alicia e le offrì un garbato braccio per addentrarsi nell’abitazione. «L’accompagno in sala da pranzo.»

Subito la donna si lasciò gaiamente condurre e Colin si trattenne un minuto nel porticato, ben contrariato da come la situazione si stesse evolvendo.

A quanto appariva il padre aveva preso Alicia in simpatia, comprensibilmente persuaso che lui si fosse deciso a mettere la testa a posto e che ponesse termine al suo modus vivendi eccessivamente libertino, rivolto a conservare rigorosamente il suo status di single. E siccome Colin aveva anche compiuto trentaquattro anni, era ormai tempo, per Caleb, che programmasse di formarsi una famiglia e che cessasse di concedersi in perpetuo a relazioni poco serie, creandosi infine dei punti fermi che gli avrebbero consentito di diventare un uomo eccelsamente irreprensibile.

D’altronde il figlio aveva consolidato un’ottima posizione sociale, invidiabile, ed aveva per giunta fondato una società con i fiocchi. E poi Caleb, a onor del vero, era desideroso di veder saltellare per la prateria i suoi nipotini, udire di nuovo quelle urla gioiose di bambini che tanto gli avevano allietato il cuore, ai tempi in cui la sua adorata Melissa era scomparsa dopo quell’orribile, tragico incidente.

Tuttavia Colin non ne aveva affatto il programma, men che meno con una tipa come Alicia. La reputava un bel po’ arrivista per i suoi gusti, anche se capace di soddisfare doviziosamente, per opera delle sue accorte arti amatorie, le esigenze di un uomo.

«Non vieni?»

Colin sussultò e si volse in corrispondenza della voce che lo aveva interpellato. «Sì, piccola, arrivo» annuì, e si sedé un istante sulla sedia per chiudere il dossier.

«Qualche guaio in vista?» Beth era un filino in ansia, essendo che difficilmente il fratello era taciturno con lei, forse la presenza di quella Alicia lo aveva proprio irritato. «Ancora non ha capito, giusto?»

Colin la guardò per un secondo, sorpreso, ma più avanti le adornò un ampio sorriso, era naturale che Beth avesse afferrato la questione. «Già, è un po’ dura di comprendonio, ma a ragion veduta, ormai posso sostenere che faccia soltanto finta di non capire.»

«Beh, se magari le dicessi quello che vuoi, se ne farebbe una ragione. Sei troppo di poche parole, fratellone, non tutti sono in grado di leggere tra le righe» sottilizzò, mentre si sedeva su una sedia affianco a lui, e quasi sbracandosi dalle risa declamò: «Povere! Queste donnine hanno un gran da fare con te. Ma che le farai, poi! Non vorrei proprio essere nei suoi panni, proprio no!»

Colin rise di rimando, divertito dal suo brio, eppure in tono molto fermo le dichiarò: «Non sono un bastardo, credimi, ma so riconoscere le persone», sfoderandole in simultanea un’occhiata lindamente allusiva.

«Ah, non ricominciare, adesso non prendertela con Kevin, occupati di lei adesso, a risolvere la faccenda. Diglielo che te la vuoi solo spassare e tanti saluti, no?»

«Dài, non fare la sciocca, andiamo, ci stanno aspettando.» E si alzò, fasciandole affettuosamente una mano per condurla con sé all’interno della villa.

© Christine Kaminski | Vietata la riproduzione senza consenso scritto

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