LA LUCE DEL RISVEGLIO, Cap. 2

Colin era nel porticato, comodamente seduto su una sedia in vimini, e stava godendo dell’aria fresca della sera, nel mentre che si dedicava a consultare un dossier della sua azienda. Per il ritorno di Beth aveva dovuto necessariamente, o magari solo intenzionalmente, recarsi presto al ranch ed aveva quindi deciso di portare con sé alcune pratiche da esaminare, al fine di non essere costretto a protrarsi in ufficio oltre l’orario, come di norma avveniva.

Aveva sentito troppa voglia di rivederla, moltissima, dunque aveva optato per questa soluzione, tenuto inoltre conto che v’erano questioni urgenti da risolvere e non poteva permettersi il lusso di esimersi dai suoi doveri. Dopotutto le responsabilità che gravavano su di lui erano il risultato di una sua mera scelta, aveva deciso lui d’intraprendere quella professione e non poteva certo comportarsi come un qualsiasi collaboratore che, una volta chiusa la porta dell’ufficio, avrebbe potuto gettarsi tutto alle spalle, fino al momento in cui fosse ricominciata la sua giornata lavorativa.

Ancora fremeva a causa della fibrillante irritazione che gli aveva inoculato quel ciarlatano, e non stava riuscendo pertanto a concentrarsi. Il suo pensiero era fisso lì, alla sua piccola Beth, temeva che lei stesse commettendo un terribile errore nel volerlo a tutti i costi sposare.

Non lo vedeva adatto a lei, in nessun senso, e dopo quella volgare sortita Colin aveva tratto le sue definitive conclusioni. Il suo scarso riguardo e quell’assoluta mancanza di delicatezza, peraltro sbandierata dinanzi a lui e a suo padre, persone per quel tizio ancora sconosciute, erano fattori decisivi per disegnarne un quadro completo.

Infatti, se costui era capace di assumere una simile condotta al loro cospetto, era facile arguire come avrebbe potuto spontaneamente ripresentarla di fronte a chicchessia, non appena Beth avesse accennato una minima opposizione, in una qualsivoglia situazione che a quel tizio non fosse andata granché a genio. Aveva reagito come un villano unicamente per un semplice rifiuto di dormire insieme, del tutto giustificato considerando i fatti, e per giunta non si era preoccupato di serbare un’imprescindibile discrezione, sbraitando come un poppante, viziato ed arrogante.

E distingueva Beth fin troppo conciliante, Colin sapeva a pennello che lei non avrebbe resistito per molto, poiché a dispetto dei suoi modi delicati e gentili, era dotata di un forte temperamento, e sottomettersi a similari atteggiamenti non era da lei. Non era possibile che ne fosse così innamorata, soggiogata, da accettare passivamente quei comportamenti, poco beneducati e limitatamente signorili.

In precedenza lei era stata già vittima di poderose sbandate, ma non era mai sottostata a qualunque genere di prevaricazione, si era sempre ribellata, ostinata e dignitosa. E benché in passato fosse stata a dir niente invaghita di alcuni dei suoi ex ragazzi, non aveva comunque mai sopportato alla lunga quella sorta di catene invisibili che gli uomini, di regola, tendevano ad infilare alle proprie conquiste, sentendosi autorizzati a spadroneggiare nei loro rapporti di coppia.

Pur tuttavia, la Beth che aveva varcato la soglia della loro casa in quel fatidico pomeriggio, non era la stessa che aveva visto crescere e divenire ogni giorno più bella. Era diventata una donna consapevole, e forse nel maturare aveva imparato ad essere più controllata e riflessiva, riuscendo a gestire con lodevole gentilezza finanche le situazioni più complicate. Magari aveva imparato a trattare l’uomo che amava senza troppo essere irrequieta, assimilando che solo attraverso questo criterio sarebbe stato possibile andarci pienamente d’accordo, conviverci in integrale armonia.

Ma sì, in fondo alcuni soggetti lo meritavano di essere trattati per mezzo di un’analoga, femminea sottigliezza, individui convinti di avere le situazioni in pugno e viceversa venivano raggirati dall’astuzia e dal savoir-faire delle loro compagne. Alcune donne purtroppo, per evitare qualsiasi scontro, erano obbligate ad assecondare questa sottospecie di uomini, che si sentivano potenti soltanto nel dominare le loro relazioni, nonostante che questo stato di fatto indicasse in costoro una salda impotenza, una debolezza di carattere non indifferente.

Possibile che la sua Beth fosse diventata una donna di quel genere? No, non era un’intrigante, era troppo schietta e sincera per espletare un modo d’agire così tendenzioso, e in primo luogo non ne valeva la pena, non per un tipo di quella risma.


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Di colpo, nell’udire il trillo del telefono cellulare si risvegliò da quei suoi pensieri, anche se l’apparecchio non risuonò una seconda volta. Ma Colin, sicuro di chi fosse, espulse un greve sospiro di rassegnazione, soprattutto nel ricevere la successiva conferma della sua deprimente ipotesi, esaminando il numero comparso sul display.

Poi il suo sguardo si mosse in direzione del piazzale, e ne scorse apparire un’auto sportiva color crema. Era Alicia.

«Colin!» La donna scese entusiasticamente dall’auto e gli trotterellò incontro.

«Ancora insisti con gli squilli al telefono, sai che non lo sopporto» la freddò l’uomo, in tono crudamente seccato.

«Oh, tesoro, volevo avvisarti che stavo arrivando.» In pratica fece finta di non recepire lo sgradevole messaggio, e gli si legò velocissima al collo, dandogli un bacio appassionato sulle labbra.

Assai infastidito Colin la divise subito da sé, e guardandola negli occhi le domandò: «Cosa ci fai qui?»

«Ah! Non volevo perdermi l’opportunità di conoscere la tua adorata sorellina. E invece tu, perché non mi hai detto nulla del suo arrivo?» La donna spalancò dottamente i suoi melliflui occhi castani e gli rifilò uno smielato sorriso, con il flagrante obiettivo di non inquietarlo per via di quell’improvvisata che, senz’altro, non gli era risultata affatto gradita.

«Presentarsi in questo modo non è educato, Alicia. Se avessi voluto farvi incontrare, sarei stato io a proportelo. Non mi piacciono questi tuoi comportamenti indiscreti, e ti ho avvisata più di una volta, se non ricordo male.»

Lei gli avviluppò il volto con le affusolate dita e, con l’obiettivo di svicolare, svenevolmente gli mugolò: «Tesoro, ho solo pensato che tu presumessi che la cosa non m’interessasse, né più né meno, e desideravo quindi farti sapere che per me, conoscere la tua intera famiglia è molto importante.»

Colin fece per controbattere, quando dalla porta d’ingresso spuntò Beth che, nell’avvistare quei due impegnati in un gesto generosamente confidenziale, restò un po’ interdetta, e si arrestò muta sulla soglia per parecchi secondi.

Lei non aveva mai visto suo fratello in atteggiamenti intimi, con nessuna donna. Colin era sempre stato notevolmente riservato sulle sue relazioni e inoltre non aveva mai portato le sue conquiste alla villa, ragion per cui, questo scenario la sorprese non poco.

«Allora, questa è la piccola Elizabeth?» ammiccò Alicia, avvalendosi di una cadenza volutamente affabile.

«Prego?» Beth increspò le sopracciglia, vistosamente indignata da codeste parole esiguamente opportune, o piuttosto, le avrebbe definite largamente sfacciate.

Alicia le si approssimò porgendole la mano per presentarsi. «Io sono Alicia, sono felice di conoscerti. Colin mi ha tanto parlato di te e immaginavo che fossi un pochino più giovane, ma forse per lui rimarrai sempre la sua sorellina.»

© Christine Kaminski | Vietata la riproduzione senza consenso scritto

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