LA LUCE DEL RISVEGLIO, Cap. 1

«Mi sembra di essere entrato in un film di John Wayne!» Kevin era certo dotato di un’eccelsa educazione, finemente aristocratica, eppure in taluni casi rivelava appieno la sua cruda genuinità, aspetto che aveva ereditato dal padre che deteneva origini piuttosto rozze, o quantomeno non titolate come la signora Lewis.

«Ah, Kevin, se ti sentisse tua madre!» Beth si rallegrò in un colpo di ciglia, al pensare che il poveretto potesse finalmente esibirsi per quel che era e quindi sfogarsi in completa tranquillità, senza esser più tallonato dalla madre e dai suoi petulanti rigori e doveri, una specie di tiritera a cui anche lei s’era ritrovata ad assistere. In piena franchezza, provava un po’ di pena per il suo fidanzato, quella lì era una donna davvero assillante, alle volte seriamente insopportabile.

«Già! È per questo che sono contento, visto che per un discreto periodo non dovrò stare un granché attento a come parlo e a come mi comporto.» Era alleviato, non ce la faceva più a dover perpetuamente rispettare l’etichetta, a sorbirsi la madre che lo tampinava senza tregua con quel suo stramaledettissimo galateo, e in questa provvidenziale vacanza, in un luogo così isolato e frequentato perlopiù da bifolchi, non avrebbe dovuto controllare più di un tot le sue maniere.

Ma poi ripensò a questa sua asserzione, istintiva e potenzialmente fraintendibile, cosicché, temendo di essere stato inopportuno s’affrettò a puntualizzare: «Bene inteso, sempre secondariamente al fatto che mi è di estremo piacere conoscere la tua famiglia.»

«Sì, adesso potrai rilassarti, mio padre è molto alla buona, sebbene provenga da una famiglia benestante.Ti piacerà senz’altro, e invece mio fratello…» Beth si ammutolì per alcuni secondi. «Beh, sì, insomma, è di poche parole ma è molto alla mano, anche lui» concluse, riflettendo in contemporanea su come Colin, ai tempi del liceo, avesse fatto fuggire con le gambe in spalla la maggior parte dei ragazzi che avevano provato a corteggiarla.

«Stai cercando di dirmi che potrei non piacergli?» s’insospettì Kevin, nell’aver afferrato in toto il sottile incomodo presente nella brusca pausa riflessiva della donna.

Lei si sbrigò a sgravare la conversazione, non intendeva metterlo a disagio, pertanto giocherellando gli specificò: «È alquanto protettivo, tutto qui, ma è veramente in gamba, malgrado si fidi eccessivamente delle prime impressioni, quindi attenzione!»

«Per la miseria, non dovrò controllarmi pure qui!» borbottò l’uomo, conscio che la sua fidanzata stesse mettendolo in guardia, ed oltretutto adesso, mentre invece avrebbe potuto eseguirlo prima, in maniera da non alimentargli inutili, false speranze.

«Non è detto, amore.» Beth gli passò una leggiadra carezza tra i lisci capelli castani. «L’importante è che tu non sia troppo esuberante, non tollera i tipi che si danno eccessive arie.»

«Io non mi do delle arie, bambina» bofonchiò, in un guizzo irritato da quel suo velato apprezzamento.


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«Certo che no, per me non lo fai, ma sei abbastanza vivace e questo non è un bene, cioè, non per lui.»

«Intesi, dolcezza» recedé Kevin, quietato, Beth era sempre in grado di prenderlo dal verso giusto. «Ti prometto che beneficerai di una figura esemplare. Vieni qui.» E s’inclinò nella sua direzione per rubarle un lezioso bacio.

«Attento, Kevin, la strada è sconnessa…» Beth sobbalzò, allorché l’auto prese in pieno una buca. «…e non è tanto indicata per un coupé come il tuo, potresti danneggiare i semiassi o addirittura forare.»

«Al diavolo!» imprecò l’uomo, d’impulso. «Saremmo dovuti venire con il fuoristrada… ma questa è proprio aperta campagna!» salmodiò, nell’adocchiare gli estesi recinti che si dispiegavano al loro cospetto e, in lontananza, lo schierarsi di una gigantesca e maestosa villa dal tipico aspetto texano.

Ridusse la marcia e proseguì a velocità moderata, quel gingillo da sessantamila bigliettoni era oltraggiosamente sprecato per un posto sperduto e dissestato come quello, e in un baluginio s’accigliò tra sé. Ma chi glielo aveva fatto fare?

Certo, era doveroso recarsi a conoscere i familiari di Beth prima della cerimonia, un gesto di massimo riguardo, però a quel prezzo si quasi pentì di averlo attuato. Si sentì perfino inadeguato nel presentarsi in giacca e cravatta, ed il suo completo da duemila dollari dal perfetto taglio italiano, a quelle condizioni gli parve ancor più sprecato della sua stessa automobile.

Allorché furono arrivati sul piazzale antistante all’abitazione, Kevin espandé un lungo sospiro di sollievo e stette un momento fermo al volante per riprendere fiato. Ma, d’emblée, scorse Beth catapultarsi fuori dall’auto e correre incontro ad un uomo distinto dai capelli argentei ed abbigliato pressappoco come lui, che subito allargò le sue braccia, inalberando un’espressione di pura ed intensa gioia.

«Elizabeth… la mia bambina… come stai?»

Lei gli si rifugiò tra le braccia, e come se avesse avuto appena due anni effuse qualche piccolo gemito, quasi piangendo dalla felicità. «Papà, sono così felice di rivederti…»

Alzò lo sguardo e rilevò che anche il padre aveva gli occhi lucidi dalla commozione, ma poi si ritrasse e con lo sguardo scintillante, «E Colin? Dov’è Colin?» fremé, aggredita da una genuina precipitazione.

«Come sei impaziente, non cambierai mai.» L’uomo si addolcì in maggior misura, le elargì una candida carezza ed affermò: «Sei sempre più bella, assomigli ogni giorno di più a tua madre», trapelandone un immane, vividissimo rimpianto.

Kevin, che aveva assistito in disparte alla scena per consentire loro d’usufruire di un attimo d’intimità, quando discerné Beth ricomporsi, si approssimò adagio a loro e tese la mano all’uomo. «Buonasera, signor Bell. Io sono Kevin Lewis, molto lieto di fare la sua conoscenza.»

«Mi chiami pure Caleb» lo indusse l’uomo, contraccambiandolo calorosamente nella sua stretta di mano. «Anch’io ne sono molto lieto.»

«Papà, dov’è Colin!» Beth si accalorò, erano circa due anni che non lo vedeva e moriva dalla voglia di riabbracciare anche lui.

© Christine Kaminski | Vietata la riproduzione senza consenso scritto

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