KALERIYA, Cap. 3

Trey cercò di minimizzare, aveva afferrato la sua contrarietà. «Ne sono consapevole, ma…»

«Niente ma, Chandler, devi troncare all’istante questa sorta di relazione, cerca un altro escamotage, studia una strategia meno, come dire, intima, per estorcerle informazioni, ed attieniti alle procedure standard. Evitiamo problemi inutili per cui, inoltre, fondamentalmente non vale la pena di rischiare.»

Lui a queste ultime parole si soffermò a riflettere, prima di ribattere.

Quella stessa mattina, quando l’aveva riaccompagnata alla sua auto, essendo andati insieme alla Wooten’s Corporation, non è che proprio si fossero riproposti di avviare una relazione. Perlomeno non nel senso tradizionale, sia per la particolarità del loro primo approccio, in sostanza avevano saltato ogni genere di preambolo e di conseguenza sarebbe stato difficoltoso partire dall’inizio, avendo cominciato dalla fine, e sia per il suo ruolo in questa faccenda, i suoi obiettivi, per cosa si fosse prefissato nella sua seduzione lampo.

E non che non fosse attratto da lei, al contrario, gli piaceva molto, lo stimolava, in sintesi lo infiammava, a prescindere dalle sue scarse opportunità d’immergersi in fugaci avventure notturne, figurarsi in relazioni durature, data la sua professione. Non possedeva il tempo per cimentarsi in un rapporto approfondito con una donna, a cui non avrebbe di certo potuto rivelare quella che era la sua vita, poiché i codici di condotta erano oltremisura ferrei sulla riservatezza del suo effettivo impiego.

Dunque, ricapitolando, la sua non era una questione di fame come, seppur comprensibilmente, Stanley aveva ironizzato in corridoio, c’era in lei qualcosa che gli faceva girare la testa. Forse chissà, una cosiddetta questione epidermica, in effetti non lo sapeva con precisione, considerando che di rado era così istintivo, talmente famelico, avendola trascinata in quei rovi di sensi esacerbati, anche multipli, e senza pensarci un secondo.

«Va bene» accettò, da ultimo, deformando la bocca in uno sberleffo un po’ deluso.

«Ad ogni modo, che cosa sai su di lei?» dirottò l’uomo, essendo che tale era il punto più interessante, cruciale, su cui incentrare il loro discorso.

«È nata a Lakeside il due giugno millenovecentosettanta, e le scrivo il numero della tessera sanitaria e della patente, se mi passa un biglietto. Le do anche il numero di telefono che era stampato sulla SIM, così da poterlo mettere sotto controllo per accertare eventuali suoi particolari movimenti.»

Subito l’uomo glielo passò, e lui trascrisse i dati su di esso, in seguito glielo tese.


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«Sempre con la tua ottima memoria fotografica» annotò, svelando una vela soddisfatta. «In quanto a memorizzazione, batti tutti i tuoi colleghi.»

«Sì, capo, come vede non ho perso colpi, nonostante tutto» affabulò, sardonico, anche alquanto amareggiato, giacché con quell’esplicito seppur schermato ordine, l’imposizione di stare alla larga da Sheila, se non altro dal suo letto, lui lo aveva decodificato come un’offesa. Era come se lui non fosse in grado di mantenere il controllo della situazione, di se stesso, che fosse una specie di dilettante che si sarebbe facilmente scoperto, mentre invece erano più di quindici anni che lavorava per la CIA, impeccabilmente, nessuna nota di demerito, nessun richiamo, ancorché di tanto in tanto peccasse di istintività, quando si parlava di donne.

«Chandler, non la prendere così male» smussò Galloway, modulando il tono per ridimensionare. «Tu segui il protocollo, almeno uno che si avvicini di più a quello tradizionale, e se poi la donna che si è presentata nell’azienda non fosse quel che credi, nulla ti impedisce di stare con lei. Fare questo lavoro non implica per forza di cose che tu debba essere single per la vita, ad esempio io sono felicemente sposato e posso benissimo conciliare ambedue le cose. Non è difficile reggere la nostra copertura anche con i nostri familiari, mediante i mezzi che abbiamo a disposizione.»

«Capo, lo sa con esattezza che non mi è possibile, non a me, io sono di continuo sul campo, sono un agente operativo, non sto dietro ad una scrivania, né tanto meno sono un burocrate. Devo sempre spostarmi per il Paese, spesso anche oltreoceano, dunque non potrei ambire ad una classica famiglia, non sarebbe giusto né per me, né per una mia ipotetica moglie, farla vivere così, nella menzogna. E in aggiunta io non starei tranquillo, non vivrei sereno, poiché lei sarebbe la prima a rischiare, ad essere presa di mira dalle varie organizzazioni internazionali, qualora una delle mie coperture saltasse.»

«Ne riparleremo quando ti innamorerai, Chandler, quando troverai una donna che ti farà perdere la bussola» ammiccò il suo supervisore, per prenderla dal lato ironico.

«Ne dubito, non credo affatto che ci siano donne così!» giocò lui, raccogliendo l’intento di edulcorare la conversazione. «A questo mondo non esiste una donna che possa farmi perdere il senso dell’orientamento, glielo garantisco.»

«E sia.» Fece spallucce. «Ora vai, lei seguila da lontano, sono convinto che troverai un sistema per poterlo fare, più idoneo, e nel frattempo io reperirò informazioni dettagliate su di lei. Ma non perdere mai di vista lui, è la nostra priorità, hai presente?»

«Sicuro, rimarrà sempre quello il mio obiettivo principale, non tema.»

Gli rifinì un inchino e si alzò per uscire dall’ufficio.

Stanley era ancora lì, in attesa di presentare il suo di rapporto verbale, e non appena lo avvistò comparire sulla porta gli andò incontro.

Trey accennò una smorfia. «Purtroppo la festa è finita.»

«Ti ha segato, vero?»

«Già, niente più orsacchiotti» sbozzò, un tantino dispiaciuto.

«Come dici?» trasalì l’altro, stupefatto, incredulo di aver udito questa frase. Non era indubbiamente da Trey, e in ogni caso non gli era propriamente chiara, anzi, comprensibile la correlazione.

«Nulla, è una cosa mia, niente di che…» glissò, orientandosi verso l’uscita del quartier generale, nella convinzione che fosse superfluo ritornare sull’argomento. «Ok, io vado, devo tornare subito nell’azienda, avevo degli appuntamenti importanti in programma, da non poter rimandare, e non devo correre il rischio che si creino sospetti. Teniamoci in contatto, la squadra è sempre lì?»

«Sì, fissi come pali!»

«Ottimo, allora a dopo.»

© Christine Kaminski | Vietata la riproduzione senza consenso scritto

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