Il SOGNO È SEMPRE, Cap. 9

L’amica se ne stupì non poco. «Perbacco, non aspetti neppure un minuto per filartela! Ti sei addirittura svegliata all’alba, sono soltanto le sette.»

«Mi sembra ovvio che non me la prenda comoda, Hollie, non voglio incontrare nessuno, così da poter fare tutto in santa pace» rinforzò lei, senza aggiungere null’altro per non essere vittima d’un assalto di prima mattina.

«Ti sento tesa, hai forse parlato con Blair, gli hai detto che lasci la compagnia e lui non l’ha presa bene?» investigò, facendosi un tantino sindacante, nell’immediata ipotesi che avesse discusso con l’uomo, che a causa dell’opprimente tensione negli ultimi tempi accumulata, Majka non avesse controllato la sua tagliente impulsività, e che dunque gliene avesse dette quattro più del suo solito.

«Blair lo ha saputo ieri sera, alla fine dello spettacolo.» Lei rimase sul vago, non le aveva raccontato dell’intimo incontro sostenuto con lui e preferiva non farlo, soprattutto perché non intendeva più parlarne, non ci voleva più pensare, e in tal guisa lo avrebbe rammentato a se stessa, avrebbe terminato di infognarsi. Era consigliabile sorvolare, non affrontare più il discorso, come si soleva dire, lontano dagli occhi lontano dal cuore.

«E allora… che cavoli è successo?» fiutò invece Hollie, per quanto quella voce le risultasse parecchio sospetta, sin troppo arida, quindi non era avvenuta una semplice discussione tra i due. Si era senza dubbio verificato un pessimo episodio di cui non era al corrente, non ci voleva certo un genio per accorgersene.

«Niente d’interessante, normale amministrazione» mentì, sempre decisa a non farne parola.

«Bugia, il tuo tono mi dice altro, è con Blair, vero? Lo sapevo, ne ero sicurissima, per una sera che ho dovuto lasciarti da sola è successo il patatrac!»

«E tu?» dirottò lei per non giungere a tradirsi. «Come mai sei sveglia a quest’ora?»

«Beh… veramente non ho dormito, cioè, ancora non torno a casa» tossì, vaga anche lei, abbandonando di netto l’enigma, giacché con la domanda postale era tornata col pensiero al suo obiettivo principale.

«In che condizioni sei?» Majka dal canto suo procedeva argutamente su quella strada.


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«Accettabili, però volevo andare a fare colazione insieme prima di rientrare, magari in una french bakery a Studio City, per spettegolare un po’, sai, ho incontrato uno degli attori del tuo spettacolo. Caspita, dal palco non lo avevo notato, forse perché ero irriducibilmente impegnata a farti da bodyguard, comunque è proprio da cardiopalmo, sono quasi svenuta quando mi ha offerto un drink al party!» giubilò, vivificando in un baleno il suo timbro di voce.

«A chi ti riferisci?» Si era incuriosita, e stavolta realmente.

«Allan Hazel» menzionò, amplificando ancor di più l’ilarità della sua inflessione. «Caso strano abbiamo degli amici in comune, infatti dopo lo spettacolo anche lui è venuto al locale di Quentin per l’inaugurazione della nuova sala e, conversando del più e del meno, mi ha parlato della sua professione, che aveva studiato all’Actors Studio di Los Angeles ed era appena entrato nella New Sight dove ha recitato insieme a te, cioè, nella tua stessa rappresentazione.»

«Ah, Allan…» individuò lei a bassa voce, piuttosto sconcertata per la coincidenza.

«Beh? Com’è?» smaniò l’altra, ansiosa di conoscere qualche dettaglio piccante, se almeno fosse talentuoso al pari del suo aspetto. «Insomma, tu come lo trovi?»

«Sì, è carino» si limitò ad attestare un po’ casuale, nel proposito di non farle arguire di aver riscontrato un certo interesse per lei da parte dell’uomo, ma Majka lo aveva bloccato all’istante, di conseguenza non esistevano rischi in tal ambito. Lui aveva ritratto la mano, intendendo che tra loro non ci fosse storia, che non ci sarebbe mai potuta essere, ed ora erano soltanto conoscenti, neanche più colleghi.

«Carino?! Ehi, non sarai mica fuori… ma se è uno schianto!» insorse Hollie a dir meno impetuosa.

«Dipende dai gusti, è una cosa soggettiva, ma in ciascun caso non è il mio tipo» generalizzò, era inutile riportare all’amica delle sue avance, tenuto conto che si sarebbe solo generato disagio tra loro, e per senza niente.

«Giusto, dopo aver assaggiato il top, tra gli dèi dell’Olimpo, è naturale che i mediocri esseri mortali non ti destino più alcun appetito!» malignò, non diminuendo di un’oncia il suo entusiasmo.

«Vedo che la tua verve non si è affievolita d’un granello» scherzò lei, sorridendo allietata dalla facezia.

Hollie ridacchiò faconda. «Ci puoi scommettere, cara mia, con le belle sorprese di stanotte…»

«Ci hai fatto sesso?» distinse lei alla fine, poiché la spiegazione del suo enfatico strombazzare, in teoria poteva essere esclusivamente quella.

«Ehi, sorella, come sei indiscreta, soprattutto cruda!» la criticò ma giocherellando.

«Senti chi parla, tu che potresti tranquillamente richiedere il brevetto per questo!» la sbugiardò, perché in quanto a indiscrezione e crudezza, Hollie batteva tutti, o piuttosto, era l’esclusiva fautrice di questo modo di essere.

«Hm, non sbagli» consonò, un po’ più seriosa. «Comunque no, non ci siamo neppure baciati, stavolta intendo fare le cose fatte bene, fare sul serio. Voglio farmi corteggiare e perché no, anche farmi desiderare, quel tizio ha l’aria di uno che si stufa presto.»

«Ben fatto, non è un’idea malvagia farti desiderare, così puoi anche inquadrare con esattezza il soggetto, quali siano le sue reali intenzioni con te» scantonò lei per non precisarle che le sembrasse un autentico avventuriero, in parole povere il tipico esemplare da una notte e via, ma questo senz’altro Hollie lo aveva subodorato. Ecco perché ci andava coi piedi di piombo, e presumibilmente per l’amica rappresentava una sorta di sfida.

«Eh, infatti era per inquadrarlo che volevo vederti, mi occorrono alcune indicazioni, se tu potessi dirmi qualcosa di interessante su di lui, che tipo è, così da studiare un piano a regola d’arte per farlo ruzzolare ai miei piedi.»

«Facciamo domani a pranzo, ti va?» si sottrasse fulminea. «E poi tanto fra poco ritorni a casa, di sicuro dormirai e stasera te ne starai a letto per raffreddare i postumi, perciò in definitiva non c’è tutta questa urgenza.»

«In effetti hai ragione, anche se intanto mi sarebbe piaciuto sapere, però va bene, come gradisci» desisté, ma soltanto su quel punto, perché da buona faina incallita quale era, si era rammentata di un altro punto essenziale. «A proposito, hai cambiato discorso. Blair lo hai poi rivisto ieri sera, cosa ti ha detto quando gli hai comunicato che avresti lasciato la compagnia?»

«Senti, sto posteggiando proprio in questo momento e non vorrei combinare danni con il telefono in mano. Mi manca solo la parcella del carrozziere e a fine mese potrò dichiarare bancarotta» escogitò lei per frenarla, per frenarsi, innanzitutto perché non intendeva mentire, non era da lei e non avrebbe voluto cominciare a farlo da ora. «Ti telefono più tardi se ci saranno novità.»

© Christine Kaminski | Vietata la riproduzione senza consenso scritto

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