Il SOGNO È SEMPRE, Cap. 8

Majka era sempre più elettrizzata, quasi non riusciva a sistemarsi i capelli per quanto le tremassero le dita. Si sentiva talmente speciale, nientemeno eccezionale, e adesso comprendeva bene quel che intendeva Hollie, ciò che una carriera di tale tipo potesse devolvere, autostima diretta, amor proprio a valanga, inondante, pazzesca.

E si stava interrogando se non fosse preferibile fare marcia indietro, tornare con i piedi per terra, se un similare successo non le avrebbe distorto la realtà, se stessa, se come sensatamente Hollie sosteneva o perlopiù le aveva ribadito fino all’esasperazione, avrebbe lei potuto montarsi la testa. Se era il caso, a questo strabiliante punto, di andarci piano, ovvero di recitare in questo spettacolo e in seguito abbandonare per sempre le scene.

Lei era di fondo una persona semplice, non era abituata a gestire un certo stile di vita, alla notorietà che avrebbe potuto rivelarsi infida, all’essere invasa nella sua quotidianità, nella sua intimità, cose che col tempo, proseguendo su una strada analoga, le sarebbero conseguentemente accadute.

Udì l’uscio in apertura e immediatamente rabbrividì. Fu curioso, ma venne sopraffatta della medesima sensazione provata l’ultima volta in cui era entrata nella toilette degli spettatori, e come nella precedente circostanza, fatalmente, si voltò e si ritrovò Duncan dinanzi, immobile che la fissava con una strana luce negli occhi, intensa come quella volta, ma d’un’evidente natura diversa.

E lo guardò impalata, non intuendo cosa intendesse comunicarle, che ci facesse lì, se l’avesse seguita e che pertanto quella non fosse una semplice coincidenza, una sorta di luogo simbolico. Ma poco dopo si scrollò, quell’imprevisto successo le aveva dato alla testa, era vero, ora indiscutibile, la stava privando della sua lucidità e del suo raziocinio, perfino dei suoi riflessi vitali, tant’è che sulle prime non si rese conto che Duncan le si stava avvicinando, lento e silente, maestoso, con quel bagliore triplicato.

Questa volta fu l’uomo a tenderle la mano e lei, trovandoselo d’un tratto davanti ad un passo, un po’ oscillante, ritrosamente gliela strinse.

«Congratulazioni, miss Winter, questa è stata in assoluto, la migliore rappresentazione che io abbia mai prodotto.»

«Come dice?» si scombuiò lei, strabuzzando gli occhi per via di una così inverosimile dichiarazione, a dir poco inaspettata, conturbante. Ma non poté realizzare queste incredibili parole, quel fulgore pressappoco accecante, che Duncan da quella schiva mano la tirò deciso a sé, e Majka scorse le sue braccia sollevarsi per avvolgerla al collo e baciarla fulmineo sulle labbra.

La donna rimase immota, le ciglia spalancate, pietrificata, nel tempo in cui sentiva quella bocca calda, soffice, supremamente magnetica che inondava la sua d’ineffabile calore e raffinata passionalità, senza uguali, quella paradisiaca bocca che la stava persuadendo lenta ma travolgente a tuffarsi, disperdersi in un favoloso, magico sogno ad occhi aperti.

E non poté fare a meno di lasciarsi condurre, trasbordare in tale inenarrabile sogno, non poté evitare di cospargersi su di lui, fasciargli vigorosa la schiena e stringersi, esaltata e inebriata, comprimendo i palmi delle mani contro di essa, integralmente plagiata. Già, forse Hollie aveva ragione, era innamorata, anzi, pazza per lui, e lo stava scoprendo adesso, in quel preciso istante, tutte le previsioni dell’amica erano state azzeccate, anche per come si sentisse. Tuttavia costei non avrebbe mai potuto immaginare che quell’uomo, come baciasse, beh, era sul serio da far girare, perdere la testa.


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Ed era un bacio diverso, ancorché nel suo ufficio avesse lei già seriamente barcollato, ma al presente avvertì un qualcosa di dissimile, di potente, irresistibile, un’indefinibile sensazione che le permise di volteggiare, di legarsi bramosamente al suo torace, la testa interamente catapultata all’indietro, si stava offrendo, stava impazzendo.

E man mano che intensificava quel sublime bacio, insanente, tanto stravolgente da indurla davvero a delirare, a smarrire il senso della realtà, Duncan risalì piano i palmi dal suo collo e le cinse il volto. D’improvviso si disgiunse dalle sue labbra, morbide e fresche come ciliegie, talmente seducenti che per un attimo si era dimenticato di dove fosse.

A rilento erse il capo, la guardò, le sue iridi che potenziavano quella luce, oltremisura magnetizzante, lei ne fu incatenata, catastroficamente soggiogata.

«Perché…?» riuscì a domandargli, sotto quei magnifici occhi che brillavano di profonda venerazione.

Con i sensuosi pollici Duncan le accarezzò la rovente epidermide delle guance, i palmi ancora aderiti ad esse, sorrise, si accostò al suo orecchio e affabilmente le sussurrò: «Perché sei un altro sogno che si avvera.»

Lei era paralizzata, dall’aria allucinata, implacabilmente ammutolita mentre lo percepiva abbandonare lentamente il suo trepido viso, lo vedeva offrirle un altro bellissimo sorriso e volgerle le spalle per uscire dalla toilette. Anche questa volta l’aveva seguita.

E dopo quella clamorosa uscita di scena, Majka si soffermò a fissare la porta chiusa per un bel pezzo, a dir niente perturbata, inarticolata, sentendo ancora quel sapore, quell’indicibile calore, quelle labbra che definirle divine, beh, era un reale affronto. Erano state di più, lui era di più, più di quello che aveva immaginato, o forse sperato.

Perché sei un altro sogno che si avvera” le si ripresentò di colpo in mente, e in un barbaglio si confuse, a dismisura, adesso che stava tentando di razionalizzare, ragionare, darsi un effettivo perché di quel gesto.

Che voleva dire?

© Christine Kaminski | Vietata la riproduzione senza consenso scritto

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