Il SOGNO È SEMPRE, Cap. 7

«Sei un treno, stai salendo in un modo pazzesco!»

«Grazie… mi sento tutta in agitazione, è come se non arrivassi più a fermarmi, quasi non riesco a star ferma sulla sedia» fremé Majka, nel percepire una bizzarra elettricità che stava man mano prendendo piede in lei.

«Uhm, lo credo bene… quindi mi darai ragione adesso, sei d’accordo con me di chiamare Dorian?» s’intrufolò sagace, cogliendo la palla al balzo.

«Oh, lascialo in pace, se farà in tempo verrà, non temere, gli avevo dato lo stesso un biglietto per lo spettacolo, e sono certa che ce la farà» la osteggiò, non interessandole al momento il problema che tartassava l’amica, pensava ad altro, a come si sentisse, quasi sulla luna per quanto distante, svolazzante, altissima su nell’aria. «In fin dei conti è solo una cena di lavoro, non dovrebbe durare più di un tot e lui sarà qui almeno per festeggiare, qualora l’incontro si prolungasse fino alla conclusione dello spettacolo.»

«Se così fosse me lo avresti riferito prima per tapparmi il becco, lo vedi che già incominci a non essere più in te?»

«Per favore, mi stai rovinando la festa» si estenuò, ormai indebolita da tutti quegli sfibranti assalti. Quando ci si metteva l’amica riusciva ad essere ossessivamente petulante, inaffrontabile.

«Oh, cara, io invece te la voglio salvare» oppugnò, sardonicamente coriacea.

«Dio, Hollie, se dovessi avere in futuro una suocera, pessima che possa essere non sarebbe mai come te, te lo assicuro!» scimmiottò lei, boccheggiando come se le scarseggiasse l’aria dattorno, e non soltanto metaforicamente.

Hollie si appoggiò le mani sui fianchi in posa grintosa, arricciolando altrettanto scimmiottante le sopracciglia. «Ci puoi giurare, cara, ma solo perché il suo scopo ultimo non sarà senz’altro il tuo bene, non come il mio.»

«Ora va’, ho poco tempo a disposizione per cambiarmi» la congedò, visibilmente fibrillante per via dell’ultimo atto, il più emozionante che la attendeva, e la spinse energica alla schiena per incitarla ad uscire dal camerino.


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La donna si lasciò spingere, però nel contempo ruotò con la testa verso di lei per guardarla significativa. «Non credere, non te la caverai così facilmente, io ti aspetto qui fuori, ti accompagno personalmente fino ad un passo dal palco.»

«Va bene, va bene, ma adesso dammi respiro!»

«Majka!»

«Sì?» Lei si volse di slancio dalla toeletta del suo camerino, gli occhi che brillavano in una luce indefinibile, ora non riusciva sul serio a star seduta sulla poltroncina per la ribollente, prodigiosa emozione.

Lo spettacolo era stato un autentico tripudio, v’era stata una lunga ovazione alle reverenze finali degli attori, e il nome di Majka era stato urlato a squarciagola, congiuntamente a un riecheggiante scrosciare di applausi, mirifici e clamorosi complimenti a non finire da parte di tutti gli spettatori.

Lei stava volando, e seppur guardando Hollie non la stava neanche vedendo, l’amica che arrestatasi sull’uscio della stanza, esibiva grossi lucciconi agli occhi, ma che poi con un balzo le fu accanto, laddove Majka si alzò, e si abbracciarono con trepidante energia.

«Sei stava divina» si commosse Hollie, mentre seguitava a sussultare di gioia, emettendo qualche piccolo vagito.

Majka assentì con un mezzo cenno, anch’ella pressoché piangente, poi si scostò e la guardò riconoscente. «Grazie, non avrei mai sperato di poter riuscire con questo risultato, che la gente potesse apprezzarmi tanto.»

«Oh!» di nuovo vagì, e le diede un’affettuosa carezza sulla guancia. «Non sai quanto io sia felice per te, neppure se fossi stata al tuo posto lo sarei stata così.»

Lei le sorrise grata, rinvigorendo il brillio delle sue iridi emozionate, e la donna melodiosamente addusse: «Forza, togliti tutto quel trucco e cambiati il vestito, che andiamo subito a festeggiare.»

«Volentieri, aspettami in corridoio.» Tirò fuori il cellulare dalla borsa e glielo porse. «Chiama Dorian, il numero è memorizzato in rubrica, di sicuro a quest’ora si sarà liberato.»

Ancora abbastanza stravolta, Hollie ricambiò quel suo intenerente sorriso, impugnò il telefono ed uscì dalla stanza.

E lì Majka, per la turbinosa eccitazione impossibile da contenere, necessitante di sfogarsi e dunque trovando sbocco con quel sistema, alla stregua di un fulmine si struccò, si cambiò d’abito e dopo neanche cinque minuti, fu già sulla soglia del camerino per aprire la porta.

«Caspita… sei già pronta?» si strabiliò l’amica, permanendo con le palpebre spalancate.

Idillicamente lei annuì. «Lo hai trovato?»

«Mi ha appena risposto, è partito da poco ed è rimasto imbottigliato nel traffico. Però non è molto lontano, lo aspetteremo davanti all’ingresso del teatro.»

«Ok, io nel frattempo faccio una capatina alla toilette. Sono quattro ore che il mio metabolismo è bloccato, ed ora smania di adempiere i suoi bisogni!»

«Intesi, ti aspetto qui» condiscese, avendo ormai dimenticato la sua opera di preservazione, per come fosse ancora emotivamente coinvolta dall’esito dello spettacolo, e incoscientemente rientrò nel camerino per sedersi sul canapè ubicato in fondo alla stanza.

Majka sorrideva divertita, si era accorta che Hollie stava da tutt’altra parte con la mente, come d’altronde lei, e continuando a sorridere, si diresse alla toilette.

© Christine Kaminski | Vietata la riproduzione senza consenso scritto

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