Il SOGNO È SEMPRE, Cap. 7

Majka si confuse in maggiore entità, poiché cosiffatta ostinazione le stava nutrendo qualche sostanziosa perplessità. «Scusa, ma non ci sei tu con me, e poi cosa rischio di così letale, non ti capisco, sei veramente enigmatica.»

«Guarda, gioia, che tra noi due non sono di certo io l’enigmatica, comunque non dicevo in quel senso, è naturale che ci sia io con te, mi pare il minimo. Ma l’enfasi postpalcoscenico, se andrà come penso, ti riempirà di adrenalina fino a straripare e t’instillerà un incontrollabile entusiasmo che ti porterà a mille, tanto da offuscarti completamente la testa, insomma, peggio della droga.»

«Hollie.» Ora si spazientì. «Anche se così fosse, lo sai che genere di persona sono, non mi monto la testa e cerco di rimanere assiduamente con i piedi ben saldati a terra.»

«Ed io ti ribadisco che non è una sensazione che puoi controllare, oppure limitare, a prescindere dal soggetto, che sia tu o io, ma dopo, se voli alto è più facile che ti schianti, e ti fai parecchio più male, non so se mi spiego.»

«E invece non ti spieghi, visto che per me non sarà così eclatante, ne sono sicura» ridimensionò lei, nel sopraggiunto pensiero che l’amica forse non la conoscesse affatto.

«Non ci scommettere troppo, sorella, perché quando ti s’alzerà il livello di serotonina, ti scoppierà la produzione di endorfine, potresti commettere qualsiasi sciocchezza, persino catastrofica, e senza neanche rendertene conto» inficiò la donna, sempre più decisa a non mollare la presa.

«Cinque minuti!» si udì urlare dal corridoio, e Majka si eresse dalla sedia per dare un’ultima controllata al suo costume di scena.

«Adesso basta, Hollie, tornatene nel parterre. Vedrai, andrà tutto bene.»

«Ascoltami, te ne prego…» si sfiancò, dimenando a iosa il cranio per protestare. «Non sto scherzando, io mi preoccupo per te, lo so che hai una sbandata per Blair, non nascondermelo. E se lui è affascinato da te, cosa che credo, quando ti vedrà, quello che farà, quello che ti dirà, io non ho idea di cosa potrebbe accadere, e non ti parlo meramente di sesso, sei consapevole di ciò che ti aspetterebbe, se dovessi innamorarti di lui.»

«Ohi, rallenta, non posso mica innamorarmi in una sera!» svampò, incredula che Hollie conservasse una similare opinione su di lei, che la ritenesse circuibile a tal punto, da perdere la bussola per un uomo solo in base a qualche illusione generata a sproposito.


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«No, però potresti scoprirlo, e da lì non ritorni più indietro. Ecco perché Dorian dev’essere qui, non deve permetterti di lasciarti andare con il tuo cuore.»

Lei sbuffò ancora, si stava davvero stancando, e fin quasi al limite. «Sei tragica ed anche assurda, sei tu che devi rendertene conto. Avanti, ci vediamo qui alla fine del secondo atto, se proprio mi vuoi fare da angelo custode.»

«Come vuoi, in fondo non posso obbligarti» infine demorse, con un rassegnato sospiro. «Ci vediamo dopo.»

La baciò affettuosamente su una guancia per incoraggiarla, ed uscì con perspicua riluttanza dal camerino.

Majka tirò un buon respiro e si fece coraggio.

«Dio, spero che non balbetterò, o che peggio ancora non farò scena muta» auspicò, e drizzando fieramente le spalle, s’incamminò verso il palco.

«Sei assolutamente superlativa!» Come presunto Hollie fece un’altra incursione nel camerino, al termine del primo atto, ancor più eccitata della volta precedente. «E tutto questo talento dove lo nascondevi, nei pantaloni?»

«Ah…!» anelò, sventolandosi accaldata il viso con le mani. «Non me ne parlare, le prime battute sono state terribili, stavo per girare i tacchi e filarmela, prima di piombare nell’irrimediabile panico!»

«In effetti ti ho vista un tantinello nervosa all’inizio, comunque non ti preoccupare, nessuno lo ha notato, soprattutto perché ti sei ripresa, hai impiegato poco per scioglierti, e poi hai sentito gli applausi alla fine, sono tutti impazziti per te!»

«Grazie, e come vedi il mio livello di serotonina è stabile, ancora nella media» la ridicolizzò, sbandierandole un sorriso giocosamente ironico.

«Aspetta la fine vera e propria, tesoro, quando avrai preso la mano e ti sarai ambientata, e dopo vedrai!» propulsò, sempre più galvanizzata. «E lui… lui lo hai visto?»

«Macché, e se devo dirti la verità, mi è spesso venuto il dubbio che sia morto.»

«Oh, cielo, e perché?» trasecolò, nel non capire se stesse scherzando oppure no.

«Perché non l’ho più visto dal giorno che lo incontrai qui in teatro per parlare della mia scritturazione, all’epoca in cui ancora non avevo accettato.»

«Ah, sì?» si rizzò, subito rinfrancata. «Questa mi è nuova, non ne ero al corrente.»

«Sì, non te ne avevo parlato perché lo trovavo inutile, ininfluente, anche per non perdere tempo discorrendo su di lui, sai cosa voglio dire, ma adesso mi sembra il caso, affinché tu mi lasci definitivamente in pace.»

«Ininfluente è il fatto che non si sia fatto vedere da te, lo sai come la penso, sono stanca di ripetertelo» s’immusonì, al modo di una bambina capricciosa.

«Ed io invece sono stanca di ascoltare le tue eccessive lamentele, dovresti allentare un attimino la corda ogni tanto, e farmi respirare, specie perché alcune volte m’induci a sentirmi un’incapace, ed anche una sempliciotta che si fa ben troppi castelli in aria» la redarguì lei, ma attraverso un quieto atteggiamento assai accomodante per non rovinare questo particolare momento della sua vita.

«Non era mia intenzione, lo sai…»

«Certo che lo so» la sollevò Majka carezzevolmente, poi si udì un richiamo. «Ok, inizia il secondo round, ci si vede alla fine, così mi farai un prelievo di sangue per controllare i miei valori, va bene?» la stuzzicò strizzandole l’occhio.

«Sì, ridici ora, perché dopo riderò io, se dovesse succedere ciò che prevedo» le spiattellò, tra il satirico e il serioso.

«Mi vuoi così male?» cantilenò lei infiocchettando un’ingenua aria infantile.

«Eh, se ti volessi male, ti avrei già spinta tra le sue braccia!»

© Christine Kaminski | Vietata la riproduzione senza consenso scritto

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