Il SOGNO È SEMPRE, Cap. 7

A questo irrealistico pensiero aveva riso di sé, per quanto si fosse ritrovata sciocca e sognatrice, un’idealista realmente poco concreta e dunque l’antitesi di ciò che era lei, o di ciò che aveva sempre reputato di essere. Però alla prova dei fatti era in tal guisa, Blair era sul serio un fuoriclasse, l’aveva centrata e pure affondata.

Così accettò la parte di Cindy, ma sviò prudente l’ostacolo. Contattò Springer per comunicare il suo consenso, giusto per non intrattenersi in un ulteriore incontro con Blair che, se era stato già così bravo a leggerle dentro quando lei era stata eccellentemente carenata, era largamente intuibile che esibendosi lei oltremisura compiaciuta e bendisposta, lui ci avrebbe impiegato un nanosecondo per circuirla, magari non all’atto pratico, sessualmente, bensì nella sua testa, sana e saggia osservazione di Hollie, di cui aveva seguito un altro consiglio, era andata a letto con Dorian.

Onestamente non si era rivelata un’ottima idea, non era stato speciale come sperato poiché razionalizzato. Cionondimeno stava bene con lui, era un compagno discreto e poco invadente, rispettava i suoi spazi al lavoro e nella vita privata, e comunque esisteva un significativo feeling sessuale tra loro, insomma, tutto quello che ci voleva per lei, tanto, ma non troppo.

Ed anche durante il periodo delle prove Dorian fu esemplarmente longanime, ferace elemento che le concesse di affrontare al meglio i primi intoppi, incertezze ed insidiosi imbarazzi al ripresentarsi lì, dove era sicuramente partita col piede storto. Ma un aspetto che si verificò ancor più produttivo, positivo, fu che non incontrò Blair neppure una volta, nemmeno mai incrociato per i corridoi del teatro.

Ciò l’aveva floridamente sbalordita, in quanto era come se lui avesse studiato alla perfezione ogni sua mossa per non farsi adocchiare da lei, oppure, cosa cospicuamente probabile, girava tutto di nero come un fantasma, s’appostava e guardava, studiava, pensava.

Giunse la sera della prima, e per l’intero teatro v’era un copioso fermento. Erano tutti eccitatissimi per lo spettacolo, forse più del solito, perché quella rappresentazione, la storia in sé, che tra l’altro nessuno sapeva da chi fosse stata scritta, aveva suscitato in ciascheduno uno smisurato entusiasmo, per i risvolti umani, veri, incontaminati, nonché per le prove generali che erano risultate eccellenti, insomma, tutto era perfetto.

«Allora, bellezza, come ti senti?» Hollie fece scoppiettante irruzione nel camerino di Majka, elettrizzata forse più dell’amica, in previsione dell’evento eccezionale al quale stava per assistere.

«Ehi, peste, non ti agitare, altrimenti agiti anche me!» la rampognò ma con un giubilante sorriso sulle labbra, spensierata, quasi felice.

«Ok, ok, sarà fatto» le assicurò senza però riuscire a sedarsi. «Dov’è Dorian?»

«Non è potuto venire, purtroppo questa sera aveva un impegno che non è riuscito a rimandare» le inoltrò lei, volgendosi di nuovo verso lo specchio per ritoccarsi il make-up.


Advertisment

loading...

«Cosa!» Strillò con un tono così pomposamente squillante, che lei si girò sbigottita, quasi barcollando sulla poltroncina.

«Uhei, mi vuoi spaccare i timpani?»

«Quel diamine di testone, è un incosciente, ma non lo sa che cosa sta rischiando?» si rimescolò, approssimandosi alle sue spalle con fare concitato.

«No, e a dir la verità neanche io» manifestò, mentre la osservava attonita dallo specchio.

«Sciocca, lo sai di chi parlo» s’accalorò, sfoderandole un’espressione sontuosamente insinuante.

«Ah, sei proprio fuori strada» la contraddisse, nell’aver infine intuito quale fosse la sua paura.

Hollie friggeva su se stessa, sentendosi del tutto incompresa, stava per perdere il controllo di sé. «Ascolta la mamma, Majka, perché dopo aver concluso lo spettacolo, appena scenderanno i sipari ci dev’essere lui con te, assolutamente.»

Sbracciandosi Majka sbuffò esasperata, per l’aria esageratamente seria che l’amica aveva foggiato. «Dacci un taglio con i tuoi rebus, non ho tempo né voglia di sprecare energie per decodificarli, adesso devo concentrarmi.»

«Come preferisci, però dammi il suo numero, lo chiamerò io» si candidò granitica.

«Ehi, ma sei fuori?» Majka esacerbò la sua esasperazione. «Cos’è, ti ha dato in testa il vino di oggi?»

«È possibile, ma da un lato mi aiuta ad essere più intraprendente, niente scrupoli o discrezione. Che tu ti arrabbi oppure no, chiamerò Dorian.»

«Stammi a sentire, io non lo so che ti frulla per la mente, ma Dorian è ad un appuntamento di lavoro particolarmente importante. Il boss lo caccerà dall’agenzia se non concluderà l’affare per stasera, è più d’un mese che gli sta dietro, e comunque verrà alla replica di sabato, prima non può» la limitò, iniziando ad infastidirsi per quell’inutile, molesta presa di posizione.

«Aaah!» E tamburellò convulsamente un piede sul tappeto. «Mi vuoi ascoltare, benedetto Iddio?»

«Hollie, sbaglio o hai preso qualcos’altro oltre al vino?» la squadrò, divenendo abbastanza confusa, perché la spiegazione poteva essere semplicemente questa, in parole povere che fosse incappata in qualche sostanza stupefacente, dato l’ambiente che l’amica frequentava. Anzi, era già atipico che finora se ne fosse tenuta alla larga, tenendo conto delle feste, o meglio, i festini ai quali partecipava e alle persone con cui generalmente usciva.

«Non dire idiozie, lo sai che detesto quella roba, e io ti sto parlando seriamente, non puoi stare da sola alla fine dello spettacolo, questo è assodato» rinsaldò con fare perentorio, lampante indisposizione a cedere.

© Christine Kaminski | Vietata la riproduzione senza consenso scritto

Tag:, , ,



loading...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *