Il SOGNO È SEMPRE, Cap. 6

Majka scoppiò in una fragorosa risata. «Così imparerai le buone maniere!»

«Beh, forse questa me la potevo risparmiare» pazientò, rimettendosi seduta. «Ma perché sono così nervosi?»

«Perché lo sono io, lo sentono» estrinsecò, appressandosi al divano per sedersi anche lei, nell’aver finito di riordinare la cucina dopo la cena offerta all’amica.

«Perdiana, questo è proprio il colmo, non mi dire che hai instaurato un legame simbiotico con le bestie, e con un uomo nemmeno riesci a fare del sesso!» E si fece cadere parodiante le braccia. «Accidenti, non sarai mica la reincarnazione di un gatto?»

«E chi può dirlo, potrebbe essere» celiò, scattando sorridente con le spalle.

«Uhm… ok, tralasciando questo, adesso te lo ripeto seriamente, vedi di farti un fidanzato se non vuoi diventare un felino pure tu» la avvertì, scherzosa ma non troppo. «Non vorrei che perdessi la mano con le persone, se insisti a fare l’eremita con gli animali, e non stiamo neppure più uscendo insieme. Ti sei quasi rinchiusa, perciò ti ci vuole un uomo, un fidanzato in piena regola, prima che ti chiuda anche in te stessa e t’inacidisca del tutto.»

«Ma ce l’ho, cioè, all’incirca» reputò, sedendosi accanto all’amica sul sofà.

«Eh?» si drizzò a quelle stentate parole, pericolosamente capziose. «Ohi, Majka, non dirmi che…»

«Non sono l’amante di Blair» la prevenne lei per non farla troppo camminare con la fantasia. «E poi tu lo sai che persona sono, i principi che sostengo e di cui sono inflessibilmente convinta, che non tradirei mai, ed oltretutto sai quali siano i miei trascorsi in proposito. Quindi non lo farei in nessun caso, nemmeno se me ne innamorassi alla follia, cosa che comunque non accadrà.»

«Ah, ma certo…» si rilassò, e sul serio, dacché quella selvaggia paura le era salita realmente, ma non perché sotto tale aspetto disistimasse Majka, che fosse capace di fare l’amante intromettendosi laidamente negli altrui rapporti amorosi, all’opposto, lei non ci avrebbe creduto neanche se l’avesse visto con i suoi occhi. Però conosceva il potere di Blair, pur senza conoscere lui di persona, tuttavia era al corrente del suo magnetismo e delle frotte di cuori che aveva affondato.


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«E allora, di chi parli?»

«Dorian» telegrafò con fare distratto, nel mentre che impugnava il telecomando per accendere la Tv.

«Grandioso!» si elettrizzò, in un baleno sollevata, addossandosi con il braccio sulla spalliera del divano per guardarla entusiasmata in volto. «E… dimmi un po’… com’è?»

«Non abbiamo ancora consumato, se è questo che ti preme sapere.»

Hollie tirò all’indietro il mento, non la vedeva chiara. «E perché, da quanto tempo state insieme?»

«Dalla sera della tua prima» le riportò, sostando in un’aria ancor più vaga.

«Ah, adesso capisco, ti vuoi far desiderare!» si sfrenò, maliziosa ma fondamentalmente inoffensiva. «Però è sindacale, insomma, è trascorsa poco più di una settimana, quindi fai bene a parer mio.»

«Non è indicativo il tempo trascorso, è solo perché per il momento non me la sento.»

«Poverino, lo farai sentire male a forza di docce fredde!» debordò, buttandosi all’indietro sul sofà.

Majka si dissociò attraverso un serio, gestuale dissenso. «Ne dubito, considerato che sono stata accuratamente esplicita quando ho posto le premesse al nostro avvicinamento. Per ora la consideriamo un’amicizia particolare, più intima.»

«Non ti vuoi proprio far incastrare, eh?» decifrò sghignazzante. «O ti stai lasciando le porte aperte per qualcun altro?» E la fissò sospettosa, facendosi molto concentrata nella sua accurata esplorazione, allo scopo di evincerne, più dalle possibili svianti parole, che diavolo le frullasse in quella fin troppo pragmatica testolina.

Infatti, sebbene Majka non fosse un soggetto che predicasse le relazioni di tipo aperto, tutt’altro, per lei la coppia era costituita da due persone e più nessun altro, era per prima cosa onesta con se stessa, di conseguenza anche con il suo prossimo. Perciò, era forse questo un metodo anche inconsapevole, per costruirsi un alibi o al limite una valevole giustificazione, semmai le fosse capitato di farsi involontariamente irretire da qualcun altro, e sappiamo bene di chi.

«Macché, le porte sono chiuse per tutti» decodificò Majka, un po’ irrigidita dall’illazione, giacché in totale onestà, tanto sicura di base non era.

«Chiuse per tutti… allora anche con Dorian?» Si stava ingarbugliando a più non posso.

«Non per la precisione, è una pretta questione d’indipendenza. In questo periodo ho bisogno di libertà, non voglio nessuno che mi stia con il fiato sul collo, diciamo pure tra i piedi, e se facessimo del sesso ci avvicineremmo troppo. Lui comincerebbe ad avanzare diritti o anche semplici pretese da me, e sarebbe comunque naturale, automatico dopo un avvicinamento simile.»

«Ne parli come se fosse una specie di contratto, intendo, tu non ne hai bisogno del sesso, del contatto fisico, umano, oltre che di quello coi tuoi stramaledetti gatti?»

Sì udì un miao, ed Hollie si mise all’istante sull’avviso, in previsione d’un altro spiacevole attacco.

«Come diavolo fanno a capire?»

«È il tono di voce che impieghi, se li guardi in un certo modo, infatti li potresti anche schernire ma facendolo nella forma non aggressiva. Se ti dimostri carezzevole per loro diventa un apprezzamento, ovviamente non capiscono il senso delle parole, in fondo utilizzano le loro capacità per adeguarsi a noi, cosa che noi, anzi, alcuni di noi non fanno» scandì insinuante, scoccandole un’occhiata ironica.

«Ah, che strazio, perché dovremmo adeguarci, visto che gli diamo un tetto sulla testa, cibo e calduccio?»

«Diamo?» reiterò, rincarando la sua occhiata.

«E va bene, basta così, quando si parla di loro non ragioni, e in ogni maniera m’interessa ben altro» si rimpettì, orientandosi nuovamente di fronte a lei.

«Ad esempio?» Majka la scrutò sospettosa.

«Che farai con Blair?»

© Christine Kaminski | Vietata la riproduzione senza consenso scritto

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