Il SOGNO È SEMPRE, Cap. 6

Un po’ intimidita da quell’aria, lei obbedì ed eseguì qualche passo per avvicinarsi.

«Si sieda» le ingiunse.

Majka acconsentì con un mezzo sorriso e si sedé, nel mentre che lui si accomodava sulla sua poltrona direzionale, estraendo dal cassetto un plico. Lo aprì, le dispose dinanzi il contenuto e si tirò all’indietro sullo schienale.

«È il copione?» presuppose lei, scrutando quello che aveva l’aria di essere un dattiloscritto.

Duncan assentì, puntò il gomito sul bracciolo e addossò il mento sul dorso delle sue dita, osservandola taciturno, sempre col suo fare speculativo.

Majka non comprendeva questo strano mutamento di umore, o più propriamente comportamentale, che si fosse pentito?

Ma si scrollò, non sussisteva valida ragione di cui pentirsi. Dopotutto si trattava di un semplice spettacolo, lui non le aveva di sicuro rivolto qualche proposta indecente né sottilmente seduttiva, perlomeno non all’apparenza, pertanto valicò siffatta ipotesi, in pratica non si martoriò invano la mente.

Afferrò il copione e svogliatamente lo sfogliò, impiegando una certa apatia nello scorrere le prime righe, forse derivata da un blocco della sua mente, giudiziosa, che non intendeva troppo lasciarsi trasportare, coinvolgere. Per farla in breve, intenta a scovare il più rapido pretesto per rifiutare.

Tuttavia, nel leggere la prima pagina, la seconda e via la terza, in modo sempre più concentrato ed esponenzialmente vorace, di colpo s’illuminò in volto. Quella storia sembrava una sorta di favola, quasi fanciullesca, ideale, romantica, addirittura pura, fatta di sogni di un’adolescente fino ai primi anni dell’età matura.

«Non sono un tantino troppo cresciuta per interpretare la parte di una sedicenne?» raffrontò da ultimo, erigendo il volto per guardarlo stupita.


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«Esiste il maquillage, miss Winter, e non sarà comunque difficile camuffare la sua età, dati i suoi lineamenti.»

«I miei lineamenti?» rifece lei, fissandolo di poco canzonatoria, forse alludendo inconsapevolmente alle sembianze consumate della moglie che, da come aveva potuto a grandi linee rilevare, se non aveva la sua precisa età, aveva sicuramente qualche anno in più di Blair.

«Sì, e cos’altro?» pospose lui senza raccogliere.

«Niente che sia importante» eluse lei, nell’essersi resa conto di aver reiterato il suo atteggiamento infantile, perlopiù nei suoi pensieri, e si riconcentrò nella lettura, finché non pervenne a determinati paragrafi che stimolarono la sua mente a porsi qualche sano interrogativo, o comunque obbiettivo, scevro di sospetti o inquisizioni.

«È interessante» riprese quindi. «Però non riesco a trovare il nesso, cioè, con me… Io cosa c’entro con Cindy, qui vedo che è una ragazza relativamente giovane, piena di speranze, di sogni, ancora non ha avuto un contatto pieno con la vita reale, i disincanti, ed era a questo che mi riferivo, non dal lato strettamente fisico.»

«Ne è sicura?»

«Eccome se lo sono… ma perché?» si spiazzò, fissandolo perplessa negli occhi.

«Allora forse non si conosce come credevo, non come dichiara lei stessa» contemperò, in sardonica movenza sopraccigliare.

«Non si può conoscere globalmente se stessi, io conosco quello che è palese ai miei occhi, quello che forse non occulto ai miei occhi, però io non sogno più da molto tempo e non ho alcun sogno da realizzare, nessuna particolare ambizione. Mi va bene la mia vita così com’è, ma ciò non significa che io sia una persona fredda e soltanto razionale, che non crede ai sogni o che non abbia mai sognato. Sono pratica, realista, e questo lei dovrebbe saperlo, tenendo conto che mi ha schiettamente enunciato che vede ciò che gli altri non vedono, che conosce l’animo umano più di molti altri» argomentò acida lei, ricambiando verbalmente il suo sarcasmo.

«Non è una questione di conoscenza, ma di sensazioni, e la capacità di interpretarle la reputo una dote naturale, non una sapienza. Infatti non la conosco, miss Winter, materialmente non so nulla su di lei, non ho informatori né m’informo, fatta eccezione per i precedenti legali, naturalmente.»

«Allora lei vede questo in me, un’adolescente illusa e poco realista?» captò, parecchio infastidita dalla sintesi implicitamente lanciata.

«Non si fermi alla superficie, a poche righe che ha letto. Quello è solo l’inizio e se vuole, prima di decidere, può leggerlo distesamente, ma dovrebbe farlo in fretta, non ho più molto tempo.»

«Chi l’ha scritta?» inquisì più avanti, poiché un sensato dubbio la stava cogliendo, ovvero che fosse stata scritta apposta per lei, e se si stava dimostrando presuntuosa nei confronti di se stessa, quel sospetto superava con gran distacco suddetta sensazione.

«Cioè…» si riprese, essendosi avvertita troppo indagante, invadente. «A quale pubblico si rivolge, ai ragazzi? Intendo, è riservata ad una determinata fascia d’età, data la trama?»

«Non creda, miss Winter, tra gli adulti c’è ancora il desiderio di sognare, e glielo dico per esperienza personale» disquisì lui con nuovo fare assai placido.

«Ossia?» Non aveva decifrato, o forse sì, ma non credeva proprio che costui fosse un tipo che sognasse, che avesse un sogno per così dire, nel cassetto.

«Questo non ha importanza, ora devo sapere cos’ha intenzione di fare» soprassedé lui, spostando l’attenzione a ciò per cui essenzialmente erano lì.

«Glielo dirò, certo, ma prima di discutere sull’eventualità d’accettare, devo anzitutto precisarle alcuni punti fondamentali, se non condizioni. Dipende da come lei li valuterà, se sarà disposto a venirmi incontro» preludiò lei per tastare il terreno, o tutt’al più per non contrariarlo, dato il soggetto.

Duncan curvò un sopracciglio, ironico ma soprattutto sorpreso, in quanto era la prima volta che qualcuno poneva delle condizioni ad una sua offerta. Comunque non contestò, non ancora, e le delineò un quieto cenno atto a proseguire.

«Prima di tutto io non dispongo della facoltà di concedere completa dedizione allo spettacolo, ho una vita, una professione da seguire e non posso porla in secondo piano, è la mia sola fonte di sostentamento e quindi non voglio rischiare che sia compromessa» gli enucleò, cercando di mostrarsi la più cortese possibile per non indispettirlo, ma come presupposto Duncan replicò quell’inarcata, leggermente infastidito da cosiffatta puntualizzazione.

«Miss Winter, lei non entrerà nella nostra compagnia gratuitamente, senza essere meritoriamente retribuita, dunque ritengo che possiamo benissimo tralasciare questo punto.»

© Christine Kaminski | Vietata la riproduzione senza consenso scritto

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