Il SOGNO È SEMPRE, Cap. 5

«Come ti vanno le cose?»

«A gonfie vele, e tu invece, come stai?»

Majka distese le gambe sul tavolino per accomodarsi meglio sopra il divano. «Oh, tutto uguale, ormai sono ritornata alla mia vita normale, alla routine di sempre.»

«Majka, io… ascolta, in realtà ti ho telefonato per domani» arrischiò Hollie per reiterare un ennesimo tentativo, l’ultimo ma voleva farlo, perché con una tipa come Majka era sempre un’incognita. Bisognava prenderla nel momento giusto, in base al suo conciliante umore o alla sua momentanea apertura mentale, un po’ difficoltoso però alla fine ci si poteva riuscire, l’unico problema sussistente era appunto di riuscire a beccarlo, suddetto momento.

«Uffa, ti ho già detto, quasi ripetuto fino alla nausea che non me la sento di venire ad assistere allo spettacolo, non voglio più incontrarlo» rifiutò lei stressata, corposamente snervata dal doversi persino parare dagli asserragliamenti dell’amica, lei che sarebbe dovuta essere la prima a comprenderla, a lasciarla in pace su questo versante rigogliosamente critico.

«Ed io ti ripeto che quello, come dicesti tu tempo fa, è un fantasma, non lo incontrerai di sicuro. Avanti, ho bisogno del tuo sostegno!» la pregò tintinnante, sgusciante.

Majka sorrise di munifica letizia, tutto considerato era molto felice di percepirla così raggiante, per prima cosa che lo fosse. Hollie aveva preso il suo posto nella compagnia, era la protagonista della commedia che lei aveva lasciato e l’indomani sarebbe stata inscenata la prima dello spettacolo.

«Majka, ti prego, siamo amiche da tanti anni, e non puoi mancare al mio debutto come protagonista, ho bisogno di te…» perseverò l’altra, stavolta autenticamente supplichevole.

«Non mi porre in questa condizione, per favore, io non me la sento, e ad ogni modo non ce la farei ad esserti di sostegno in questo stato, non dopo ciò che è accaduto tra quelle mura» si angustiò, nel rilevare quella nuance a momenti disperata, e si stava quasi sentendo in colpa, sapeva che l’amica ci teneva allo sproposito.

Questa era un’occasione speciale, irripetibile, il suo ingresso ufficiale in un mondo del quale da sempre aveva bramato di far parte, però di fatto non v’era alternativa disponibile per lei. Quella famosa giungla, comparsa proprio nell’attuale congiuntura dove non avrebbe tassativamente voluto, era rientrata in campo, un’altra questione di sopravvivenza da non eludere.


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«Hollie, ti giuro, per me sarebbe un piacere, davvero, ma non posso. Comprendimi, non posso rischiare di vederlo.»

«Ma sei innamorata?» ipotizzò a quell’esaustivo punto, essendo che la riscontrava ben troppo motivata, accanitamente ostinata, addirittura incrollabile, e pertanto tale poteva essere l’unica ragione.

«Ma no, che dici… come potrei» s’impantanò, esalando un gracile tossicchiare.

«E invece sembra proprio di sì, anzi, direi che è lampante» la smentì, adoperando un fervido fare parodiante, in pratica il suo consueto.

«Scusa tanto, eh, ma lampante è un’esagerazione, tu sei esagerata, e poi dimmi, da che cosa lo vedresti?» sgusciò, per conferirsi il tempo di preparare un’idonea strategia di difesa, in sostanza per non arrendersi all’evidenza. Si sarebbe messa spalle al muro da sola e non ne sarebbe più uscita, non con una navigata marcatrice come lo era Hollie.

«È una questione di priorità, e lo vedo dal fatto che poni lui davanti a me, sopra di me. A ragion veduta Blair è più importante di me e della nostra amicizia, oppure il mio fiuto mi sta ingannando?» la punzecchiò fainescamente, perché se non sussisteva possibilità di convincerla, era quantomeno il caso che l’amica fosse onesta con se stessa, o se non di più che aprisse gli occhi e si guardasse maturamente dentro.

«Sì, ti sta ingannando, non devi dubitare che sono felice per te, che farei qualsiasi cosa per te, ma questo non significa certo che io debba farmi del male» riepilogò lei, per non divenire troppo particolareggiata sul sentimento che provava, o forse per non ammetterlo a se stessa, in effetti.

«E tu sostieni che non sei innamorata, sono parole forti per chi non prova nulla, dico bene?» la braccò, ghiottamente soddisfatta di essere approdata al nocciolo della questione in tempi così rapidi.

«Beh…» pencolò infatti lei, colta in fallo.

«Lo sai che non l’ho più visto?» deviò per giungere scaltramente al medesimo esito, quel che più le premeva, ma anche allo scopo di non amplificare il suo manifesto imbarazzo. Sapeva quanto fosse dura per Majka ammettere di essere innamorata, non nello specifico di Blair, bensì in generale. Si era chiusa, non palesava più i suoi sentimenti per alcun uomo dopo la crudele esperienza vissuta con il suo ex fidanzato, il quale l’aveva anche incisivamente segnata nel suo amor proprio, nella sua maltrattata dignità.

Lei s’interdisse, si confuse. «Come sarebbe che non lo hai più visto, che significa?»

«Che da quel giorno, quando te ne sei andata dalla compagnia, Blair non si è fatto più vedere, non è mai venuto in sala prove, abbiamo fatto tutto senza di lui.»

«È puramente perché non aveva bisogno di controllare, Hollie, tenendo conto che tu sei del mestiere, affidabile da questo lato, ed ha quindi potuto dormire sonni tranquilli» sottilizzò un po’ ironica, più di tutto per non erogarsi vane illusioni.

«Questa non è l’idea che mi sono fatta, o piuttosto, che ci siamo fatti tutti.»

«Tutti chi?» La sua confusione stava aumentando, e di parecchio.

«Quelli della compagnia, cioè, gli attori, chiaramente lo staff di Blair non ne ha fatto parola» propalò, secca ma insinuante.

«E dunque, quale sarebbe questa così particolare idea?» s’interessò d’impulso, pur permanendo circospetta, legata.

«Di come ti ha baciata» sintetizzò, propensa a palesare un pizzico di delicatezza, in sintesi di non elaborare la frase nella sua solita foggia sguaiata.

«E allora?»

«Aaah! Ma ti devo fare un disegno!» sbottò, perché per una volta che intendeva dimostrarsi discreta o come minimo delicata, di converso l’amica non glielo stava concedendo, al contrario, era come se la stesse nientemeno istigando.

«Sarebbe un’idea, dato che non ti capisco» ammise lei scherzosa e senza apparentemente scomporsi, solo all’apparenza, ma immaginava dove volesse andare a parare.

«Che quell’uomo era lì soltanto per te» mirò, prendendo infine il toro per le corna.

© Christine Kaminski | Vietata la riproduzione senza consenso scritto

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