Il SOGNO È SEMPRE, Cap. 4

«E perché dovrei?» traballò, fissandolo disorientata, impossibilitata a ricollegare la domanda che in concreto non deteneva fondamento. Lei non avrebbe mai giocato su questo suo lato caratteriale, senz’alcuna ombra di dubbio.

«Mi dica, che tipo di attività pensa che svolgiamo, una commediola per i bambini dell’asilo?» ritorse, sguainandole un’occhiata acremente sarcastica.

Majka si oltraggiò, era tempo di piantare i giusti picchetti che non gli consentissero più di sforare nella sua snervante alterigia, di trattarla a quel deprecabile modo. «Non le permetto, del resto le avevo precisato sin dal principio, quando me lo ha proposto, di non sapere se esserne dovutamente capace. Ho fatto una prova e non è andata, adesso mi dica lei che cosa dovrei fare, suicidarmi perché non so fingere come voi, come lei?»

Lui non rispose, la guardò istoriando la sua solita aria indecifrabile, permase un attimo immoto, dritto, ma poi d’emblée, mosse alcuni passi nella sua direzione e senza che Majka se ne accorgesse, era già su di lei a contornarle il viso con le mani e a baciarla.

Lei si confuse, barcollò come se fosse stata investita da una violenta onda anomala, eppure bastò un battibaleno che si sciolse e reclinò il capo all’indietro per offrire le sue labbra in quel bacio, vero, completo, che sulle prime le procurò un giramento vorticoso della testa.

Ed alzò le braccia per circondargli la schiena, asservita, mentre sentiva quelle irresistibili labbra ritmare insieme alle proprie, quelle favolose dita che s’intrecciavano ai suoi capelli, l’ineffabile calore ripresentatosi, accresciutosi, che per un momento la indusse a volteggiare, turbinare, smarrire la cognizione della realtà.

Lui proseguì a baciarla per svariati secondi, poi d’un tratto arretrò, lasciandola così, tramortita, sconvolta, bloccata con gli occhi chiusi, e incrociandosi di nuovo le braccia al torace professò: «A quanto pare dovrei interpretare io il ruolo del protagonista.»

Majka si risvegliò, strabuzzò un po’ gli occhi e li spalancò. «Che intende alludere con questo?»

«Mi sembra abbastanza evidente, dato che fino ad ora non abbiamo trovato un solo cristiano, tra ben dieci candidati, in grado di sciogliere il suo gelo, miss Winter.»

«Questo indica semplicemente che vi siete procurati dei principianti, diciamo pure scarsi, visto che non è eccessivamente difficile indurmi a sciogliermi, e lei ne è l’esempio vivente. Lo abbiamo sperimentato ora, mi corregga se dico fesserie» s’incarognì, avendo ben lui oltrepassato la soglia della decenza e dell’educazione, che se Hollie era stata convinta che lui riuscisse a toglierle la parola, era questo anche un buon sistema per rivalutarsi agli occhi di se stessa.


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Duncan ornò un sottile sorriso sardonico. «Io non so recitare.»

Allo sbaragliante messaggio insito in quella sintetica dichiarazione, lei impietrì e non poté assolutamente ribattere. Or dunque era successo, già, le aveva per l’ennesima volta tolto la parola, e a tempo di record.

«Ha finito le munizioni, miss Winter?» la pungolò lui, pungolato a sua volta. «Dovrei forse ripetere il mio gesto per scuoterla a dovere, risolutivamente?»

E lei si caricò. «Non si travesta da samaritano, signor Blair, perché qui non siamo degli ebeti, e nemmeno degli sprovveduti. Lo abbiamo capito tutti che questo è un mediocre, ed anche misero tentativo per cercare di sedurmi.»

«Mi piacerebbe.» E lei rabbrividì. «Ma purtroppo sono un uomo sposato, quindi non potrei neanche se lo volessi.»

E Majka raggelò.

«Allora, miss Winter, vuole eseguirlo un piccolo sacrificio per noi, oppure devo chiamare i miei legali per impugnare il contratto, visto che lei mi sta lasciando, come si suol dire, a piedi?»

«Non è un sacrificio, non precisamente» abbozzò, ancora affondata dalla precedente asserzione, o piuttosto, da tutte, concise ma diroccanti, vittima di un perfetto, conclusivo atterramento.

«Infatti mi pareva, date le sue ambizioni, il suo narcisismo che la conduce a voler necessariamente diventare una stella, e questi piccoli compromessi, piccoli, dev’essere disposta a digerirli, altrimenti non andrà lontano» sermoneggiò lui con affilato tono ammonente.

«Per piccoli, che intende?» La stava dilungando, al fine di concedersi il tempo di riprendersi totalmente.

«Non le sto proponendo di diventare una pornostar, miss Winter, non mi faccia puntualizzare argomenti inutili, ma in futuro le potrebbe anche capitare di dover girare delle scene di sesso, e lei a quel punto cosa farà, richiederà una controfigura?»

Lei si riprese in toto dopo questa sprezzante frecciata. «È probabile, se io volessi cimentarmi in questo genere di carriera, se fosse una mia ambizione, come la definisce lei, ma il mio è un semplice gioco, un comune passatempo. Non ho intenzione di fare l’attrice né la cantante, e nemmeno la ballerina, sebbene abbia studiato danza da bambina, io voglio una vita normale, e glielo posso garantire.»

«E come mai si trova qui?» la occhieggiò, assai poco convinto delle sue prosopopeiche parole, essendo che non coincidevano di un’oncia con i fatti fino ad oggi conclamatisi.

«È stato un caso» schematizzò, indurendo la sua espressione per prevenirlo, per inoltrargli un dovizioso altolà, poiché innegabilmente lui l’avrebbe contestata.

E infatti Duncan si spazientì. «Vogliamo iniziare a parlare chiaro, o insistiamo a prenderci per il naso?»

«Lei può credere a ciò che più preferisce, non mi riguarda affatto, ma è bene che lei sappia che nella mia vita io non intraprenderò mai una carriera analoga, soprattutto per questi piccoli compromessi che se mi permette, per me non sono piccoli, al contrario, sono enormi. Io non sono abituata a fingere su queste cose e non voglio neppure imparare a farlo, se tanto vogliamo essere precisi» chiarificò, palesandosi sul piede di guerra, perché un’ulteriore contestazione da parte sua e lo avrebbe mandato al diavolo.

«È un bel discorso, miss Winter, potrebbe anche non fare una piega, ma cozza un tantino con il suo comportamento, non trova?»

«No, e poi a quale comportamento allude, perché da quello che mi risulta, so di aver dimostrato l’opposto, altrimenti non saremmo qui a discuterne.»

Duncan la rimirò ironico. «Andiamo un pochino più a fondo, miss Winter, perché da quello che invece risulta a me, lei ha imparato una coreografia in neanche mezz’ora ed ha memorizzato cinquanta pagine di copione in meno di ventiquattrore. Questa non è ambizione, smania di sfondare, di scalare al successo?»

«No, ero solo brava a scuola, anzi, ero la prima della classe» lo zittì, forasticamente algida, e gli girò le spalle per terminare quella patetica conversazione.

«Miss Winter.»

Majka si voltò senza accennare nulla, tuttavia lo guardò asperrima, in flagrante posizione per partire nuovamente all’attacco.

«Lo sa che io non posso lasciar correre, se lei mi pianta in asso, giusto?»

«Faccia quello che ritiene più opportuno, io sono in ritardo col mio lavoro, sto sprecando del tempo improduttivamente, oltretutto per un gioco che sta diventando più impegnativo di una professione vera e propria, quindi la chiudo qui. Mi faccia contattare dai suoi avvocati, le risarcirò ogni centesimo che ha perso per causa mia.»

Gli accennò un inchino e se ne andò, camminando dritta e impettita verso l’uscita. Lui non la richiamò, la osservò impassibile, assorto e sempre speculativo, andare via.

© Christine Kaminski | Vietata la riproduzione senza consenso scritto

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