Il SOGNO È SEMPRE, Cap. 4

L’uomo scosse il cranio intimidito, traumaticamente ammutolito, e con tutto agio Duncan si eresse, portandola morbidamente con sé. Lei barcollava, interamente sottosopra, incapacitata inizialmente a restare stabile sulle proprie gambe, giacché era come se se ne andassero per conto loro.

Disinvoltamente Duncan si distanziò dalla scena, senza enunciar più parola, e si riposizionò nella sua postazione abituale, con la medesima postura di sempre.

Alla ripristinata lontananza Majka espletò un rianimante respiro ed avviò a rilassarsi, sistemandosi per ripetere la prova, senz’altro più facile della precedente, questo era assodato, ma allorché Patrick ripeté gli stessi gesti, il casqué e la baciò, lei non si sciolse d’un filo, neanche alla lontana. Oltre ad essere rigida fu addirittura freddissima, seppur inconsciamente, inavvertitamente, ma in conclusione Duncan aveva ottenuto l’effetto contrario, perché come l’aveva condotta lui, beh, il suo compagno non ci era riuscito neppure di mezza tacca.

E infatti Duncan si rialzò all’istante, stavolta con un’aria spazientita.

«Si sposti» ordinò in tono seccato, e si dispose alle spalle di Majka che questa volta fu sbalzata da un energico batticuore, perché adesso sì, se dapprima l’aveva scampata, che se lui l’avesse baciata, non era sicura se sarebbe concretamente svenuta.

Duncan le posò nuovamente la mano sull’addome, reiterò quelle movenze e dopo aver effettuato il casqué, Majka che nel frattempo stava tremando come una festuca al vento per l’emozione, lui s’inclinò e la baciò, sostando sulla sua bocca per alcuni secondi, al di fuori del copione che prevedeva un bacio a stampo, di poco più di un secondo. Ma anche il gesto di risollevare il capo e guardarla negli occhi lo era, per di più con uno strano ma potente bagliore emersovi, dato che la donna, anch’ella senza rispettare il copione, si era trattenuta per qualche attimo con gli occhi chiusi, pressoché serrati, per via di quel bacio che benché fuggevole, lei avrebbe ampiamente definito travolgente.

E quando Majka stralunata li riaprì, lui fregiò uno sguardo a metà cammino tra il postulante e lo speculativo, potenziando quel fulgore. Eppure bastò lo scadere di un altro, unico secondo, che mosse di nuovo il capo in corrispondenza di Patrick.

«Le è chiaro adesso?»

L’uomo chinò la testa desolato, colossalmente umiliato, dacché in tale affilata forma Duncan lo stava incolpando che non sapesse baciare una donna neanche nella finzione.

Duncan lasciò andare Majka che, molto più che imbambolata non lo stava per ora ascoltando, non udì nemmeno le sue successive parole: «Facciamo un ultimo tentativo, altrimenti cambieremo protagonista maschile.»


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E quel tentativo, come presupposto, andò male, un cosiddetto buco nell’acqua.

«Quello sì che era un bacio!» starnazzò Hollie, mentre sterzava con l’auto per lasciare il posteggio di fronte al teatro. «Credevo di aver visto tutto, ma a giudicare da questi rocamboleschi spettacolini non è affatto così!»

«Piantala, non essere fuori luogo» la frenò Majka, percettibilmente irrigidita.

«Ancora non sei riuscita a riprenderti, eh?» si sbellicò esilarata, ma portandosi simultaneamente una mano alla bocca per limitare le sue risa, nel delicato intendimento di non dimostrarle che stesse facendosi beffe di lei. «Certo è che non ti avevo mai vista talmente imbarazzata, su questa terra esistono sul serio degli uomini che riescono a privarti della parola, insomma, un Dio esiste!»

«Dacci un taglio, Hollie, che non sono affatto in vena» s’irrigidì lei ancor di più, in quanto di già era dura dover fare i conti con se stessa, e riderci sopra la faceva sentire oltre che stupida, anche imbranata. «È una situazione a cui non sono abituata, che non sono abituata a gestire, e che fossi proprio tu a farmelo pesare, addirittura a prendermici in giro, beh, grazie mille.»

«Guarda che non ti sto sfotticchiando, chiunque sarebbe svenuta tra le sue braccia, mentre tu invece hai mantenuto il controllo, cioè… a larghi tratti!» si sbrigliò cominciando a ridere chiassosa, purtroppo non poteva davvero farne a meno.

«In verità ci sono andata strepitosamente vicina» le confessò lei sorridendo rallegrata, nella sovvenente ipotesi che in fondo, un pizzico di autoironia le avrebbe magari permesso di venir fuori da quell’incaglio mentale.

«Comunque ti dovresti un tantino sciogliere, non dico con Blair, tutt’altro, sarebbe un suicidio in effetti, ma col tuo coprotagonista. Ne hanno già cambiati due finora, e continuando di questo passo rischi di perdere la parte» le consigliò l’amica, cessando di ridere per discuterne seriamente, per attribuire un debito tono serioso a quello che alla lunga avrebbe potuto rappresentare un problema.

«Credi che non ne sia cosciente? Lo sono eccome, però è più forte di me, non ci riesco» si abbatté lei effondendo un altrettanto abbattuto sospiro.

«Con lui ci sei riuscita» cavillò, con fare indifferente ma sintomatico.

«Esatto, quindi ho concluso che non è colpa mia, voglio dire, se con Blair ci riesco, e in maniera così facile, sono gli altri a non essere capaci di portarmi, o no?» suppose lei per tirarsi su, per conferirsi un granello di autostima che oggi, in via definitiva, era drasticamente andata a farsi friggere.

«Non saprei, io temo che sia una questione personale» cogitò l’altra riconquistando un integrale tono serio.

Majka la squadrò scrutatrice. «Ossia?»

«Che se Blair ci riesce, evidentemente è solo perché sei coinvolta da lui, che ti piace, e di conseguenza ti viene naturale, ma quando si tratta di recitare hai questo particolare limite, non sei in grado di stabilire un contatto umano di un certo tipo» teorizzò, ma con un’impostazione di voce volta a non manifestarle biasimo. Di base lei non aveva colpa se riscontrava questo genere di difficoltà, Majka non era un’attrice, e in fin dei conti non aveva neanche mai avuto l’intenzione di farla.

«Ti riferisci al bacio?»

«Già, e meno male che non sono previste scene di sesso, altrimenti sul serio saresti stata nei guai!» sfumò, ricominciando a sghignazzare sguaiata.

«Dài, in una rappresentazione teatrale, peraltro un musical, è raro, se non impossibile che si possano interpretare scene similari» apostatò lei, pur evaporandosi di un greve sospiro, nefandamente demoralizzata.

«Comunque non capisco, se già sapevi di avere quel problemino, perché hai accettato la parte?»

© Christine Kaminski | Vietata la riproduzione senza consenso scritto

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