Il SOGNO È SEMPRE, Cap. 2

La donna si dimenò ancora con il capo, vulcanicamente, sempre più imperversata. «Questa è una bestialità, e non ti permetterò di farlo, di infilarmi in testa questo disincanto solo per procurarti l’alibi di essere andato a letto con la mia migliore amica, anzi, ex amica. Perché siete voi ad esserlo, ad essere dei miserabili, delle persone piccole e meschine, siete due bastardi, maledetti bastardi!»

Una voce fuori campo li interruppe, era Rupert che, come di regola, si era dapprima voltato alle sue spalle e poi interposto nella scena: «Va bene, per noi basta così.»

Majka e l’uomo si guardarono ingarbugliati, considerando che non erano neppure arrivati a metà della scena, in conclusione avevano recitato a malapena due pagine del copione, e lei s’infastidì. Avrebbero potuto evitare di farle sorbire quella sfacchinata per niente.

«Accomodatevi fuori» li esortò Rupert, e si issò dalla sedia per instradarsi fino all’uscita.

Majka e il suo compagno di scena acconsentirono e si spostarono nel backstage per attendere il responso.

«Mi chiamo Joel» si presentò l’uomo rifinendo un sorriso cordiale, quando si ritrovarono dietro le quinte.

«Piacere, Majka» contraccambiò lei, d’un sereno sorridente.

Lui ricambiò con grata lietezza il suo delicato sorriso. «Lo sai che sei ok?»

«In che senso?» s’insospettì in una folgore, perché posposta la sua trasparenza di modi, dei suoi stessi occhi, lei aveva inteso che in questo entourage fosse indispensabile rimanere sempre vigile. Era un mondo che di fondo lei non conosceva, e quindi generativo delle più inopinate, forse spiacevoli sorprese.

«Beh, nell’interpretazione, desideravo sapere da quanto tempo fai questo lavoro. Scusa se te lo domando, ma siccome sono un debuttante mi hai messo un po’ in difficoltà con le tue improvvisazioni, però è facile seguirti. Sei molto naturale, mi hai condotto ad immedesimarmi meglio nella parte, oserei dire a recitarla ottimamente.»


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A tale innocua esposizione, lei impercettibilmente si rilassò. «Sarà perché mi ci rispecchio, intendo, nel personaggio. Jocelyn mi somiglia in tanti aspetti caratteriali, ecco perché è stato facile sia imparare la parte, che recitarla.»

«Allora sei in lizza per il ruolo di protagonista, hai scelto proprio di interpretare Jocelyn?» desunse, piuttosto dispiaciuto che non potesse affiancarla in quella parte, lo avrebbe trovato stimolante ma, conscio dei propri limiti, lui si era candidato per un ruolo minore. Non aveva osato presentarsi per quello da protagonista, neanche minimamente pensato, in realtà.

Lei dissentì con un veemente scuotersi della sua testa. «Per la verità hanno deciso tutto loro, io non avevo preferenze, anzi, in principio ero convinta di dover fare la comparsa. Ma presumo che alla fine non me lo assegneranno questo ruolo, è già impegnato.»

«Beh, c’è da dire che hanno l’occhio lungo. Comunque quando ieri mi hanno richiamato non ci credevo nemmeno io, anche se la mia è una parte secondaria, non sarei il protagonista, e pensavo che fosse uno scherzo. Ero a conoscenza che avessero già assegnato le parti, difatti mi avevano riportato che le selezioni per lo spettacolo fossero terminate.»

«Anch’io.»

Joel la scrutò un attimo, era rimasto un tantinello confuso da quella stringata asserzione, sulle prime indecifrabile. «Mi stai dicendo che ti hanno contattata ieri?»

«Ieri sera, ma non mi riferivo a questo, dicevo che è la prima volta che lo faccio, che recito, sono anch’io una principiante.»

Lui la fissò strabiliato. «Serio?»

«Serio.» Majka confermò con un cenno assertivo e una simultanea alzata di spalle. «Ma unicamente perché una mia amica mi ha torturata, altrimenti ne avrei fatto benissimo a meno.»

«E perché, non ti piacerebbe sfondare nel mondo dello spettacolo?» sobbalzò, un po’ stupito da tale dettaglio, poiché alquanto discordante con la realtà che gli si mostrava dinanzi.

«Per rischiare di morire di fame?» lo saettò aspra.

«Come?» si scombussolò, con un’istantanea strabuzzata degli occhi, colto del tutto impreparato a quella frecciata.

«Perdonami, Joel, non intendevo essere scortese, men che meno offensiva» rimediò, assai mortificata per essersela presa con lui che, di base, oltre ad essere inconsapevole della sua situazione, non ne aveva tra l’altro nulla a che vedere. «Ma onestamente ho bisogno di un lavoro stabile, la recitazione è un semplice gioco per me, valutando in aggiunta quante meteore ho visto schiantarsi. Non è facile raggiungere certi livelli, ci vuole molta passione e dedizione, tempo, e il tempo è denaro per me.»

«Beh, non lo faresti comunque gratis, non trovi?» temperò, nell’aver arguito la causa di una simile astrusa reazione.

«Già, questo, ma dopo? Voglio dire, non esistono garanzie, anzi, sai che ti dico, forse ho sbagliato a venire per l’audizione, perché se anche dovessero scritturarmi, avrei comunque problemi per conciliarlo con il mio effettivo lavoro, quindi è il caso che me ne vada all’istante» stabilì, nella ferma convinzione che stesse optando per la scelta giusta.

«Guarda, a mio modesto parere potresti tentare. In fin dei conti siamo a Hollywood ed è il top, contando inoltre che sei fornita di tutte le carte in regola, hai l’intera possibilità di riuscirci» si dissociò l’altro, elevatamente convinto delle proprie parole, che la donna non dovesse affatto disperdere quest’opportunità soltanto per una mera questione di organizzazione lavorativa.

Lei discordò con un volitivo gesto della mano, restia ad ascoltare ciascun tipo di contestazione. «Ne dubito, e credo invece che me ne tornerò a casa, sono abbastanza stanca. Puoi pensarci tu a riferirgli che me ne sono andata, quando ci riconvocheranno?»

Joel stava per risponderle, che si udì la voce di Springer interpellarli per rientrare sul palcoscenico.

«Beh, miss Winter, la sua interpretazione è stata, come poter dire, singolare» ricamò quest’ultimo, non appena i due si presentarono al suo cospetto.

«In altre parole?» indagò raddrizzando guardinga la schiena, immaginava che cosiffatta valutazione fosse intrisa di negatività, dato il soggetto ormai ben inquadrato che l’aveva espletata.

«È andata un po’ fuori copione, non mi riferisco strettamente alle battute, bensì alle azioni sceniche. Di norma non è ammesso, tuttavia in questa forma lei ha personalizzato il personaggio, gli ha conferito una carica personale, spontanea, riteniamo che possa entrare a far parte della nostra compagnia.»

«Senta, io…» Fece per ricusare, anche parecchio perplessa da quella sorta di sviolinata, sennonché l’uomo la anticipò: «Potete accomodarvi un minuto nel backstage, abbiamo un ultimo punto da valutare.»

Majka scrollò le spalle e inconsultamente accettò, eludendo per il momento il suo proposito di declinare, forse per vanità, giungere ad ottenere un ruolo nella commedia e poi esercitare il libero arbitrio, in sintesi che dipendesse da lei e non da loro.

© Christine Kaminski | Vietata la riproduzione senza consenso scritto

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