Il SOGNO È SEMPRE, Cap. 2

Majka le indicò un uomo ritratto nella fotografia accanto all’articolo. «Lui… lui chi è?»

«È Duncan Blair, il produttore del musical, il tale di cui ti parlavo prima, ed è anche il maggior scopritore di talenti a Los Angeles. Non lo sapevi?»

«Oh, santo Dio…» Stavolta fu sull’orlo di agonizzare.

«Ma che hai?» Hollie invece si stava impensierendo parecchio per quell’espressione, per quella reazione.

«Quello lì è… beh, dubito che mi chiameranno» assodò, tuttora in fase di ripresa, ma di fatto le stava venendo arduo. Non aveva certo immaginato di essersi giocata così stupidamente la possibilità di entrare nello spettacolo, senza contare la magra figura che aveva sostenuto con l’uomo, la conseguente opinione che aveva potuto generarsi su di lei, perché in completa franchezza aveva sbandierato un atteggiamento alquanto infantile con lui.

«Mi confondi, non ti riesco a seguire» si spaginò l’altra iniziando a fremere. Lei era già di per sé un soggetto impaziente, si lanciava sulle spine con scatenata facilità, e le generiche mezze parole di Majka la inducevano ad acuire questa sua tendenza caratteriale.

«C’è che l’ho addirittura travolto, e l’ho pure trattato male, dopo che ero stata io a saltargli sopra» le spiegò, più o meno riconquistata dalla ferale stangata subita.

«Tu, gli sei saltata sopra?» si stupefece, spalancando con enfasi le palpebre, pressoché sgomentata.

Majka delineò un immediato dissenso, affinché l’amica non saltasse a deduzioni errate. «Chiaramente non in quel senso, Hollie, è stato un incidente. Andavo di fretta per quell’appuntamento in agenzia e non l’ho visto, l’ho praticamente investito.»

«E perché l’avresti trattato male?» antepose, dacché tale era il punto cardinale su cui disquisire, importantissimo.


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Lei espulse un voluminoso respiro. «Perché mi ha guardata e parlato con sufficienza, con eccessiva alterigia, e mi sono innervosita. Alla fine l’ho mitragliato per bene, però non sapevo che fosse lui, come avrei potuto?»

«Questo non fa molta differenza.»

«Che intendi?» La fissò sbalordita.

Hollie le quasi strappò il giornale dalle mani e glielo parò dinanzi, ben dispiegato. «Ma lo hai visto?»

«Sì…» si svampì, roteando gli occhi.

L’amica sbuffò, dondolando il cranio con fare seccato. «E quindi, anche se non fosse Duncan Blair, ti pare il caso di trattare male un fico così, che una qualunque donna sana di mente vorrebbe avere anche per una sola ora, pur di stare in sua compagnia?»

«No, però… cioè, un uomo che si comporta così…» arrancò, presa in opulento contropiede.

«Ohi, piantala col tuo vaniloquio, anche tu non sai che cosa vuoi dire, ti stai solo arrampicando sugli specchi per scovarti un alibi, perché sei conscia di aver toppato alla grande. Ti è capitato d’incontrare un tipo da cardiopalmo e te lo sei fatto scappare, puro e semplice» la rimbrottò, poggiando con foga il quotidiano sul tavolo.

«Ehi, non sono mica in cerca di un fringuello che se ne svolazza di albero in albero, soprattutto di quell’ambiente!» s’incappellò lei, avendo alfine evinto cosa di malizioso volesse insinuare.

«Ovvio che no, chiaro, ma se capita, perché buttarlo via?» rintuzzò rimbeccante, un filino arrogante. «E poi la fortuna che hai avuto, lo sai che non si fa mai vedere. Te l’ho specificato prima che è sempre in disparte, che guarda tutte le audizioni, seleziona gli attori e le parti, ma nessuno può mai parlare con lui visto che sembra quasi invisibile?»

«Allora non ho sbagliato, è sul serio un fantasma» ravvisò Majka un tantino sbeffante.

«L’hai detto, stavolta la tua chance te la sei giocata per bene, perché se io avessi avuto la fortuna stellare d’incontrarlo, lo avrei ammanettato per non farlo scappare, produttore o no!»

«Dài, sciocca, adesso non passare la misura» la sgridò lei a sua volta, incominciando ad infastidirsi, o forse era puramente infastidita con se stessa, in quanto Hollie, all’atto pratico, non aveva poi così tanto torto.

«E invece no, cara mia, quello è una testa di serie, un fuoriclasse, farebbero tutte a gara, se non a botte per lui.»

«Ah… basta» si trafelò sotto questo insopportabile assedio. «Tanto figurati, pure se lo avessi ammanettato, se è effettivamente come tu dici, lui non mi avrebbe dato retta né degnata di uno sguardo, all’opposto, è probabile che mi avrebbe trattata con maggiore sufficienza per il mio indecoroso servilismo.»

In quel mentre il telefono cellulare di Majka squillò e lei, felice di essere stata salvata dalla campanella, andò ad estrarlo dalla borsa per rispondere.

«Sì… sono io» tentennò, e Hollie la scrutò incuriosita, frattanto che la udiva asserire: «Domani?… Sì… sì, va bene.»

Ci furono secondi d’attesa e poi altri , va bene, talmente ermetica e monotona come telefonata che Hollie fece spallucce, presupponendo da ultimo che fosse un cliente dell’agenzia immobiliare per cui l’amica lavorava.

Dopo poco, come se fosse stata una specie di zombie Majka chiuse la comunicazione, pensierosa, un’aria assai incredula, a tratti funesta, ed Hollie a codesta invece, si allarmò in una vampata.

«Majka… è tutto in ordine?»

Lei accennò un altro , era esterrefatta.

«Non sai dire altro?»

Majka la osservò interrogativa, non avendo decifrato.

«Intendo, oltre a o va bene» la motteggiò l’altra, sbuffando un filino spossata.

«Ah, sì… è solo che… ecco, chiamavano dalla New Sight, mi hanno comunicato che domani ci saranno le ultime selezioni per il musical, di presentarmi nel pomeriggio per una conclusiva valutazione.»

«Sul serio!» si enfatizzò, ma in battibaleno si frenò. «Ehi, piano, le audizioni sono terminate, le parti tutte assegnate. Sei certa che non sia uno scherzo, oppure che non sia qualcuno che abbia escogitato questa farsa per farti andare lì da sola?»

«No, era Springer in persona» accennò lei allo scopo di chiarirle, pur sbatacchiando di continuo il capo, poiché ancor più incredula nel dirlo ad alta voce, nel confermarlo a se stessa.

«Majka, sei sicura, voglio dire, la compagnia è al completo. Iniziamo le prove dopodomani, ed io so con certezza che le selezioni sono state ufficialmente chiuse» persisté l’altra, giustamente diffidente, era troppo anfibola come singolarità.

© Christine Kaminski | Vietata la riproduzione senza consenso scritto

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