Il SOGNO È SEMPRE, Cap. 2

«Quindi è ufficiale, adesso fai parte della compagnia teatrale New Sight?»

«Sì, tesoro, sono elettrizzatissima, anche se non riesco a crederci in verità!» strimpellò Hollie ballonzolante, al cosiddetto settimo cielo. «Di tanto in tanto mi devo pizzicare sulle guance, pure forte, per accertarmi materialmente che non sto affatto sognando!»

«Sono molto felice per te, te lo meriti davvero» gioì sinceramente Majka, sorridendole affettuosa, e si erse dal divano dov’era stata finora seduta a chiacchierare con l’amica. «Ti va di bere un po’ di vino bianco insieme, per brindare?»

«Di corsa!» approvò, via via più scoppiettante. E si alzò, o più per la precisione balzò all’impiedi, a causa della vivace, incontenibile gaiezza che l’aveva pervasa.

Majka raggiunse il frigo e ne tirò fuori una bottiglia di Chardonnay, la stappò ed estrasse due calici dalla vetrinetta. Li riempì e gliene porse uno, mentre Hollie scostava una sedia del tavolo per accomodarsi.

«Allora a te, alla tua fantastica carriera di attrice» celebrò, innalzando il suo calice in prossimità di quello dell’amica.

«Grazie, e che lo sia realmente!» brindò l’altra, riscattando subito in piedi per sbattere il suo bicchiere. «E mi auguro che presto brinderemo anche per la tua scritturazione, sono certissima che ci ripenseranno!»

«Mah, non penso… la vedo assai improbabile come eventualità. A te lo hanno comunicato seduta stante che hai passato l’audizione, perciò suppongo che per me non ci siano tante speranze, anzi, direi nessuna» congetturò, liberando un emaciato sospiro.

«Ehi, bellezza, non voglio vederti disfattista» la disapprovò Hollie animatamente, con salda ed inespugnabile fermezza. «È possibile che stiano effettivamente valutando, magari perché sai soltanto ballare, ma un posto lo troveranno per te, fidati. Non possono farsi sfuggire una figura avvincente come la tua, una bambola che ne attira più del miele d’un alveare intero!»

«Eh, se fosse per quel Springer, di sicuro me lo posso scordare!» si sbizzarrì, nella persuasione che giocarci su, vederla con spensieratezza non le avrebbe arrecato poi così male. Tutt’altro, si sarebbe alleviata, perché nonostante si sforzasse di non attribuire eccessiva importanza alla questione, alla fin fine, e non si spiegava ancora come mai, ci teneva a bigonce.


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L’amica la fissava meravigliata, scrutante, il suo gioco non lo stava momentaneamente considerando, poiché in quel mezzo un increscioso sospetto l’aveva prevaricata. «Perché lo pensi, è stato scortese? Ti ha detto qualcosa di sconveniente?»

«Non esplicitamente, però si vedeva lontano un miglio che non gli andavo per niente a genio, mi squadrava continuamente dalla testa ai piedi. Chissà che si era messo in mente…»

«Bah…» si quietò, nell’aver ricevuto invalidazione del suo sospetto, quand’anche le suonasse insolita come condotta, giacché con lei l’uomo era stato impeccabile durante la sua audizione. «Comunque di Springer non devi preoccuparti, è prettamente un intermediario, è il braccio destro di Blair, non è lui che decide.»

Ora fu Majka ad essere sorpresa, perché dall’atteggiamento di quel tizio, autoritario e ben troppo altero, aveva elucubrato che fosse costui il caporione della cricca. «E dov’era questo Blair, come fa a decidere se non assiste alle audizioni?»

«Questo proprio non lo so.» Hollie gesticolò con fare noncurante. «Forse ci sarà una regia, delle videocamere nascoste, però lui non si fa mai vedere.»

«Mm, lì sono davvero tutti strani…» appuntò lei rincarando la sua iniziale idea, perché se in origine lo aveva rapportato al reclutamento di un esercito, adesso, con l’avvento di questo nuovo dettaglio lei stava nientemeno ipotizzando che quel metodo di lavorare in gran segreto, fosse riconducibile ad una sottospecie di CIA. Certo, era assurdo, ma neanche se avesse dovuto far parte dei servizi segreti di una nazione, si sarebbe seguito un simile selettivo iter.

«Senza dubbio, però sono i migliori. Sulla loro preparazione ci puoi mettere la mano sul fuoco!»

«Sarà, ma in qualsiasi maniera sono veramente contenta che tu ce l’abbia fatta, stai per realizzare il tuo sogno, finalmente» si soddisfece, anche per accantonare il discorso del suo provino che in conclusione era superfluo da tirare per le lunghe, le avrebbe solamente alimentato delusione e malessere.

«Puoi dirlo forte, fortissimo, anche se ti ripeto, ancora non riesco a convincermi di essere arrivata fin lì, di avercela fatta, e al primo colpo» si esaltò, elevando gli occhi al cielo in una specie di ringraziamento divino.

Majka sorrise radiosa, sistemando la bottiglia di vino nel cestello per farlo restare fresco. «Dunque è fatta, ti hanno assegnato la parte della protagonista?»

«Uhm, no, non espressamente, cioè, sono in ballottaggio» sbozzò, sorseggiando il vino.

«Che significa?» A così detta notifica Majka si confuse, dacché tutto quell’entusiasmo per un’assegnazione non garantita, a questo punto lo reputò infondato, se non inutile.

«Significa che sono in lizza, mi hanno puntualizzato che c’è un’altra candidata per quel ruolo, però non m’importa semmai scegliessero lei. È già megagalattico che sono entrata a Hollywood, anzi, siamo anche sul giornale, cioè, la compagnia.»

E si alzò, posando il calice sul tavolo. «Dammi un secondo, vado a prenderlo. Ce l’ho in borsa, lo avevo portato apposta per mostrartelo.»

La donna raggiunse il divano, reperì il quotidiano e ritornò al tavolo, da dove nel frattempo Majka si era allontanata per procurarsi alcuni tovaglioli. Con la condensa della bottiglia il ripiano si era inumidito d’acqua, quindi inadatto per poterci appoggiare il giornale, dato che era un vero cimelio per l’amica, a quanto erano più che flagranti le premesse.

Hollie lo sventolò tra le mani, accompagnata da un’aria man mano più festosa, solenne. «Guarda qui, siamo in prima pagina.»

Majka, che ancora in piedi stava asciugando bene il tavolo, mosse gli occhi per guardare la pagina indicatale e, allorché la vide, per poco non rischiò un infarto.

Lasciò istantaneamente cadere il tovagliolo e agguantò il quotidiano con le ciglia sgranate, lasciandosi ruzzolare affannosamente sulla sedia.

«Che hai, Majka, sembra che tu abbia visto un fantasma» si allarmò, intessendo una tempestiva, seria espressione.

«E l’ho visto… il fantasma dell’opera…» quasi boccheggiò lei con un fil di voce.

«E chi, cioè, dove?» si sbigottì, pur consapevole di quanto fosse insensata questa sua domanda, ancor più della medesima constatazione dell’amica.

© Christine Kaminski | Vietata la riproduzione senza consenso scritto

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