Il SOGNO È SEMPRE, Cap. 16

«Ieri sera non ho potuto domandarti nulla, non volevo che Dorian sospettasse qualcosa, che si allarmasse, ma… per farla in breve, ti ha picchiata?» tagliò corto Hollie, senza più intrattenersi in ciance, giacché lo aveva eseguito fin troppo la sera scorsa per allentare la tensione, ma di riflesso aveva solo alimentato la propria. Non era stato affatto facile ostentare un comportamento indifferente in un caso talmente critico come questo.

«Di chi parli?» Majka dal suo versante, voleva essere sicura prima di risponderle, se l’amica avesse saputo da qualche lesto pettegolo della patetica scena impiantata dalla moglie di Duncan.

«Beh, di Blair, e di chi?» si scombinò, colta alla sprovvista da quella stramba replica.

«È stata la moglie, Hollie, ci ha visti parlare insieme, o piuttosto, lo ha seguito, così come lui ha seguito me, ed io ne ho pagato le spese» le enumerò schematicamente.

«La moglie?» Ora si era proprio ingarbugliata.

«Esatto, la signora, dopo alcune parole carine, mi ha piazzato una sberla di rovescio, e con quel dannato anello di brillanti mi ha spaccato la bocca, quella squinternata» zufolò, incarognita e un po’ frustrata, nel non aver potuto degnamente reagire all’assalto, perché se l’ambito fosse stato diverso, a tu per tu, le avrebbe senz’altro strappato i capelli, anzi, quei quattro peli bicolori.

«Quella brutta sgualdrina…» Hollie si disgustò al parossismo, dacché quella tizia non poteva prendersela con l’amica, o meglio, con nessuno, tutt’al più con il marito, se non soltanto con se stessa visto che non era capace di renderlo felice, di non essere all’altezza per lui, al punto tale da spingerlo a trovare altrove ciò che desiderava.

«Questo non posso dirlo, eppure se tu l’avessi vista, Hollie, lì per lì non ci ho dato peso perché naturalmente sono stata distratta da altri fattori, ma quella donna è diventata inguardabile, cioè, rispetto a come la ricordavo. Non che prima fosse una specie di astro luminoso, però ora sembra una strega, i tratti del suo viso sono abbastanza raccapriccianti, e forse mi sono bloccata, diciamo pietrificata perché sulle prime mi ha dato un tantino di paura, quando me la sono trovata davanti, e non ho saputo reagire.»

«Ti credo, la cattiveria fa questo effetto» si associò, pressappoco astiosa.

«Non esagerare» scartò lei, intonandosi disapprovante. «Tu non la conosci, non sai che genere di persona sia in realtà, e non per remarmi contro, ma cattiva proprio non lo sembra. Era soltanto infuriata, tutto qui, e per inciso ne aveva tutte le ragioni.»


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«Non esagero affatto» la contrastò invece Hollie, incaparbita. «È vero che non conosco lei, però conosco le donne, e in una donna la cattiveria può esplodere da un attimo all’altro. Sai che è una prerogativa femminile, la malignità ce l’ha nel sangue, cova, soprattutto se si cerca di portarle via un uomo come Blair.»

«Sarà, ma in qualsiasi caso non avrebbe dovuto permettersi di alzare le mani, è stato un gesto davvero volgare.»

«Su questo condivido in pieno» si accodò, sonoramente volitiva. «Ma tu, poi che le hai fatto?»

«E secondo te cos’avrei potuto fare, rendere ancora più patetica la situazione accapigliandomi con lei, come due domestiche al mercato del pesce?»

«Hai ragione, saresti scesa al suo livello, sarebbe stato doppiamente volgare, e Blair odia scene del genere, questo è risaputo, perciò a parer mio l’ha strigliata per bene quando sono tornati a casa. Magari l’avrà pure mandata all’inferno.»

«Lo escludo» abrogò lei affranta, dopo aver versato un corpulento sospiro.

«E perché, io non me ne sorprenderei, lui era da solo con te, vero? Insomma, quella donna non c’era, l’aveva mandata via, quindi è palese la sua scelta, o no?»

«Nessuna scelta, Hollie, lo aspettava in auto, e Duncan è rientrato con me in toilette solamente per tamponarmi la ferita, di sicuro per rimediare al gesto sconsiderato della moglie, affinché mi tranquillizzassi e non commettessi qualcosa di compromettente per lui, per la sua posizione» le spiegò ricominciando a sospirare, poiché in fondo anche lei ci aveva sperato, fino all’ultimo secondo, e invece era miseramente finita disperata.

«D’accordo, ma… e dopo?» scalpitò l’amica, a quel punto sicurissima che ci fosse dell’altro. «Che ti ha detto quando eravate dentro, non ne avete approfittato per parlare del vostro rapporto, del perché sia finita l’anno scorso?»

«Rapporto…» rifece sarcastica lei, seguita da un fervido ghigno. «È una parola un po’ grossa, non pensi?»

«Beh, anche se è durata poco, qualcosa c’è sempre stato. Perché, tu come lo chiameresti?»

«Non lo chiamerei proprio» s’inacidì, rincarando il suo amareggiato sarcasmo.

«Fa’ tu, però se non era una vera relazione, siete stati comunque insieme in maniera più che intima, quindi tra voi c’è stato qualcosa e c’è tuttora. Lo sai molto bene, non serve far finta di nulla, far finta che non sia accaduto nulla» sganciò, nuda e cruda.

«Scusa tanto, ma tu non eri quella che ripeteva fino all’esagerazione che dovevo togliermelo dalla mente, che non dovevo più parlare di lui se volevo dimenticarlo?» le rinfacciò, magari per non parlarne proprio lei, per non inabissarsi più in quegli inani discorsi, in quei sevizianti pensieri.

«Beh, dipende, se lui la pianta e torna con te, ne sarei felice. In fin dei conti tu lo ami ancora, non hai mai smesso e non smetterai tanto presto.»

«Ah, sentila, fino a ieri dicevi che era morto e sepolto!» l’ammonì, ma usufruendo di un tono ilare, giocherellante, giusto per non rendersi pietosa nei suoi ampollosi patimenti.

«Altroché se lo dicevo, ma poi quando ti ho vista ieri sera, anche se eri triste, Majka, i tuoi occhi brillavano. Tu sei pazza di lui, sei felice anche solo vedendolo, ti si vede, è lampante che saresti disposta a tutto per lui.»

«Non parlare così, non è corretto nei riguardi di Dorian, sei anche una sua amica casomai te lo fossi dimenticato» la biasimò, questa volta duramente, prima di tutto per deviare il dialogo, per non impantanarsi, non arrendersi alla questione di esserne pazza, di ammetterlo a se stessa e dunque privarsi delle preservanti barriere nel tempo faticosamente costruite ed innalzate.

«Ma è la verità» si giustificò, pur sapendo che Majka non fosse nel torto. Non era certo il caso di sciorinare pubblicità ad un uomo che alla resa dei conti non lo meritava, per giunta a svantaggio di un suo caro amico, però d’altronde ciò che desiderava era che l’amica fosse felice, e di base non le importava con chi, chi fosse l’uomo che avrebbe potuto consentirglielo.

«Sarà la verità, ma è meglio che non emerga, non smuoverla troppo. Deve rimanere lì finché non riuscirò a cambiarla, a farla scomparire, e potrò ricominciare tutto da zero, come si deve.»

«Hm, a dire il vero mi pareva che tu lo avessi già fatto» deferì, un bel po’ allusiva, scimmiottante.

© Christine Kaminski | Vietata la riproduzione senza consenso scritto

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