Il SOGNO È SEMPRE, Cap. 15

Lei mandò a effetto un ennesimo, caustico ghigno. «Io non credo proprio, non ritengo di dovermi attenere alle tue parole, visto che i fatti mi dicono ben altro, ed è qualcosa di molto chiaro, cristallino, che non puoi confutare, non con me, a meno che tu non mi reputi una stupida ingenua, oltre che una meteora, a questo punto.»

«Non sempre i fatti ci dicono la verità, non sempre quel che vedi corrisponde alla realtà.»

«Ah, no? Allora dimmi, vogliamo parlare del tuo sogno?» si accanì, per quel suo snervante modo di eludere la questione, o piuttosto, di ribaltarle la frittella, che fosse lei a non capire, anziché lui a non spiegarsi come si deve.

Duncan erse il mento e non ribatté, trattenendosi impassibile.

«Bene, ne parlo io, se tu non hai il coraggio di affrontare il discorso, dato che evidentemente lo sai d’introdurti su un terreno instabile, che fa acqua da ogni parte, dove t’impantaneresti subito e dunque non ti ci avventuri neanche» lo polverizzò, sul rissoso piede di guerra.

«Non ha nulla a che vedere con te, con noi, ed il mio sogno non ha alcuna connessione con la decisione che ho dovuto prendere» vanificò infine Duncan, nell’arguire che oltre ad aver concepito un’idea del tutto errata sul suo allontanamento, la donna stesse agitandosi invano, senza esserne concretamente motivata.

«Ed io invece sono convintissima di sì, perché è palese, tu che hai un sogno ben preciso ed io un altro, diciamo pure antitetico, essendo il mio umano» lo infilzò, quasi ansimando imbufalita. «Questo è il primo elemento che ci diversifica, che ci conduce a separarci, visto che tu ti prodighi solo per vanità, vuoi realizzarlo per mera vanagloria, nel non aver pienamente inteso o accettato che esiste altro, i sentimenti, puri e incondizionati. Dovrebbe essere questo il vero sogno di un qualunque essere umano, l’amore, il mio, io che sono umana, al contrario di te… e tu non ne sei in grado, non sei capace di amare nessuno, nemmeno te stesso, t’illudi, ti crei una marea di alibi per convincertene, ma in fondo sei soltanto un insicuro, un disgraziato essere alla ricerca di consensi.»

Rilevando che lui non accennava a contestare, neppure a difendersi, nella convinzione di averlo messo spalle al muro o più propriamente al tappeto, lei per una volta, finalmente, Majka portò avanti il suo assalto.

«E in ciascun caso, se quel servizio esponeva questo lato di te, su tue ipotetiche scappatelle» calcò, riprendendo il precedente argomento per terminare quella sua specie di crocifissione, «se erano informazioni dettagliatamente passate da tua moglie, è indubbio che lei ti conosca più di me, anzi, che ti conosca, perché io non ti conosco, Duncan, mi sono innamorata di un miraggio, di qualcosa che non c’è.»

«Dipende da ciò che vuoi.»


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«No, da ciò che vuoi tu, su questo ci puoi scommettere il mondo intero» si sdegnò, per come ora lui le stesse effettivamente proponendo di fare l’amante, ma oramai era tardi. Una volta l’avrebbe fatto e magari sbagliato, giacché si sarebbe logorata, distrutta, fintanto che non fosse finita lo stesso ed anche nel peggiore dei modi, avendo gravosamente sopportato di vivere nell’ombra e ritagli di tempo. E se al presente non era comunque felice, non ve n’era neanche la prossima prospettiva, in compenso lei non si era infognata in una storia di quel genere, ne era grossomodo uscita, e ben presto lo avrebbe eseguito del tutto.

«Non posso scommetterlo, perderei.»

«Beh, una cosa l’hai comunque persa» lo freddò corrosiva, ed uscì di scatto dalla toilette, ritrovandosi di fronte Hollie e Dorian che la fissavano impensieriti.

Era terminato il primo atto e si erano alzati per andare a cercarla, in quanto il tempo trascorso dall’istante in cui lei si era allontanata dalla poltroncina, era stato considerevole, altresì abbastanza preoccupante. Ma allorquando si vide uscire dalla porta anche Duncan, dietro di lei, Hollie si paralizzò, quasi sbiancò dalla paura.

Dorian lo notò, era piuttosto evidente, senza peraltro considerare che l’espressione incontrollatamente smarrita di Majka era per lui assai esauriente. Però sul momento non pose domande, la osservò incedere nella loro direzione dopo essersi data una fugace occhiata alle spalle, per adocchiare Duncan che dritto e maestoso, si stava incamminando verso l’uscita.

«È lui?» presunse Dorian, tranquillo ma rigido.

Majka annuì flebilmente, sospirando abbattuta. Non aveva più forze, debilitata da se stessa, per aver così brutalmente dissacrato l’uomo che amava. «Dorian, portami via, andiamo a casa.»

Con un sereno sorriso l’uomo assentì, e le attorniò con un braccio le spalle per rassicurarla, preferendo tacere, evitare di aggravare il suo perspicuo dolore. «Hollie, tu cosa fai, rimani?»

La donna stava scrutando Majka, aveva notato quella ferita, perciò le era salito il terrore che Blair le avesse fatto del male, che per qualche pazzesca ragione costui l’avesse schiaffeggiata, e benché incredula, incapace di prestar fede che quell’uomo fosse un violento, che l’avesse addirittura malmenata per una questione che dopotutto aveva creato lui, stabilì funestamente che non poteva sussistere altra spiegazione. Majka non l’aveva avuta quella ferita prima di recarsi alla toilette, e poi l’aria fredda, distaccata che Blair aveva esibito, le era parsa alquanto inquietante, più del solito.

«No, vengo con voi, non ho voglia di stare qui, è una vera barba, e in qualunque modo avrò altre occasioni per incontrarlo» improvvisò, innanzitutto per sorvolare, non era il caso di rendere noti a Dorian quei suoi calamitosi pensieri, di complicare ulteriormente la situazione senza esserne certa, perché per l’amore che l’amico provava per Majka, non era sicura se sarebbe andato da Blair a dirgliene quattro, o forse anche di più. «Che ne dite di andarcene a casa e sbronzarci un po’, giochiamo a Scarabeo, stasera mi sento particolarmente in forma, vi straccerò!»

«Per me va bene, andiamo da te, Majka?»

Lei consentì con un mezzo gesto, ancora contratta, cupa, sperduta, ed Hollie a siffatto atteggiamento, acuì drammaticamente i suoi frullanti sospetti. Quei due non avevano soltanto parlato, avevano discusso, ed anche pesantemente.

© Christine Kaminski | Vietata la riproduzione senza consenso scritto

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