Il SOGNO È SEMPRE, Cap. 14

«Ci tieni così tanto?» s’ammansì lei, in procinto di accettare. D’altra parte Hollie le era stata comprensivamente vicina durante i primi mesi della sua rottura con Duncan, non l’aveva mai lasciata sola, né lasciatole il ridottissimo tempo di crogiolarsi nel dolore e nella commiserazione, talvolta anteponendola perfino ai suoi impegni.

E poi dopotutto non era una richiesta così irragionevole, inaccettabile, men che meno una questione di vita o di morte, nessuna sopravvivenza in ballo, pertanto a conti scrupolosamente fatti, era il minimo che lei potesse attuare per l’amica, non per ricambiare, ma quantomeno per dimostrarle doverosa gratitudine.

«Oh, sì, quell’uomo è stellare!» raggiò, intuendo che la donna fosse sul punto di cedere. «Ti prego, Majka, solamente con questo sistema ho l’opportunità di incontrarlo, e non posso andarci da sola. Devo fare in maniera che il nostro incontro sia fortuito, non deve assolutamente sospettare che muoio per lui.»

«Dunque con Allan è finita?»

«Ci puoi scommettere, sorella, ho scoperto che è un farabutto, uno squallido vitaiolo, e se ti raccontassi i particolari che ho saputo su di lui e sulle sue precedenti relazioni, ti si accapponerebbe la pelle!»

«Tanto alla fine sono tutti uguali, chi più chi meno, sono tutti egoisti e vanesi, perlomeno quelli che hanno un briciolo di charme» s’avvilì lei, ormai radicalmente disincantata.

«Non dire così, e poi non è affatto vero, tu hai Dorian, che a parer mio è una perla rara, e spero che lo sarà anche Burt, altrimenti stavolta rischio sul serio di rinchiudermi in clausura per fare la suora.»

«È una nuova rivelazione di Blair?» si dilungò, per quantificare una percentuale di probabilità di scampo, in pratica se lo avrebbe incontrato o no.

«Esatto, e un po’ gli somiglia, sai?»

«Frena la tua linguaccia, Hollie, adesso non passare il segno. E va bene, prenota dei posti poco visibili, possibilmente ai lati, ma più tardi telefonerò a Dorian per accertarmi se stasera ha impegni, verrò solo con lui, soltanto se lui potrà venire» negoziò, perché se non altro questa condizione era basilare, imperativa.


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«Oh, ma ti pare, lo convincerò io, del resto ho convinto te, e questo sarà un gioco da ragazzi» comparò gaiamente. «Rimanderà, qualunque impegno dovesse avere, perché è indubbio che non ti farà venire da sola, cioè, senza di lui.»

«Dorian non sa che si tratta di Duncan, non gli ho mai menzionato il nome né specificato chi sia, e in definitiva lui non me l’ha chiesto, non ha mai voluto saperlo.»

«Però lo immagina, cioè, che sia qualcuno della compagnia teatrale, lui lo sa che è successo nel periodo che prendevi parte allo spettacolo, correggimi se sbaglio.»

«Non sbagli, questo gliel’ho riportato, ma tu tieni la bocca chiusa, intesi?» l’avvisò accentuando ferrea il tono.

«Intesi» aggiudicò sogghignando festosa. «Mille grazie, e a buon rendere.»

Majka terminò la comunicazione ed afferrò la borsa e il soprabito per tornare a casa, intendeva godersi quella pausa per colazione in santa pace, mangiucchiando e rilassandosi un po’ sul divano, giacché negli ultimi tempi aveva trottato parecchio, dopo il suo lungo e travagliato letargo nei tre mesi successivi alla brevissima relazione con Duncan.

Lui si era eclissato, del tutto, e oltre a non vederlo né sentirlo per telefono, non aveva neanche più sentito parlare di lui, sia in televisione che sui giornali. Era come se fosse scomparso dalla faccia della terra, come se fosse morto.

E siccome ciò era improbabile, o piuttosto, impossibile dato il suo encomiabile, invidiabile talento di sopravvivenza, lei aveva ipotizzato che lui si fosse ritirato a vita casta e antisociale, dopo il duro colpo ricevuto alla sua immagine, per far placare le acque e di conseguenza far dimenticare all’opinione pubblica il suo piccolo ma ingiustificabile inconveniente. Di sicuro si era rinchiuso in casa ad occuparsi della sua famiglia, anche per ripristinare un rapporto sereno con la moglie, divenendo un marito ed un padre perfetto.

Lei di converso aveva penato, atrocemente patito la sua risalita, era stato durissimo il percorso per raggiungere una certa stabilità emotiva, una discreta serenità, tuttavia oltre ad Hollie, anche Dorian le era stato meravigliosamente vicino. L’aveva riempita di attenzioni e di affetto, d’amore, pur non stando tradizionalmente insieme, finché, giunta ad un punto in cui lo aveva grossomodo dimenticato, si era rimessa con lui. Non era un fidanzamento ufficiale, questo mai, però avevano ripreso a frequentarsi intimamente.

Tuttavia lo aveva messo in atto in un momento dove gli strascichi non erano stati più troppo ingombranti, altrimenti si sarebbe biasimata, sarebbe stato come prenderlo in giro, doppiamente, perché lo avrebbe illuso, vigliaccamente usato per il proverbiale chiodo scaccia chiodo. E, per quanto possibile, era stata propensa a non reiterare la sua condotta meschina, a decidere di rimettersi con lui soltanto se avesse avuto la mente e il cuore libero, seppur parzialmente, ma solo se desiderato sul serio, una volta che lei si fosse sentita di intraprendervi una regolare relazione.

Dorian era eccezionale, dolce e premuroso, e lei gli voleva un gran bene, però non sapeva ancora se ne fosse innamorata, probabilmente perché sussisteva un blocco nella sua mente che non le consentiva di vederlo lucidamente, o forse era un mero blocco del cuore.

Ciononostante le sensazioni che viveva erano abbastanza forti, andavano al di là del semplice affetto platonico, e se amore non era, perlopiù non come quello che aveva provato per Duncan, era un coinvolgimento consistente, vero, non indotto dal bisogno o dalle mancanze da colmare. Era un trasporto sentimentale pulito, anche se di che genere, ancora un po’ difficile da inquadrare.

E sperava vivamente di non incontrare Duncan, perché se finora non lo aveva focalizzato, era assai fattibile che rivedendolo si sarebbe confusa in maggior misura le idee, anzi, senza dubbio. In poche parole sarebbe rapidamente, miseramente tornata al punto di partenza.

«Dorian, ti disturbo?»

«Neanche per idea, tesoro, dimmi pure» stormì lui, benché un filino sorpreso dal tono confidenziale adoperato dalla donna, considerando che durante l’orario di lavoro Majka di regola non gli telefonava, non per questioni personali, nel comune intento di mantenere le distanze ed una retta professionalità.

«Oggi non vieni in agenzia?» La prese alla larga.

«Per oggi è difficile, non credo che ci passerò, sono impegnato con gli appuntamenti per tutta la giornata. Perché me lo domandi?»

«Avrei bisogno di parlarti, entro questa sera» prologò tossicchiante, simulando una determinata leggerezza, nel proposito di non attribuire eccessiva rilevanza alla faccenda.

L’uomo si sorprese in maggiore entità, anche per via della singolare enigmaticità che emergeva da siffatta asserzione. «Non puoi farlo per telefono?»

© Christine Kaminski | Vietata la riproduzione senza consenso scritto

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