Il SOGNO È SEMPRE, Cap. 14

Ma si scosse, che diamine di pensieri assurdi erano mai questi? La sua dignità era inviolabile, invendibile, non doveva essere sacrificata a beneficio di alcun altro essere umano, né ancor meno di un uomo, gli uomini che fino ad ora, nessuno escluso, avevano causato unicamente dolore e rabbia nella sua esistenza. Ergo, nessuno di loro lo avrebbe mai meritato, neanche il migliore in assoluto di costoro, un uomo che fosse davvero speciale, diverso da tutti gli altri, qualora, in effetti, ne esistesse almeno uno in circolazione.

E comunque, in conclusione, come sacrificio era scadente, per non definirlo squallido, in quanto non ne dipendeva la vita o la sanità di un’altra persona. Nessuno era in fin di vita o rischiava incisivamente la propria salute se lui avesse divorziato dalla moglie per intrecciare una relazione con lei, neanche per una mera frequentazione di cui alla fine si sarebbe accontentata.

Dunque se desiderava stare con lei, in qualsiasi senso fosse, sarebbe dovuto essere alla luce del sole e non di certo in qualità di amante, primariamente perché una condizione analoga non sarebbe senz’altro durata a lungo, sia per com’era lei che non avrebbe con il tempo resistito, sia per l’integrità annientata, e non di meno per l’agonia vissuta.

Eppure sospirò, si martoriò, sempre più convinta di volerlo fare, di offrirgli intero il suo orgoglio, annientare il suo amor proprio, accettare ritagli del suo tempo, pezzi miseri della sua vita.

Strinse le palpebre e trattenne il pianto, il più caparbiamente che poté, ma quando il telefono suonò e per distrarsi rispose senz’accertarsi dell’identità del chiamante, appena udì l’affettuosa voce di Dorian, in un battito scrosciò con un pianto istintivo, fragoroso, tant’è che l’uomo si sgomentò, per qualche secondo non parlò.

«Majka… che ti succede, stai male?»

Lei singhiozzava a ripetizione, sempre più echeggiante, sempre più inconsolabile.

«Dorian, io…» Ma non poté proseguire, lacrime e spietati singulti che avevano preso il sopravvento sulla sua capacità di parlare, d’anche soltanto respirare.

«Aspettami, vengo lì» subito s’offrì, preoccupatissimo di percepirla in quelle tragiche condizioni, lei che non dimostrava mai le sue pene e nemmeno le sue più irrilevanti delusioni, e Majka non rispose. Fu come se tacitamente accettò il suo magnanimo aiuto, quantunque si rendesse conto che non era affatto il caso che fosse proprio Dorian a sollevarla dal suo dolore, però sentiva il bisogno di stare con qualcuno, di non stare sola.

L’uomo arrivò dopo pochissimo tempo, e distinguendola in lacrime, a dir poco distrutta, di slancio l’abbracciò impietosito e continuando a stringerla la condusse amorevole verso il divano, per sedersi insieme e poterla con calma consolare.


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«Majka, che cos’hai, posso aiutarti?»

Lei dimenò devastata il capo, e d’istinto gli si ributtò tra le braccia. «Scusami, Dorian, perdonami per come mi sono comportata, e me lo merito, merito di stare così.»

«Non ti preoccupare, non ha importanza» la risollevò, carezzandola infinitamente premuroso tra i capelli.

«E invece no, lo ha eccome» si scostò, tirando su con il naso. «Sono stata meschina con te, imperdonabile, però non ho potuto evitarlo, è stato più forte di me.»

A quel punto lui si fece confuso, nel venire a conoscenza che in qualche modo rientrasse personalmente in quel suo angosciato stato d’animo. «Majka, non riesco a capirti.»

«Io… Dorian, mi sono innamorata di un altro uomo, in questi giorni sono stata insieme a lui, e adesso lui non c’è più, e me lo merito, sì, me lo merito…»

«Ehi…» Dorian la carezzò rincuorante su una guancia fradicia. «Non ci pensare, Majka, non è colpa tua e non lo è mai in questi casi, non si possono governare i sentimenti.»

«No, purtroppo no, ma almeno avrei dovuto dirtelo, chiudere con te quando me ne sono resa conto, perché con questo comportamento è come se ti avessi tradito.»

«Basta, Majka, è tutto ok, te lo assicuro, non è un tradimento se tu avevi intenzione di lasciarmi. Ma adesso smettila di piangere, mi fai star male, molto più di quanto me lo faccia il sapere che non vuoi stare con me, che non è me che vuoi.»

«Mi dispiace… mi dispiace» gemé, con un asperso sguardo angariato, prostrato. «Ho fatto del male a tutti… a tutti…»

«Dài, ti prego, andiamoci!»

«Ah… ancora insisti?» s’aggrondò Majka, sbuffando di una turbinosa nota inacidita. «Hollie, mi stai davvero innervosendo, sono costernata. Sai bene come stanno le cose e non me lo aspettavo, che tu fossi così poco delicata con me.»

«Tesoro mio, non puoi vivere nel passato, è trascorso quasi un anno. Possibile che pensi ancora a lui?»

«No, non ci penso più, quindi non voglio vederlo, né più né meno» decretò irremovibile.

«Non è sicuro che lo incontrerai, che lui sarà lì» riequilibrò l’altra, compiendo un passo all’indietro nel tono per non rendersi sul serio indelicata.

Lei cacciò fuori un’ulteriore sbuffata. «Hollie, questa è una sua commedia, sbaglio o l’ultima volta che mi hai convinta ad assistere alla tua prima, mi avevi garantito che non lo avrei incontrato e poi me lo sono ritrovato nella toilette?»

«Solo perché ti aveva seguita, perché ha voluto farsi vedere da te, ma stavolta non lo farà, ti ha lasciata lui, ora non ne avrebbe motivo, altrimenti in questi mesi ti avrebbe cercata. Sapeva bene dove trovarti e invece non lo ha fatto, non ha voluto più vederti e non lo farebbe di certo lì, con la moglie nei paraggi, perciò non corri nessun rischio» eccettuò, un po’ cruda ma sempre assai esauriente.

«Uhm, che dolce… tu sì che mi tiri su il morale…» salmodiò lei con voce sardonica.

«Via, Majka, ormai Blair è morto e sepolto, attualmente stai con Dorian, siete felici, carinissimi, andremo tutti e tre insieme. Vedrai, ci divertiremo.»

© Christine Kaminski | Vietata la riproduzione senza consenso scritto

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