Il SOGNO È SEMPRE, Cap. 11

«Dove vorresti arrivare?» Majka si bloccò e la osservò indagatrice, con l’obiettivo di evincere se fosse a conoscenza del pernottamento di Duncan, se la notizia della sua separazione con la moglie, salvo che lui non ci fosse già tornato insieme, fosse trapelata sui tabloid o al limite che in teatro si fosse sparsa la voce, che qualcuno li avesse visti nel suo camerino e di conseguenza malignato su loro due.

Ma poi un riecheggiante tonfo e qualche acuto strillo richiamarono la sua attenzione, erano i gatti che si stavano azzuffando.

«Smettetela, voi due!»

«Sono un tantinello nervosi a quanto vedo, forse è il caso che me ne vada prima di diventare il loro capro espiatorio» si corbellò Hollie ma non troppo, che previdente si era arrestata poco distante dalla porta d’ingresso.

Lei inspirò con foga, gesticolando esasperata. «Eccome, oggi sono molto irrequieti, più del solito. È da quando sono rincasata che non fanno che accapigliarsi, e in un loro scontro mi hanno addirittura fatto volare una lampada del soggiorno, fortunatamente è rimasta illesa.»

«E tu?» perlustrò l’altra scrutatrice, assumendo lei adesso, un fare investigante.

Majka la scrutò di respinta. «Io cosa?»

«Beh, non sei tu che ripeti sempre che ti sentono, che sono nervosi quando anche tu lo sei?»

«No, no, questa volta no» invalidò ridivenendo un po’ vaga. «Allora cosa fai, entri, ti offro qualcosa da bere?»

Hollie sventolò enfatica le mani per declinare. «Spiacente ma non posso, vado di fretta, anzi, ti va di venire con me all’inaugurazione di un nuovo club in South Hill Street?»


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«Dio, no, non sono affatto in vena» rimostrò all’istante, muovendo la testa in esuberante gesto di diniego.

«Via, Majka, in quest’ultimo periodo non hai fatto che lavorare, che correre da una parte all’altra della città senza un secondo di respiro, ed un pochino di svago ti farà bene, non trovi?» s’indocilì l’amica, in posa e tono assai comprensivi.

«Lo farò senz’altro ma non per adesso, ora preferisco rilassarmi. Ho bisogno di un po’ di tranquillità domestica, e in ogni caso non gradirei un granché la confusione, non dopo tutta quella che ho sopportato ultimamente.»

«Uhm, forse non è l’ideale, hai ragione» valutò l’altra, frizionandosi cogitabonda il mento sollevato. «Otterresti l’effetto opposto, finiresti per stressarti maggiormente.»

«Ehi!» diruppe Majka rivolta ai due gatti che si stavano rincorrendo come indiavolati per l’appartamento, come due specie di tornado che spazzavano tutto via al loro passaggio.

«Molto bene, io taglio la corda» recepì ironica Hollie, burlescamente sogghignante. «Comunque non prevedo che qui riuscirai a rilassarti. Per me faresti meglio ad andare al lavoro!»

«Già, ho pochissime speranze» sbuffò, facendosi cadere le spalle in avanti. «Solo perché siamo di sera e l’agenzia è chiusa, altrimenti ci andrei a tutto gas.»

«Beh, io vado che sono in ritardo.» Ed aprì la porta. «Ci vediamo domani.»

Lei l’accompagnò sul ballatoio, guardandola mentre si apprestava a premere il pulsante di chiamata dell’ascensore.

«Oddio… è occupato» si accorse l’amica, scalpitando su se stessa. «Ok, non posso aspettare che si liberi, prendo le scale.»

Le due donne si salutarono e Majka rientrò nell’appartamento, però dopo neanche un minuto si riudì bussare, e nella convinzione che fosse ancora Hollie, la solita smemorata che aveva dimenticato qualcosa da dirle, sorridendo le riaprì l’uscio. Ma ciò che si ritrovò davanti, in uno sfolgorio la ingessò.

«Ciao, Majka.» Duncan le stava dedicando un sorriso irresistibile, e lei a tutta prima deglutì, folgorata da quel sorriso, da quella medesima, ormai insospettata visita.

Con un debole cenno lei lo invitò ad entrare e l’uomo s’introdusse nel soggiorno fino al divano, voltandosi poi per guardarla, frattanto che Majka stava richiudendo piano la porta.

Tuttavia concretamente ricomparve Hollie, che appena adocchiò Duncan fisso al centro della stanza, s’impagliò pure lei, ma molto più di Majka, perché se quest’ultima non se l’era aspettato, beh, lei ancora meno.

«Salve» abbozzò la donna, e lui le rispose con un mezzo inchino, impassibile, dritto.

Hollie espulse un evasivo colpetto di tosse. «Majka, posso parlarti un secondo qui fuori?»

Lei tracciò un consenso ed uscirono sul pianerottolo, socchiudendo la porta per ottenerne adeguata riservatezza.

«Majka…» Hollie era sconvolta. «Che ci fa lui qui?»

Lei scrollò le spalle, ma non si sbilanciò.

«Allora è per questo, è questo il motivo per il quale sei sparita…» subodorò, oscillando annichilita il cranio.

«Ma no, e poi anche se non ho risposto alle tue telefonate non sono mica sparita, a cosa ti riferisci?» Non stava fingendo, quest’osservazione non riusciva veramente a relazionarla, forse per la presenza che sostava nel suo soggiorno, senza meno deconcentrante, che le impediva inoltre una respirazione regolare, perfino la corretta pronuncia di queste sue precedenti parole.

L’amica lo notò, rilevò quella sorta di affanno, la vivida emozione insita nell’impercettibile tremore della sua voce, malgrado Majka tentasse di camuffarlo, ma era indubbio che fosse arduo metterla nel sacco.

Tuttavia travalicò, non intendeva nutrire disagio od imbarazzo in lei. «Prima ero venuta principalmente per riferirti che Dorian è disperato, è da sabato che non gli rispondi al telefono, che non lo chiami, e se non è venuto fin qui è perché non voleva rendersi invadente, ipotizzando che a ragion veduta non volessi essere disturbata. Però era preoccupato, non sapeva che pensare, se ti fossi offesa che non ha assistito all’ultima di sabato, e sinceramente adesso anch’io sono preoccupata, dopo ciò che ho visto.»

«Io… Hollie, dubito sia il caso di seguitare a vederlo, sto parlando di Dorian.»

L’altra inspirò un tantino contrariata. «E non ritieni di doverglielo dire, di essere chiara con lui?»

«È ovvio, ma non ho avuto modo, né la voglia in verità, domani lo chiamerò» s’impegnò con un sorriso.

«E invece con lui, che intendi fare?» indagò, lanciando una faconda occhiata alla porta dell’appartamento.

«Come puoi ben vedere non ho tempo per spiegarti, ne parleremo domani, ok?»

«Sta’ attenta, è tutto quello che ti posso dire, lo sai, ed anche se non voglio intromettermi, mi sento in dovere di metterti in guardia. Conosci benissimo la catastrofe che stai rischiando.»

Majka le saettò uno sguardo ironico. «Oh, andiamo, neanche fossi in pericolo di vita!»

«Piantala, dico sul serio» s’ingrugnò, occhieggiandola disapprovante.

«Ed anch’io, Hollie, sono abbastanza cresciuta per valutare, persino per decidere se farmi del male.» Le diede un bacio. «Divertiti stasera, a domani.»

© Christine Kaminski | Vietata la riproduzione senza consenso scritto

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