Il SOGNO È SEMPRE, Cap. 1

«Può fornirci una dimostrazione?»

«Di che?» Majka si stupì in maggior misura, questa l’aveva prevista ancora meno, perché se la domanda era molto più che cristallina, i presupposti per formulargliela, finora erano stati pressoché inesistenti.

«Del suo livello di preparazione nel ballo» le precisò l’uomo con inaspettato garbo.

«Beh, sì…» Sulle prime lei indugiò, nella sensata convinzione di non volerlo eseguire, che fosse concretamente opportuno svignarsela prima d’incappare in serie situazioni imbarazzanti, giacché un’altra parola fuori posto, un ennesimo sguardo o tono inquisitore da parte di quel tale, e gli avrebbe senz’alcun dubbio risposto per le rime. Il suo orgoglio era una cosa sacrosanta, inviolabile, e non di meno la sua dignità di donna, nonché di semplicissimo essere umano.

«Molto bene.» Springer fregiò un mite cenno approvante, stavolta assai cortese, un ulteriore elemento abbondantemente imprevisto. «La sua amica potrebbe prestarle un top ed un paio di shorts, per poter noi nell’esibizione, esaminare le sue linee?»

«Ne dubito, però in evenienza potrei svestirmi della camicia e delle scarpe. Come intimo indosso un top, e per i pantaloni posso tirarli su» pattuì, ma si bloccò un istante interdetta, grandemente stupefatta con se stessa per tale sua serena condiscendenza. Era come se, d’un tratto, la sua mente ordinariamente raziocinante fosse battuta passo passo dalla sua scomoda impulsività, dalla sua lingua che, incontrollata, partiva prima di essa.

«Faccia pure.» E si volse alla sua destra per consultare un’assistente all’audizione, qualche parola, un minuto di attesa, e diresse nuovamente lo sguardo su di lei. «Come base classica abbiamo a disposizione Il Lago dei Cigni, di Tchaikovsky, la conosce?»

«Altroché, all’epoca ho sostenuto un saggio proprio su La morte del cigno.» La coincidenza la sbalordì non poco, ma del resto come tutta questa bislacca avventura che ancora non giungeva a realizzare, non giungeva a capire come diavolo ci fosse finita, perché se comunque le era stata lanciata la proposta, forse per gioco, lei che aveva risposto altrettanto per gioco, non si era resa conto di cosa stesse facendo, ciò che le si sarebbe prospettato accettandola.

«Si prepari, faccio inserire la base.»

Lei mosse la testa in gesto acquiescente e s’accostò al lato del palco, tolse gli stivaletti e s’arrotolò i jeans fino al ginocchio. Si levò la camicia rimanendo con una minuscola canotta bianca in microfibra, e si legò i lunghi capelli a chignon, per mostrare la correttezza della postura sia del collo che della spina dorsale.


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Si mise in posizione con le braccia e le gambe, ed attese la base.

E allorché quest’ultima partì, Majka, un po’ emozionata per ciò che stava accadendo, che mai avrebbe immaginato di vivere prima di allora, fu un tantino legata, non riuscì a seguire le battute, a rispettare i tempi. Pur nonostante i suoi movimenti man mano si sciolsero, giungendo, solo negli ultimi secondi di esibizione, a rendere perfette e morbide le sue movenze.

Quando la musica terminò, ci fu un attimo di silenzio. Poco dopo, emerse dal parterre la voce di Springer che, essendosi di nuovo voltato alle sue spalle per interpretare un cenno di quell’ombra che stava abbandonando la sala, compitamente affermò: «Si accomodi un momento nel backstage, torno subito.»

Uscì anch’egli dalla sala e raggiunse l’uomo che lo attendeva fuori, in corridoio. «Allora, cosa ne pensi?»

L’uomo restò impassibile per alcuni secondi, fissandolo immobile. «Falle preparare una coreografia veloce, verificheremo la sua capacità di apprendimento.»

«Ma, Duncan, reputi sul serio che sia conveniente, intendo, nella danza ci sa fare, è anche una donna eccezionalmente bella, fine, ma mi sembra che sia un po’ troppo acerba per una rappresentazione come la nostra. Non perderemo tempo?»

Lui scosse la testa, dritto nella sua fiera postura. «Ha una buona presenza scenica, eventualmente la possiamo inserire nel corpo di ballo.»

«Come vuoi, sei tu il capo.» Rupert prodigò un inchino e s’apprestò a rientrare nel teatro.

«Beh, come la vedi?»

«È difficile vederla, Hollie, devono richiamarmi per non so cosa, e se devo essere sincera sono parecchio agitata, pertanto non ho potuto intuire un granché dalle loro espressioni, è probabile che si staranno consultando tra loro. Comunque adesso scusami, ma devo andare alla toilette.»

Majka non si era rivestita, aveva tutto caoticamente affagottato tra le braccia. Sussultava ed era abbastanza scombussolata, ma eccitata, strano davvero, però si era assai entusiasmata, in quell’inimmaginabile contesto che era divenuto per lei arcanamente esaltante.

Salutò con un gesto l’amica, e s’avviò freneticamente per il corridoio al fine di raggiungere i servizi. Tuttavia, ad un determinato punto del suo percorso, nel rendersi conto che era inutile tenersi in quella discinta mise, riconquistato un poco di fredda lucidità si fermò per rivestirsi, posando gli indumenti su una sedia ubicata a ridosso di una parete del corridoio.

Fu attirata da un paio di voci soffuse, indistinte, provenienti da uno degli ingressi del teatro. Incuriosita, si orientò con lo sguardo alla sua sinistra dove scorse solo un uomo, scuro nei capelli e nella carnagione, nell’abbigliamento, alto, imponente, con l’aria un po’ inquietante, che si voltava per indirizzarsi dalla parte opposta alla sua.

«E chi è quello, il fantasma dell’opera?» sogghignò divertendosi da sé. S’apprestò a rimettersi eretta per riprendere il suo percorso, che fu richiamata da un membro dello staff per conferire con la commissione.

“Uffa… non ti danno neppure il tempo di una sacrosanta pipì.”

«Miss Winter» la interpellò Rupert quando lei fu di nuovo sul palco. «Vada con miss Jodie Rosenberg, ha alcune disposizioni per lei.»

«Di che genere?» Majka si disambientò, si sentì alquanto spaesata per via di quell’incomprensibile, oltre che inattesa prescrizione. «E chi sarebbe?»

«È una delle coreografe dello spettacolo, vada, sarà lei ad illustrarle cosa dovrà fare.» Le fece cenno di uscire e consultò la lista che aveva di fronte. «Avanti il prossimo, il signor… Salazar.»

Majka s’inchiodò per un secondo, facendosi maggiormente confusa, sempre più persuasa che lì dentro fossero tutti stravaganti, costui per primo, il cosiddetto gonfaloniere. Ma in seguito scrollò le spalle e si mosse per tornare dietro le quinte.

© Christine Kaminski | Vietata la riproduzione senza consenso scritto

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