D’UN TRATTO LEI, Epilogo

«Tesoro, sei qui?» Angel bussò alla porta ed entrò, trovando Madelyn distesa sul letto, con affianco Efren che giocherellava con una mano di lei. Si estasiò al culmine per quell’idilliaca, ineguagliabile vista.

Delicatamente si sedé, e accarezzò prima lei e poi il piccolo, prendendolo in braccio per rimetterlo nel passeggino.

Madelyn aveva rilevato un certo nervosismo in lui. «Angel, è tutto a posto?»

Lui annuì, si levò la giacca e ne tirò fuori il telefono, si risedé e s’inclinò per baciarla sulle labbra.

«Gli agenti della scientifica hanno rinvenuto una lettera sul cadavere di quell’uomo» propagò, all’istante.

«E quindi?» Non capiva cosa c’entrasse con lei.

«Era indirizzata a te» la delucidò, con stringente calma per non allarmarla prima del necessario.

«A me

Angel aprì l’album delle foto digitali del telefono e glielo porse. «Leggi. Sono svariate le immagini perché per renderla leggibile ho dovuto eseguire scatti a più parti, sono registrate in progressione numerica.»

Lei impugnò l’apparecchio senza parlare, e alquanto intontita visualizzò la prima.


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Cara Maddy, luce della mia vita, forse non leggerai mai questa lettera, non avrò mai il coraggio di spedirtela, però voglio scriverla lo stesso, per confessarti che non ce la faccio. Non resisto più, sto impazzendo, non faccio che pensare a te, ogni notte, ogni giorno, e tu, il fulcro dei miei sogni, il centro dei miei desideri, forse non sai nemmeno che io esisto, oppure non vuoi saperlo, mi lasci così a sognarti, mi eviti, mi screditi, mi fai sentire un niente…

«Oddio… ma chi è…?» farfugliò lei, al termine della lettura della prima immagine. «Non può essere Vincent.»

«Già, anch’io ritengo che non sia quell’uomo, immagino che sia una persona che conosce, forse un suo amico. Magari voleva vendicarsi per lui, comunque leggi il resto.»

Lei assentì e aprì la seconda foto.

…ed io sono arrivato, sono finito, non sopporto più di vederti con gli altri ragazzi, ridi e gioisci con loro, sei bellissima, ed ogni volta che ti vedo con un altro, mi si strappa il cuore. Ho provato a parlarti, a farmi avanti, ma tu ridi di me, sei cattiva, a momenti spietata. Sei pratica e tagliente, ti prendi gioco di me, ed io mi sento una persona inutile, goffa, patetica, mi stai uccidendo…

Madelyn guardò spaesata Angel. «Angel, io non ho presente chi sia. Non credo di essere stata così, di aver trattato qualcuno così.»

«Forse è passato tanto tempo, probabilmente è il periodo in cui andavate ancora a scuola, dato che lui parla di ragazzi, non di uomini» ipotizzò, nell’intento di non porre le mani avanti.

«Allora è di Elgin, ma che c’entra con Vincent, lui non è di quelle parti. Io non ce l’ho mai visto, e poi perché farmi queste cose per una cosa così?»

«Continua a leggere, magari potrai capirlo dalle prossime parole.»

Madelyn aprì la terza.

….e ti giuro, sono stato sul punto di uccidermi, forse lo farò, non lo so. Non so come mi sento, se ce la farò ad andare avanti, sono disperato, non so più come comportarmi con te per farmi notare, per farmi considerare. È vero che non sono come Kreider, non sono un giocatore di football, non faccio parte della squadra di nuoto, ma se non ho un fisico prestante, se non sono bello come lui, potrei darti tanto, di sicuro ciò che lui non potrebbe mai darti…

«Kreider…» si stravolse lei, agitando freneticamente la testa. «Allan Kreider… era un ragazzo che avevo al liceo… allora questa lettera risale a più di dieci anni fa, ma perché aspettare tutto questo tempo… non capisco, io non ci riesco proprio…» si affannò, cercando di scervellarsi per ricordare.

«A giudicare da quello che dice lui era importante tra voi, difficile da dimenticare.»

«Angel, io non me lo ricordo un ragazzo che stava così per me, o perlomeno lui non me lo ha mai detto apertamente. Era normale che mi sarei ricordata in caso lui mi avesse confessato che per me fosse stato sul punto di uccidersi, una follia, perché farlo per una persona che vedi da lontano è assurdo, non stava bene di testa…»

«È possibile che lo abbia fatto» considerò, per non scartare nessuna ipotesi.

«Che si sia ucciso?»

«Sì, se dobbiamo tener conto del comportamento di Vincent, piuttosto esagerato per un semplice male d’amore.»

Lei rifletté per qualche secondo e un labile ma esaustivo flash, le attraversò improvviso la mente. «Aspetta… ora che ci penso, sì, mi pare di ricordare che trovarono un ragazzo. Avevo quindici anni o giù di lì, se rammento bene, e fu un episodio che fece tanto scalpore per un piccolo paese come il nostro. Mi raccontarono che costui si era impiccato ad un albero vicino al laghetto dove io e te… insomma, lo abbiamo fatto per la prima volta.»

«Potrebbe essere lui.»

Madelyn dimenò confusa il capo, ricominciando a spremersi le meningi. «Non so, quando l’ho saputo il suo nome non mi diceva nulla di particolare, era un ragazzo che avevo visto sì e no un paio di volte, non rammento di averci mai parlato, anche se in effetti non ne ho la certezza. È probabile che sia successo, però me ne sarei accorta se impazziva per me, perciò suppongo che non sia la stessa persona che ha scritto questa lettera.»

«Leggi l’ultima parte.»

«Ok.»

© Christine Kaminski | Vietata la riproduzione senza consenso scritto

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