D’UN TRATTO LEI, Cap. 7

Lui non disse nulla, per adesso aveva bisogno di baciarla, di sentirla, pertanto in uno sfolgorio le catturò la bocca, avido, smoderatamente infuocato, iniziando anche lui a stordirsi per quell’attimo che incalzava e che stavolta non avrebbe frenato. Lo avrebbe sbrigliato, lasciato libero di espandersi, gli avrebbe permesso di invaderlo.

«Hai ragione, Madelyn…» le ansò più avanti, giunto all’orlo di quel confine. «Questo è veramente magico…»

Lei si abbandonò all’indietro con la testa, lo calcò sulla nuca con un palmo per attirarlo alla sua pelle che lui stava divorando con sublime ardore, e con l’altro braccio gli cinse la schiena, stringendolo più forte, per aderire forte a lui.

Angel la legò energicamente a sé, inebriato, stimolato dalla sensuale enfasi con la quale Madelyn lo invitava a deflagrare assieme a lei, per cui ascoltò di volata il suo invito. Aveva una subissante bramosia di partire, sentire congiuntamente a lei, di degustare appieno quella magia, quella strepitosa, memorabile situazione, lei che lo sentiva, e lui che forse la sentiva come mai aveva sentito nessun’altra, persino in questa condizione, dove lei non aveva alcuna sensibilità. Non poteva né muoversi né partecipare, eppure lui avrebbe giurato che fosse capace di sentirlo più di una qualsiasi altra donna che avesse avuto nel suo letto, parlando per traslati.

E con similari premesse, lo stupore di questa singolarità, in rispondenza si amplificò l’attimo che sopraggiunse. Angel le intrappolò vigoroso i fianchi per sentirla in tutto e con tutto, e lei si lasciò plasmare, cullare, per quella reiterata morbidezza, la delicata ma possente sensualità che lui le trasmetteva, con cui la invadeva, la travolgeva.

«Vieni con me, Angel, andiamo, partiamo insieme…»

E lui si slegò, salì l’ultimo gradino e lei quasi a perdifiato lo rincorse, finché non raggiunsero l’acme insieme e insieme la ridiscesero, uniti e fusi. Ma non nella tangibilità, oltre, ben più oltre.

«Ti va uno spuntino?»

«Credo di sì, grazie.» Madelyn si era radicalmente rilassata, abbandonata sotto di lui che ancora non riusciva a muoversi, a smettere di guardarla, baciarla lieve in ogni dove del suo viso.


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«Arrivo subito.» Angel le avvolse la testa a palmi pieni e la baciò sulla fronte, dopodiché si alzò per dirigersi in cucina.

E trascorsero la giornata così, sul letto, vezzeggiandosi e sgranocchiando, parlottando e ridendo, anche commentando i reportage e le trasmissioni televisive, in completa leggerezza, come in un piccolo mondo tutto loro, lontano, lontanissimo dalla realtà circostante.

Non pensarono più al limite fisico di Madelyn, fu come se scomparve, magari agevolati dalla comoda condizione in cui si ritrovarono, ma inoculò loro una rigenerante dose di serenità, di piacevoli prospettive, gli animi spensierati e libranti.

«Perché prima mi hai chiamata regina di ghiaccio?» irruppe Madelyn, che si stava crogiolando tra le calde braccia di Angel, mentre seguivano un film in Tv.

Lui adagiò il telecomando sul comodino e la chiuse tutta a sé, sfiorandole i capelli in un amabile bacio. «Scommetto che non hai fatto che pensarci.»

«Indovinato, mi è rimasto un piccolo chiodo fisso, e se c’è qualcosa che vorresti sapere, ce la possiamo scambiare. Come la vedi?» contrattò, smaliziata. «Allora… c’è?»

«Sì, una cosa sì.»

«Avanti, spara» lo spronò, dividendosi da quell’abbraccio per erigersi e guardarlo in volto.

Lui rise, restando con gli occhi puntati sullo schermo.

«Perché ridi?» Lei s’indispettì. «Mi guardi, per favore?»

Angel mosse lo sguardo e sorrise. «Perché di solito sono io che mi esprimo così. È alquanto curioso, è come guardarmi allo specchio e vedermi con i capelli biondi.»

«Allora anche tu sei di ghiaccio» comparò lei, un pochettino indagante.

«No, questo no, e nemmeno tu» esplicitò lui, innalzando un braccio per scorrerle le dita dalla tempia fino al mento.

Lei impacchettò uno sberleffo. «Eppure l’hai partorita come idea, altrimenti non lo avresti detto, o no?»

«Certo, è stato appena ti ho conosciuta, ho ironizzato tra me denominandoti con quell’epiteto, pensando al caldo che faceva, che magari avresti potuto raffreddarmi anche in tal senso. Ma invece è l’esatto contrario, tutto è divenuto l’opposto, mi hai infiammato più di quanto potessi esserlo già» conclamò, in un magnifico fruscio stringente.

«Hm, se devo essere franca, in effetti sono un po’ freddina…» canticchiò, replicando quella smorfia.

Lui inarcò un sopracciglio abrogante, distintamente satirico.

Madelyn colse in pieno quel suo implicito messaggio e fece spallucce. «E va bene, ok, alle volte sono gelida, magari acida, ma è soltanto un riflesso, come anche quello di essere calda, dipende dai contesti. So che è un tantino troppo comodo come modo di essere, che mi manifesto in base a come si comportano gli altri, sembra che non abbia una personalità definita, che non sono coerente, ma io viaggio molto a sensazioni, a ciò che mi trasmette la persona che ho di fronte. È istintivo, irrazionale, incontrollabile però rispondo epidermicamente, forse come un animale, ma è così.»

Angel si addolcì, perché a lui invece, piaceva tantissimo il suo modo di essere, adesso lo faceva nientedimeno impazzire. «Lo avevo capito, ed è la medesima cosa che succede a me, è accaduto anche a me, con te.»

«Sì?» si drizzò, squisitamente impressionata.

«Sì, ma all’inverso di te, sono io ad aver generato, seppur nell’inconsapevolezza, quelle rissose premesse tra noi due. E diciamo che ti ho detestata a tratti, tranne in quei momenti che ti ho sentita per come sei, e ti giuro, su quel prato, non so, forse mi ha cambiato. Tu mi hai cambiato.»

«Ed io mi sono sciolta come zucchero filato» coronò lei, quasi svolazzante.

«Ben detto, un deliziosissimo zucchero filato» si affascinò, a quella graziosa veduta.

«Perfetto, risposta esauriente.» Lei si riaccoccolò tra le sue braccia, pinguemente soddisfatta. «Adesso puoi procedere con la tua domanda.»

Angel tacque un attimo, prima di esprimersi. «Per lui.»

© Christine Kaminski | Vietata la riproduzione senza consenso scritto

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