D’UN TRATTO LEI, Cap. 7

«Cedric, ti disturbo?»

«No di certo, Angel, figurati.»

«Ho bisogno di un grande favore» gli ricercò, ben sapendo di situarlo in una condizione abbastanza difficoltosa ma, traendo le selettive somme, non era provvisto di una migliore alternativa.

«Dimmi, se posso, molto volentieri.»

«Suppongo che non ci siano posti liberi nella tua clinica, dico bene?» preludiò lui, nel doveroso intento di non esporgli la sua richiesta troppo diretta, in pratica di non dimostrargli che gli stesse reclamando una contropartita per recenti concessioni che, con il suo influente intervento, gli aveva permesso di ottenere in quella precisa istituzione.

«Macché, al contrario, abbiamo una lunga lista di aspettativa. Ma perché me lo domandi?»

Angel trasse un profondo respiro, esanimato. «So di chiederti tanto, senza dubbio ti sto ponendo in una posizione imbarazzante, ma c’è una persona che ha bisogno di cure. È una persona alla quale tengo molto, e ti sarei davvero riconoscente se le trovassi un posto in clinica.»

L’amico si sospese un momento a riflettere perché, posposta l’istanza problematica da soddisfare, dato che i pazienti in attesa di ricovero nella clinica privata che dirigeva avevano già versato un acconto e quindi se fosse trapelata la notizia, ne sarebbe andato il buon nome della struttura nonché la sua carica di direttore, il fatto che Angel, il quale non gli aveva mai ricercato alcunché, lo effettuasse in questa precisa circostanza voleva ben dire che tenesse spropositatamente a sopraccitata persona. Fino ad oggi Angel lo aveva unicamente aiutato, soprattutto per mezzo della sua professione, pertanto era una richiesta che giungeva del tutto inaspettata.

E in ultimo, se aveva correttamente focalizzato la faccenda, individuato la persona in oggetto, ovverosia che si trattasse di una donna e non di certo una parente, ciò indicava che Angel si fosse finalmente innamorato. Infatti, se con i suoi amici era permanentemente disponibile, persino fin quasi ad abnegarsi, per quanto concerneva l’universo femminile era l’opposto, si sprecava il minimo indispensabile, talora neanche quello.

Angel, decifrando il suo silenzio, parcamente procedé: «Mi rendo conto che ti sto disponendo in una situazione difficile, ma ci tengo, sappi solo questo.»


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«È una donna, vero?» evinse infine, ancora stupefatto.

«Sì, si chiama Madelyn, è rimasta paralizzata dalla cintola in giù dopo un drammatico incidente sul lavoro, anzi, in base a questo è già un miracolo che sia sopravvissuta, che abbia riportato soltanto questo tipo di lesione, e ti sarei veramente grato se tu l’aiutassi. Ma voglio puntualizzarti che ti sto solo richiedendo un favore personale, solamente se puoi farlo, sai cosa intendo.»

«D’accordo, portala qui domani mattina, vedremo di trovare una sistemazione» indulse, nel proposito di non farlo sentire a disagio, quantomeno non più di così.

«Grazie, Cedric, non sai quanto tu stia facendo per me.»

«È il minimo, amico, e se ho esitato in precedenza, non è perché non intendessi aiutarti, assolutamente. Per me è una sorpresa, voglio dire, a prescindere dalla questione che tu non mi hai mai richiesto nulla, quello che in un certo verso mi sconvolge, è che tu lo stia facendo per una donna» circostanziò, schiettamente, e d’impulso gli chiese: «La ami?»

«No, cioè, non credo, sarebbe oggettivamente impossibile» soppesò lui, un po’ frastornato da questa domanda elaborata a bruciapelo.

«Sarà, comunque non ti ho mai sentito così, Angel, sembri disperato» dissertò l’altro, facendosi un tantinello preoccupato. Quella mestizia era sbalordente, alquanto angustiante.

Lui rise a fior di labbra. «Non esagerare, è solo che mi sento in dovere di farlo, tutto qui.»

«Perché, è avvenuto per causa tua?»

«No, ma…» si arrestò, confuso.

«Ok, scusami se sono invadente, va bene, ci vediamo domani mattina» arretrò, onde evitare di metterlo in difficoltà. Forse era dura da ammettere per un uomo come Angel, non si era mai lasciato andare a sentimentalismi, non era proprio facente parte del suo carattere, o più specificatamente del suo stile di vita.

«Ti ringrazio, non lo dimenticherò.»

E quest’ultima parola trasecolò in maggior misura l’amico, ma che non commentò, rinnovò il suo saluto e riagganciò il ricevitore.

Angel terminò la comunicazione abbastanza scombussolato, non riusciva a decifrare le proprie parole, al perché si sentisse obbligato, quando invece era stato convinto di semplicemente desiderarlo.

Tuttavia la forma di reclamare quel favore a Cedric, quasi al supplicarlo, non era da lui. Peraltro non aveva mai posto in condizioni simili una persona, facendo indirettamente leva su ciò che aveva eseguito per l’amico in relazione alla sua carica di dirigente, in sintesi mettendolo alle strette, rischiando altresì che costui avesse pagato le conseguenze per questa sorta di favoritismo.

Posò il telefono sul tavolo ed un pochino turbato ritornò nella camera, la vide lì, nella stessa posizione in cui l’aveva lasciata, addormentata nella postura tipica da neonato. Si deliziò tra sé e si allungò orizzontalmente alla testata del letto, addossandosi su un palmo per guardarla dall’alto.

Con l’altra mano le scostò una ciocca di capelli pressoché asciutta dalla fronte, ed un lieto sorriso gli addolcì il volto.

«Ma cosa mi hai fatto, Madelyn» si ammaliò, senza smettere di sorridere, lei che a quel dolce tocco mugugnò e si agitò lieve, senza schiudere le palpebre, senza svegliarsi.

Angel fu oltremodo deliziato da quella veduta, era adorabile. Sicché si alzò e s’infilò la parte di sotto di una tuta, si accostò al bordo del letto e lentamente, con munifica delicatezza, la svestì dall’accappatoio e la coprì con il lenzuolo.

Madelyn non accennò egualmente a destarsi, magari perché stava riuscendo finalmente a riposare serena, grazie alla nuova speranza che si era prospettata a rincuorarla, pertanto decise di lasciarla da sola. Lui non sarebbe comunque riuscito a dormire, si sentiva curiosamente agitato, irrequieto, non sapeva perché ma non volle spiegarselo, non adesso.

Ritornò in soggiorno e chiamò Brent.

«Ce l’hai fatta, ad un certo punto ho temuto che ti fossi perso per strada!» schiamazzò l’uomo, appena gli rispose. «Allora, stai arrivando?»

«No, sono a casa, non verrò per oggi.»

© Christine Kaminski | Vietata la riproduzione senza consenso scritto

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