D’UN TRATTO LEI, Cap. 4

Tuttavia, non era ciò ad essere talmente incidente. Il dettaglio che lo stava doviziosamente innervosendo era che lei si fosse lasciata sedurre da lui, uno sconosciuto, nella condizione di essere impegnata e, a detta del padre, non in un semplice flirt, bensì in un vero e proprio fidanzamento.

Forse stavano persino per sposarsi, e di conseguenza era stata Madelyn a porlo in una situazione spinosa e imbarazzante, senza peraltro avvisarlo, conducendolo a rischiare, a prescindere dalla sua discrezione e autocontrollo, di rivelarlo. Avrebbe potuto tradirsi con qualche inconsulto gesto o parola, laddove si sarebbe ritrovato in un autentico duello tipico del vecchio West.

Quindi era suddetta la motivazione del suo nervosismo, della sua inconsueta reticenza, non era paura di un pessimo giudizio del padre. L’aveva sopravvalutata, a questo punto.

Dag sopravvenne nei suoi pensieri. «Mi perdoni, le lascio il tempo per decidere. Io devo andare a caricare un mezzo, sarò di ritorno tra poco.»

Angel delineò un assenso senza rispondere, il volto incupito, l’oltraggio provato era di un tale pungente, che senza pensarci si avviò in direzione di Madelyn che, percependolo arrivare, fece per sgattaiolare via. Ma lui la bloccò, afferrandole un polso per anticiparla.

Lei si voltò stordita, presa alla sprovvista.

«Perché non me lo hai detto?»

Madelyn indurì i tratti del suo viso per passare all’attacco. «E quando avrei dovuto, anzi, quando avrei potuto, quando mi hai infilato la lingua in bocca?»

Lui si adombrò in maggior misura. «Non fare il maschiaccio insolente con me, dato che non lo sei affatto.»

«E chi te lo dice!» scattò lei, burrascosamente inviperita, e si strattonò per liberarsi. «Lasciami.»


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Angel non mollò la presa, tutt’altro, le si avvicinò. «Allora?»

«Allora che?» guerreggiò, sempre più inacidita. «Che cosa sarebbe cambiato per te, non ritengo che per te faccia differenza portarti a letto una donna fidanzata, o addirittura sposata.»

«E invece qui ti sbagli, perché se fossi stato al corrente che eri la donna di un altro, non mi sarei mai permesso.» Eppure in quell’istante, dubitò che fosse così, cioè, che lo fosse in quella particolare circostanza.

Lei decodificò la sua incertezza, ma a modo suo. «Non credo proprio che tu t’imponga questi scrupoli, visto che cercarvi una facile preda per una sera e l’hai trovata, adesso che vuoi da me? Vuoi che ti aiuti a ripulirti la coscienza? Beh, mettiti in coda perché prima devo pensare alla mia, a me, vedi di volare più basso. Non vieni al primo posto nella vita di chicchessia, ci sono cose più importanti di te al mondo, molto più importanti.»

«Non te la girare, Madelyn, questa volta non ci cado nel tuo trucco di istigare il mio ego. Qui si sta parlando di te.»

Lei inspirò con foga per controllarsi, nella percezione che stesse perdendo terreno, il suo equilibrio emotivo. Principiò a dimenarsi per sfuggire da quella prigione, però Angel rincarò la stretta per non concederglielo.

«Non ti lascerò, Madelyn, finché non me lo dirai.»

«Ma che cosa ti devo dire!» sbottò lei, spalancando indignata le ciglia, con gli occhi pressappoco lucidi, vibranti, tanto che a lui parve che stesse per dare in lacrime. Ma si scosse, questa era un’altra allucinazione, nonpertanto la lasciò andare, non era il caso di rendere la scena patetica, già lo era di suo.

«D’accordo, te lo domando con calma, Madelyn, perché me lo hai nascosto?»

«Vattene… vattene, per favore» s’infiochì, respirando a fatica per recuperare il suo autocontrollo.

«Insomma» s’indispettì, iniziando a spazientirsi. «Non reputi che io meriti una spiegazione?»

«Ti sbagli di grosso, avvocato, io non ti devo niente… e poi non ho avuto il tempo di dirtelo, ok, è stato un errore, e non si ripeterà.»

«Ma alla fine lo hai fatto, hai lasciato che ti prendessi senza battere ciglio» la sbaragliò, oltremisura infierente. «Mi sarebbe bastato un gesto ed io mi sarei tirato indietro, e sarebbe stato largamente più decoroso per entrambi, invece di ritrovarsi a vivere adesso questo senso di disagio nei confronti delle persone che sono state coinvolte.»

«Tu, ti saresti tirato indietro?» lo incenerì, fittamente acida, perché se voleva scaricare tutto su di lei, non glielo avrebbe consentito. Erano entrambi responsabili, lo avevano fatto in due ed ambedue avrebbero dovuto assumersi le rispettive colpe, dacché come lei non gliel’aveva reso noto, lui non glielo aveva neanche chiesto, quindi in sostanza erano pari. «Di’ la verità, leguleio delle mie braghe, abbi il coraggio di ammettere che anche se io ti avessi riferito di essere fidanzata, tu te ne saresti fatto un clamoroso baffo, considerando come sei partito a tutto gas, saltandomi sopra senza neppure domandarmi se io fossi d’accordo, da buon gentiluomo di città che sei.»

«Non è avvenuto, per cui ora non facciamo il processo alle intenzioni. Gradirei un po’ di chiarezza da parte tua, soltanto questo, non cerco nient’altro» s’indurì lui, per quella ribadita, moltiplicata ingiuria.

«Ma vuoi lasciarmi in pace, che ti frega il se o il perché. Te ne stai andando, hai avuto ciò che volevi, mi hai punita per bene, che vuoi più di così!» si trafelò lei, stringendo accanitamente le palpebre per evitare le lacrime.

Angel la fissò taciturno, qui c’era qualcosa che non quadrava, quella reazione stava diventando eccessiva. D’altronde lui le stava prettamente reclamando una risposta, pura e semplice, e non era neanche una domanda così gravosa, talmente assurda da scatenare tanto clamore. Tuttavia anche questa sua insistenza a volerlo ad ogni costo sapere, lo stava lasciando confuso, per lui era di fondo irrilevante, non cambiava nulla se lo avesse saputo o meno.

Eppure un subitaneo istinto lo spinse ad avvolgerle il mento con un palmo e ad inclinarsi su di lei. «Perché ci giri intorno, che c’è sotto, Madelyn, perché ti ostini a non volermi spiegare una cosa talmente semplice, direi elementare?»

© Christine Kaminski | Vietata la riproduzione senza consenso scritto

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