D’UN TRATTO LEI, Cap. 4

Si accostò alla finestra e la vide, Madelyn che passeggiava con la sua amica, il volto radioso ed un sorriso che lo era dieci volte tanto, e in un simile ambito la riscontrò bellissima, anzi, splendida.

Quella donna era stata una vera rivelazione, di una dolcezza, una sensualità, femminilità unica, soprattutto da lei, una persona da cui non se lo sarebbe aspettato, ma del resto non avrebbe neanche mai previsto di assumere un comportamento così intemperante. Le era praticamente saltato addosso, senza concederle l’opportunità di esternare il suo consenso.

Di regola lui preferiva che fosse la donna a manifestare esplicitamente la propria condiscendenza prima di spostarsi a quell’intimità, non per il timore, oppure l’orgoglio di essere respinto, bensì perché intendeva sempre lasciare il libero arbitrio ad una donna, cosa che in quest’occasione non era avvenuta.

Ed era questo il principale lato della storia che non arrivava a spiegarsi, ad equamente razionalizzare, giacché quantunque non disdegnasse di sicuro le avventure isolate, tutt’altro, erano il suo pane quotidiano, agire come un maschio che non fosse in grado di governare i propri ormoni, non rientrava obiettivamente nel suo stile.

Oltrettutto, lo aveva eseguito con una tipa che, fino ad un minuto prima che ciò accadesse, lui aveva munificamente denigrato. L’aveva ritenuta una ragazzina maleducata e impertinente, e l’aveva stigmatizzata perché lei lo aveva reputato un maschio, laddove, alla fine dei giochi, lui ci si era comportato concretamente. Insomma, costei aveva dimostrato di avere l’occhio più lungo del suo.

E gli sfuggì un appagato sorriso. Quel viaggio era stato una sorpresa, in tutto.

«Buongiorno.»

«Venga, signor Wild, si accomodi. Stavo giusto per andare a prendere l’elenco telefonico per contattare il suo concessionario di Phoenix» lo ospitò Dag, allorché lo scorse varcare la soglia dell’officina.

«Certo, ma magari ci parlerò prima io, se non le rincresce. Il responsabile delle vendite è un mio caro amico, di vecchia data, gli richiederò di intercedere per farvi ricevere subito i pezzi, così da non perdere tempo, è inutile cercare altrove.»


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«Ok, le prendo il telefono portatile» accondiscese l’uomo, muovendosi per indirizzarsi verso il piccolo ufficio.

«La ringrazio, io ho la batteria scarica, altrimenti avrei chiamato dal mio cellulare» si scusò lui, sentendosi abbastanza pretenzioso.

«Nessun disturbo.»

Dag si allontanò e dopo poco rientrò, gli consegnò il cordless e compì qualche passo per tenersi discretamente a distanza, ma istantaneamente Angel lo richiamò: «Guardi, non conosco a memoria il numero, potrebbe cercare sull’elenco, io l’ho memorizzato nella rubrica del cellulare.»

L’uomo gli tracciò un cenno assertivo e si recò di nuovo in ufficio per procurargli l’elenco telefonico, quando sbucò dal retro dell’autofficina Madelyn che, appena lo avvistò, scostò tempestivamente lo sguardo. Nervosa e di poco imporporata, si comportò come se non lo conoscesse, con la lampante intenzione di non rivolgergli la parola.

Angel inarcò un sopracciglio, alquanto seccato, perché se lei credeva che lui le avrebbe scoperto le carte dinanzi al padre, proprio non lo conosceva, all’inverso, non doveva presupporre senza elementi validi. Tuttavia un saluto era d’obbligo, non per l’accaduto della sera precedente, bensì per una mera questione di educazione.

«Eccolo, questo è il numero» gli esibì Dag alle sue spalle, tendendogli un foglietto, ed Angel quasi sobbalzò, perché si era incantato ad osservare i gesti della donna mentre armeggiava sul banco degli attrezzi. Appariva insicura, impacciata, e di ciò, oltre ad essere una lauta stupefazione da parte sua, non riusciva ad individuare la genesi.

Comunque soprassedé, compose il numero e attese risposta.

«Dawson? Sì, sono Angel, avrei bisogno di una cortesia» intavolò, non appena risposero alla sua telefonata. «Ho qualche complicazione con l’auto e mi occorrono urgentemente alcuni pezzi di ricambio per rimetterla in moto. Potresti mandarmeli con corriere ad Elgin, possibilmente entro oggi pomeriggio?»

Aspettò qualche secondo per il responso e poi: «No, presumo sia qualcosa di reperibile, ti passo il titolare dell’officina per i dettagli.»

Angel passò il ricevitore a Dag per far sì che gli fornisse le specifiche informazioni, dislocando istintivamente l’attenzione su Madelyn che si era bloccata, di spalle, con il volto reclinato.

E lui s’interrogò ancora su quell’incomprensibile, oltre che insolito atteggiamento. O forse aveva paura, già, paura che lui, facendo trapelare anche involontariamente qualcosa da un loro ipotetico scambio di sguardi, potesse porla in una condizione di disagio. Evidentemente ci teneva molto all’opinione del padre, d’altra parte poteva capirla, dato che quest’ultimo sembrava una persona in gamba, ed era probabile che per lei la sua stima fosse essenziale.

Dag completò la comunicazione dopo pochissimo. «Ho già parlato con il centro ricambi del suo concessionario, i pezzi ci sono e li spediscono immediatamente. A quanto appare hanno una grande considerazione di lei, nessuno si muoverebbe così solertemente per, diciamolo in confidenza, un nonnulla.»

«Ho procurato loro numerosi clienti, tutto qui.» Si palesò casuale ed evasivo nella sua replica.

Dag gli trasmise un ilare sorriso complice. «Ah, non sia così modesto, ho capito che la loro disponibilità esula dal rapporto professionale.»

Angel restò abbastanza interdetto da una tale confidenziale disquisizione, prevalentemente perché l’uomo ci aveva preso. Era una frottola che lui aveva inventato per non dilungarsi nelle solite retoriche del chi si comporta bene ne riscontra sempre i frutti a tempo debito, quindi da siffatto contesto evinse da dove Madelyn avesse ripreso la sua intuitività.

«Allora, cosa fa, rimane o preferisce ripartire con l’autobus di stamattina?» lo destò Dag, seguitando a sorridergli cordiale.

«Beh…» traccheggiò, guardando impulsivamente Madelyn che a quella domanda si era irrigidita, perennemente ferma di spalle.

«Se vuole può rimanere, suppongo che per domani sera potrò riconsegnarle il veicolo. O se preferisce tornare a Phoenix, la faccio accompagnare dal fidanzato di mia figlia alla stazione degli autobus.»

Ora fu Angel ad irrigidirsi, sgranò di getto le palpebre e lo fissò basito. «Scusi, può ripetere?»

«Sì, Buddy, il ragazzo che lavora qui in officina. Ancora non arriva, è il fidanzato di Maddy.»

«Buddy…» ripeté lui, sconcertato, avendo rimembrato quel nome. Era il fratello di Vivian, il motivo per cui le due donne si fossero allontanate, per l’eccesiva ossessività del ragazzo, cosa che tra l’altro la donna non gli aveva rivelato. Non gli aveva specificato che lavorasse lì con Madelyn, che addirittura stavano insieme, all’opposto, gli aveva dato da credere che i due non si frequentassero neanche.

© Christine Kaminski | Vietata la riproduzione senza consenso scritto

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