D’UN TRATTO LEI, Cap. 4

«Che succede?»

A quel filtrato panico Angel si meravigliò. «Nulla, perché sei così agitato?»

E Brent, al tono approssimativamente tranquillo dell’amico, tirò un immediato sospiro di sollievo. «Beh, mi avevi precisato a chiare lettere che per stasera avresti spento il telefono. Quindi sai, considerando dove ti trovi, i malesseri che hai palesato per tutta la giornata, mi sono un tantino spaventato quando ho visto arrivare la tua chiamata sul display.»

«Oh, no, anzi, ma sai…» indugiò, non ci credeva neanche lui a ciò che aveva fatto. Certo, le sue avventure si sprecavano, ma una così, non l’aveva vissuta mai, né ancor meno lo aveva talmente traumatizzato.

«Si può sapere che c’è?» ribollì, impensierendosi un’altra volta.

«Brent, lo sai che di norma non sono un chiacchierone sulle mie avventure, sai che non sono il tipo da vanaglorie, neppure con te, ma…»

«Ma?» guizzò, all’istante.

«È solo che è così strano, incredibile. Avevo urgente bisogno di parlarne, magari per razionalizzare, anzi, parlare con qualcuno che possa razionalizzare.»

«No!» si sbrigliò l’altro, che forse aveva captato l’origine di quella titubanza. «Che hai combinato… Benedetto socio, non mi dire, te la sei già fatta?»

«Brent, non impiegare questa terminologia» lo sgridò lui, infastidendosi a sufficienza di codesta grossolanità sbandierata.


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«Ok, ricevuto, scusami. Però…» Cercò di scovare al volo le parole adatte. «…insomma, ci siamo sentiti un’ora fa, già l’hai cotta e mangiata?»

«All’incirca» semplificò, per non scadere in sordidi dettagli, altrimenti sul serio avrebbe fatto il maschio, esattamente come lo aveva etichettato Madelyn.

«E chi è?» si stupefece, o non troppo, dato il soggetto.

«Non lo immagineresti mai… o forse sì.»

Brent rifletté un secondo e poi debordò: «No, il meccanico!»

«L’hai centrata» confermò, ancora epigrafico.

«Ehi… ma, ma…» zagagliò, non ci stava capendo un emerito tubo. «Mi pareva di aver capito diversamente, che quella tizia non ti andasse a genio, che lei oltretutto ti avesse mandato al diavolo appena vi siete conosciuti. Ma che le hai fatto, l’hai ipnotizzata?»

«Veramente direi il netto opposto» lo corresse lui, in quanto era per il momento l’unica spiegazione che si era riuscito a conferire.

L’amico proseguiva a non vederci chiaro. «D’accordo, però io credevo che tu avessi mirato un’altra, quella col vestitino a fiori.»

«Reggiti, socio, era lei.»

«Eh?» s’inebetì, senza esser capace di aggiungere altro.

«Già, e se il padre venisse a sapere che ho sedotto la figlia, prima di tutto in questa maniera, non so proprio che ne sarà dalla mia auto» si sfiduciò, poiché per sunto, stavolta l’aveva combinata davvero grossa.

«Ti preoccupi per l’auto?»

«Beh… sì» tentennò, un filino confuso, dacché probabilmente non lo sapeva nemmeno lui.

«Non la bevo, Angel, che c’è, cos’è che ti preoccupa. D’altro canto è stata un’avventura, non è stata soddisfacente, ritieni di aver rischiato per un qualcosa di cui non valesse la pena?» si addentrò, a causa di quell’insolito atteggiamento. Era come se l’amico si sentisse in colpa di aver sedotto una donna soltanto per portarsela a letto, cosa che non era affatto da lui, considerando che di regola non si risparmiava in tal verso.

«No, al contrario, è stato incredibile. Sì, un incantesimo.»

Brent rimase sbalordito. «Scusa, puoi essere più specifico, non ti seguo.»

«Ero andato al lago e…» Ma un bip al telefono lo interruppe. «Dannazione, la batteria scarica, sta per spegnersi il cellulare.»

«Non c’è un telefono in camera, richiamami, voglio saperne di più» smaniò, per l’inusuale novità che stava ascoltando da un uomo come Angel.

«No, dovrei scendere di sotto, nella portineria, e francamente come conversazione vorrei che rimanesse privata, comprendimi» discordò lui, un poco di discrezione la voleva mantenere.

«Come no, mi spiegherai quando torni?»

«Sì, beh, in effetti non c’è molto da spiegare, ci sarebbe solo da capire.»

«Certo però, che tra il caldo e questo intoppo, ti sei accoppato proprio bene!» zurlò, piuttosto divertito da siffatta anomalia, soddisfatto, poiché in fondo gli faceva piacere che il suo socio dimostrasse di essere umano, insomma, che potesse provare analoghi turbamenti emotivi. Era un bene, magari era la volta giusta affinché s’innamorasse e terminasse il suo stile di vita da perpetuo e distaccato latin lover, diciamo pure donnaiolo, un bell’habitué da questo punto di vista. E, a quanto appariva, ne aveva trovata una che, oltre a tenergli degnamente testa, gliela faceva anche girare, lo induceva a fare cose di cui nemmeno si rendeva conto. Buonissime premesse.

«Indovinato, socio, e se lo avessi saputo anticipatamente, avrei preferito rinunciare alla parcella pur di non ritrovarmici invischiato. Odio non disporre del controllo sulle situazioni, mi genera un nervosismo non indifferente.» Udì un reiterato bip. «Devo chiudere, ti chiamo domani, non appena avrò ricaricato il cellulare dall’auto.»

«Intesi, e cerca di dormire!»

Angel assentì ridendo e si salutarono.

«Qui ci vuole una doccia, e gelata, devo rinfrescarmi in ogni senso» statuì, e si tolse la camicia. Stava per sfilarsi i jeans, che una risata proveniente dalla strada attirò il suo interesse.

© Christine Kaminski | Vietata la riproduzione senza consenso scritto

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