D’UN TRATTO LEI, Cap. 3

«Brent, te lo ribadisco, non cambiava oggettivamente nulla, non avrei nemmeno potuto prendere un autobus. Qui pare che non ne passino in gran quantità, la sera poi non ne parliamo, e in ciascun caso non ce n’erano più sin da quando sono arrivato nell’autofficina, dove in seguito ho felicemente scoperto che ero bloccato.»

«Allora potrai prenderlo domani mattina» si rianimò l’amico, per risollevarlo a sua volta.

Angel trasse un sospiro, magari, però non sussistevano fauste premesse in tal senso. «Vediamo come si sistemano le cose, è anche probabile che riusciranno a ripararmela. E andarmene per poi ritornare dopodomani, lo ritengo uno spreco superfluo di energie, senza tener conto che una volta rientrato a Phoenix sarà elevatamente difficile recuperare il coraggio, l’animo per rimettermi in viaggio fin qui.»

«Ne approfitti per una breve vacanza?»

«Macché, è solo che non vorrei sbattermi per senza niente, sono già abbastanza provato così.»

«Un tipo atletico come te!» gozzovigliò l’altro, per mitigare il tutto con uno spicchio di sprizzante umorismo.

«Ti ci farei stare, e dopo vedere» invalidò lui, facendosi di nuovo contrariato.

L’uomo sedò la sua risata, intenzionato a manifestargli la sua comprensione. «Già, il tuo nemico è sempre stato il caldo. Per assurdo, in confronto neppure la morte ti fa così paura.»

«Sì, è una mia fobia, stupida, ma lo è» riconobbe, sospirando abbattuto.

Brent ci rimase un po’ male. «Via, Angel, ognuno di noi ha le proprie, che siano stravaganti oppure no, dunque a mio avviso non hai nulla da rimproverarti. Non è mica intenzionale da parte tua, non lo sono mai.»


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«Ok, ora basta» sancì lui, sentendosi anche patetico, forse nel ripensare all’opinione di quella donna in merito, che dopotutto da questo lato aveva ragione. Insomma, insistere a lamentarsi per un problema del genere che essenzialmente problema non era, poteva divenire in aggiunta un atteggiamento blasfemo rispetto agli individui che ne pativano realmente, di guai irrisolvibili. «Ci sentiamo domani, io vado a prendere aria.»

«Ah, stai uscendo ancora… quindi eri rientrato in albergo, cioè, all’ostello?»

«No, sembra che ci sia una sorta di laghetto un po’ fuori dalla zona centrale, dove di sicuro farà più fresco, sto andando lì» gli esplicò, allungando il passo per arrivarci il più presto possibile. Gli stava ritornando la calura addosso, di certo perché ne avevano parlato più del normale, e pertanto gli si era riscatenata la fissazione.

«Allora fatti un bel bagno di una buona mezz’ora almeno, così ti schiarirai anche le idee e ritornerai a Phoenix più fresco ed efficiente di prima!» si raccomandò, rafforzando il gioco.

«Continua a ridere, ma ti avviso che se dovessi ritornare in questo sacrosanto villaggio per prendere l’auto, a meno che non decida di farmela caricare dal concessionario e tagliare la testa al toro, mi accompagnerai tu» ridimensionò lui, esaustivo, con dichiarata voce inflessibile.

«È ovvio, anzi, mi chiedevo come mai non mi avessi già ordinato di venirti a prendere.»

«Non mi tentare, socio» lo avvertì, ma stavolta scherzando. «Ad ogni modo per questa volta posso arrangiarmi, ma la prossima, senza che io te lo ripeta, chiaro?»

«Sì, sì, chiarissimo!»

I due amici si salutarono ed Angel spense il telefono.

Udì un leggero sciabordio e s’incuriosì, non credeva che ci fosse perfino una specie di cascata, magari un piccolo affluente che ricambiava l’acqua, dunque si animò per bene. Con il riciclo l’acqua sarebbe stata più fresca, e quasi quasi un tuffo, in effetti, non ce lo vedeva affatto male.

«Sei davvero disperato…» consolidò a bassa voce, per ridere nuovamente di sé, si accostò alle piante che coprivano il luogo e notò una persona che, a come figurava, aveva partorito la sua medesima idea. Qualcuno stava sguazzando in acqua per godere di un pizzico di refrigerio.

Era di spalle, con il buio non si evinceva neanche se fosse un uomo o una donna, per cui sulle prime esitò, non sapeva se fosse il caso di dimostrare la propria presenza, o piuttosto, se rimanere lì. Ma d’improvviso quella figura emerse con il busto dall’acqua, e stavolta lo rischiò sul serio un infarto.

Era Madelyn, ed era solennemente nuda.

E si paralizzò, da capo a piedi, senza contare che, ad un certo punto, dové addossarsi al fusto dell’albero per non incespicare su se stesso, scorgendola elevarsi completamente e camminare verso la riva, frattanto che inclinava la testa all’indietro per scrollarsi l’acqua dai capelli. E quella visione, in conclusione, gli sottrasse ogni ridottissimo stimolo vitale.

«Ah… ci voleva proprio» si appagò Madelyn, mentre batteva lieve i piedi sull’erba fresca della riva. Si prese i capelli e se li strizzò, tirò un buon respiro e si piegò verso terra per sdraiarsi, in attesa di asciugarsi prima d’infilarsi i vestiti.

Si spalmò sull’erba e sistemò il capo all’insù, come se fosse distesa al sole. Chiuse gli occhi e respirò a fondo per godere dell’aria rigenerante, del delizioso profumo dell’umidità e della vegetazione, ma che d’un tratto si miscelò ad un’altra fragranza non ben definita, conosciuta, ma diversa.

E di colpo avvertì una mano adagiarsi al lato della sua testa. Non ebbe il tempo di dischiudere le palpebre che sentì un paio di labbra unirsi alle sue, un corpo che si sdraiava sopra di lei.

Rabbrividì, a dir meno scombussolata da quel gesto, da una tale espletata audacia, eppure non ebbe l’istinto di ribellarsi. Fu come se improvvisamente fosse stata circondata da un campo magnetico che le aveva circuito qualsiasi pensiero, per quella fragranza che diveniva via via più intensa, il sapore di quella bocca sempre più irresistibile, le mani che s’intrecciavano ai suoi capelli bagnati, per quel corpo che si cospargeva flessuoso sopra il suo, più superbamente intrecciante di quelle mani.

Ma più avanti ricevé un glorioso capogiro, nell’istante in cui riuscì a vederlo, a riconoscerlo.

Angel si disgiunse lentamente dalle sue labbra e la guardò, due iridi di un color nebbia marina che brillavano ancor più della stessa luna a cui dava le spalle, e lei rimase a fissarlo in silenzio, stregata. Era stupendo.

© Christine Kaminski | Vietata la riproduzione senza consenso scritto

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