D’UN TRATTO LEI, Cap. 3

Comunque non si addentrò, prima che la donna ripartisse in quarta, e pure a spron battuto. «Sì, in effetti non ci vado molto d’accordo, non è mai stata una cosa facilmente sopportabile per me.»

«Beh, può andare al nostro laghetto, lì fa abbastanza fresco e potrebbe refrigerarsi un po’, se non è abituato al clima del deserto. Comunque tra poco la temperatura scenderà considerevolmente, anzi, fa piuttosto freddino la notte, però in attesa può sempre farsi una passeggiata» gli consigliò, nel proposito di donargli un minimo di supporto, per ciò che le fosse possibile.

«C’è un lago?» si strabiliò, data la terra arida, avrebbe osato definirla sconsacrata da Dio, anche per la sola mancanza di una ritemprante vegetazione, dunque un elemento analogo non lo avrebbe mai previsto, che qualcosa di positivo si potesse prospettare. Ormai era stato convinto che quella spada di Damocle che incombeva sul suo cranio, da quando aveva messo piede in questa cittadina, lo avrebbe ben presto freddato, e non nell’accezione adeguata, ovviamente.

«Non proprio, è un piccolo specchio d’acqua, niente di così eccezionale.» E gli indicò in lontananza una minuscola barriera verde. «Vede, dietro quelle piante, non è tanto grande ma con la rada vegetazione e l’acqua, c’è più frescura rispetto al resto della zona, perciò quando il caldo diventa insopportabile anche per noi altri, andiamo lì per rinfrescarci. Il tardo pomeriggio è un vero paradiso.»

«Grazie, è una buona idea, anzi, ottima, ci andrò subito.»

Angel le elargì un cordiale sorriso per congedarsi, e senza attendere oltre, rapidamente, si avviò nella direzione indicata.

Vivian gli sorrise gaudiosa, soddisfatta di essergli stata utile, e dopo averlo rimirato per alcuni secondi, gratificata da quel fascinoso panorama, si orientò in corrispondenza della tavolata per versarsi una limonata fresca.

“Oh, porca l’oca!” imprecò, di slancio tra sé, ricordandosi in tempo di un pericoloso particolare. Si volse per richiamarlo, per fermarlo, tuttavia Angel era già sparito dalla sua visuale, come se si fosse dissolto nel nulla.

«Il telefono in mano tua, è un’arma impropria» si disturbò Angel, all’ennesima telefonata dell’amico, intanto che a grandi passi si affrettava a raggiungere la sua ambita meta, l’unico lato positivo della serata, o piuttosto, di quella sfibrante permanenza obbligata.


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«In realtà, sei tu prima, che mi hai liquidato in uno schiocco, avevo bisogno di dirti una cosa molto importante» si schermì Brent, un pochettino seccato dalla sua acida asserzione.

«Avanti, spara, perché dopo spegnerò il telefono. Non ho il caricabatterie da tavolo con me, visto che lo avevo nell’auto e che chiaramente non posso utilizzare.»

«A proposito, che ti era successo quando mi hai chiuso così di fretta la comunicazione?» Era rigogliosamente curioso, non aveva fatto che pensarci in quell’ultima mezz’ora.

«Lasciamo correre, forza, dimmi» travalicò Angel, alquanto insofferente, giacché in sintesi aveva centrato un grosso buco nell’acqua. Era escluso che ci avrebbe fatto un pensierino come gli aveva puntualizzato, quel carattere irrispettoso e snervante non era tanto propenso a digerirlo, sinceramente.

«È per Crain, ha rinviato il vostro incontro» gli riferì Brent, distanziando all’istante l’apparecchio dal suo condotto uditivo, in previsione di una scontata reazione tonante.

Angel si lasciò cadere le braccia lungo i fianchi. «Che cosa?»

«Già, Angel, ti dice proprio male, perché sembra che gli sia accaduta una disgrazia in famiglia, quindi per il momento non ha tempo di occuparsi della vendita della proprietà» gli spiegò, assai sorpreso dalla sua replica controllata. Si sarebbe aspettato indubbiamente peggio.

«E quando te lo avrebbe comunicato?» Era pressoché senza più forze, anzi, speranze.

«Prima, quando eri nella stanza d’albergo, mi aveva appena contattato. Ma dopo, con tutte le novità che sono slittate fuori, con tutto ciò di cui abbiamo parlato, alla fine mi è passato di mente» si giustificò, e questa volta era la mera verità.

«Albergo…» reiterò lui, ironico, se non beffardo, ripensando a quella specie di mini Bed & Breakfast che aveva nientemeno il bagno in comune, anche se già era tanto che esistesse, che lui non fosse stato costretto ad acquistare una tenda e dormire per strada o addirittura nel deserto, dacché difficilmente qualcuno lo avrebbe ospitato. E se era invece vero che in quel luogo erano tutti ospitali, Dag Sky lo avrebbe di certo fatto alloggiare a casa sua, un doppio inferno per la compagnia non proprio gradevole che avrebbe dovuto sopportare, la guerra fredda con la regina di ghiaccio che non gli avrebbe concesso di alleviare questo inevitabile soggiorno.

«Angel, sono desolato, ma l’ho proprio dimenticato» ridisse l’altro, dispiaciuto che fosse così mesto, che avesse smarrito in toto le sue energie.

«Non rammaricartene, Brent, stai tranquillo» lo alleggerì lui, nella lucida e giudiziosa consapevolezza di non poter far altro, recriminare lo avrebbe soltanto innervosito, oltre che a non risolvere praticamente nulla. «Tanto non sarebbe cambiato un granché se lo avessi saputo appena ti ha telefonato, anche se mi sembra bizzarro che non abbia chiamato direttamente me. L’appuntamento lo avevamo preso noi due, e tu non ti stai occupando minimamente della pratica.»

«Beh, ha telefonato qui allo studio, pensava che tu fossi già rientrato, da come ti aveva visto sbrigativo. Intendo, che non vedevi l’ora di filartela da lì.»

«Era così lampante?» celiò, ridendo lietamente di sé, poiché in definitiva, seppur sentendosi piuttosto ridicolo in proposito, sprigionare quest’autoironia, per giunta spontanea, non era un male. Poteva condurlo a sdrammatizzare nei confronti di se stesso.

«Sì, mi ha confidato che ti vedeva abbastanza sofferto, mi sa che gli hai fatto pure un po’ pena» propalò, ma ridacchiando, allo scopo di non ridicolizzarlo gratuitamente. «Comunque sono stato io a comunicargli che ti avrei avvisato io per concederti la facoltà di organizzarti, anche se, per essere onesto, non sono effettivamente eccelso in questo.»

© Christine Kaminski | Vietata la riproduzione senza consenso scritto

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