D’UN TRATTO LEI, Cap. 19

«Io vado allo studio, oggi Brent è a casa sua e devo sbrigare alcune questioni per lui.»

Madelyn miniò un sorriso per consentire, mentre dondolava il bambino tra le braccia. «D’accordo, ti aspetteremo qui.»

«Sei sicura, cioè, te la senti?»

«Temi che io non sia capace di occuparmi di un bambino?» si aggrottò lei, un po’ rimbrottante.

«No, chiedevo.»

«Sì, Angel, ho cresciuto un mio cugino, anzi, devo dire essere piuttosto pratica.» E guardò il bambino, prendendogli delicata una manina per giocherellarci. «È vero, piccolo, è vero che ce la caveremo benissimo anche senza il tuo papà?»

«Che peste, con Efren hai sempre fatto la vaga, come se non ne capissi nulla di bambini e di pannolini» la sgridò lui, pur piegando le labbra in un malizioso sorriso.

«Hai detto bene, ho fatto la vaga» sogghignò, giocherellando anche con lui. «Comunque era solo perché non me la sentivo, era dura fare la tranquilla e disponibile con un bambino che hai avuto con un’altra donna. Avrei finto, visto che era una cosa che mi faceva seriamente male, e poi non volevo nemmeno che tu pensassi che io lo facessi per colpirti, per impressionarti.»

«Sì, soprattutto perché non avresti potuto impressionarmi più di così, te lo assicuro» proclamò lui, facendosi assai eloquente nella sua espressione.

Lei mosse le spalle in una rapida scrollata. «Beh, in quel periodo non era neanche il caso, dato che volevo fuggire da te, però non ci sono riuscita.»


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«Ti ho marcato stretto.»

«Oh, non sei stato l’unico, voglio dire, ce ne sono stati di più insistenti di te, eppure con loro è stato facile mandarli al largo. Con te ci sono state delle piccole complicazioni che mi hanno fatto perdere padronanza e determinazione.»

Angel la fissò allusivo. «Per piccola complicazione, intendi ciò che provavi per me?»

«Ciò che provo per te, e che certamente non mi abbandonerà mai, vita natural durante. Teniamo conto che ci ho provato, eccome, e se non ci sono riuscita con l’ausilio di validi incentivi come la tua paternità con una donna che non sono io, figurati, magari sarei in grado di mantenerlo vivo perfino se tu mi facessi un cornetto. Un’azione che in passato non avrei mai accettato dal mio uomo, neppure che guardasse un’altra.»

«Buono a sapersi» malignò, sorridendo compiaciuto.

«Ué!» sbraitò, fulmineamente sdegnata.

«Se solo ne fossi capace» perfezionò Angel, con uno sguardo significativo, avvicinandosi per sfiorarle le labbra in un bacio.

«Perché, tu non hai mai tradito?» ispezionò lei, attenta.

«Sicuro.»

«È un sì?» ciondolò lei, abbastanza confusa, data la stringata risposta che lasciava spazio a più interpretazioni.

«È un sì, e francamente anche parecchie volte» si scoprì lui, donandole un altro sensuoso bacio sulle labbra.

Madelyn storse la bocca in una sbarazzina boccaccia. «È un avvertimento, devo tenerlo presente?»

Angel le sottrasse il bambino dalle braccia e lo risistemò nel passeggino, la circondò per la vita e, guardandola negli occhi, le dedicò un favoloso sorriso. «Sei una sciocca, lo sai?»

«E tu sei un Giuda, sul serio, non mi sarei mai aspettata che fossi un traditore, una persona così poco corretta» s’immusonì, e sollevò il mento alla sua destra, guardando dall’altra parte con fare baldanzoso.

«Se è per questo, non ho detto mai ti amo a nessuna, e men che meno ho mai chiesto a qualcuna di sposarmi.»

Madelyn rimase a bocca aperta, sconclusionata, muovendo lentamente il volto per incrociare i suoi occhi.

«Non dici niente, adesso?» la corbellò Angel, incrementando la maliziosità nel suo sorriso.

Lei dissonò con il capo, aggiogata, stralunata, questa notizia compensava di gran lunga tutte le altre.

«Eccellente.» Lui la baciò ancora. «Ci vediamo più tardi.»

Madelyn annuì adagio, tuttora imbambolata, intanto che lo vedeva sorriderle e voltarsi per uscire, e tentando di risvegliarsi da quella specie di ipnosi, si approssimò al passeggino e prese Efren tra le braccia.

Lo fissò pensosa, reiterando una delle sue abituali smorfiette. «È curioso, prima non potevo avvicinarmi e adesso non posso fare a meno di prenderti in braccio.»

Suonò il campanello e si stupì.

«Che dici, Efren, sarà lo sbadato di papà che ha dimenticato le chiavi di casa?» scampanellò, ridacchiante, sventolandogli la manina con la quale il bambino le aveva impugnato con enfasi il consueto dito, e incredibilmente serena, sentendosi come la mogliettina della Famiglia Cuore, si recò ad aprire.

Ma ciò che si trovò dinanzi la fece tonfare di prepotenza da quell’idillio, e che rimase pietrificata, è dire veramente poco.

L’uomo si fece avanti e chiuse la porta. «Ora, cara Maddy, vai subito alla polizia e ritiri la denuncia, intesi?»

Lei arretrò, nel tentativo di non farsi intimidire. «Sparisci, Vincent, o come diavolo ti chiami.»

«Ah no, cara, forza, dammi quel moccioso e vai alla polizia. Io aspetterò con questo piccolo ostaggio per assicurarmi che ti comporterai come una brava scolaretta.»

«Te lo scordi, tu adesso te ne vai, mi hai sentita?» lo affrontò lei, manifestandosi spavaldamente determinata.

«Eh, no, risposta sbagliata.» Con uno scatto tentò di afferrare Efren, ma Madelyn indietreggiò prontamente con un balzo, non riuscendo però a sfuggirgli perché lui, ancor più rapido di lei, lo abbrancò per un braccio.

«Lascialo, non toccarlo, lascialo!»

© Christine Kaminski | Vietata la riproduzione senza consenso scritto

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