D’UN TRATTO LEI, Cap. 18

Angel barcollò, un forte colpo al cuore lo tramortì, e senza più indugio erse l’altra mano e le chiuse così tempestosamente il viso, la baciò con un tale appassionato slancio, che Madelyn fu addirittura sul punto di svenire.

E l’afferrò vorace per la vita, la sollevò e istantaneamente la trascinò in camera, dove si sdraiò con lei sul letto. La travolse di baci e di arroventate carezze, non aspettò, non si risparmiò, in un lampo la prese e la portò con sé, in viaggio verso l’attimo infinito che conflagrò in un ansito, lasciandoli storditi, senza rendersi neanche conto di averlo vissuto per quanto veloce, nientemeno fulmineo.

Madelyn respirava a fatica, sbaragliata. «Non hai aspettato questa volta…»

Angel non proferì nulla, innalzò il capo e senza disgiungersi da lei, le assaltò con torrida veemenza le labbra. E la baciò con una simile rovente passionalità, torrenziale, che lei ricominciò a sentirsi elettrizzata, pronta per partire di nuovo, così come lui che riprese a muoversi dentro di lei, cupido, bramoso, come se non ne avesse abbastanza, una fame avida e indistruttibile che gli aveva annebbiato tutti i sensi.

E ne sopravvenne un altro, ancor più stravolgente, roboante, si congiunsero e si strinsero quasi a stritolarsi, ebbri di quella ritornata linfa vitale, oltremisura defluente in questa fusione in ogni verso esagerata, finché, esausti e impressionati si arrestarono, d’un tratto immoti, scioccati per quel maestoso ardore irrotto, tra loro mai sussistito, non di un tale dirompente, forse aggressivo ma inimitabile, insormontabile.

Lei era allibita, a dir meno frastornata. «Non sei mai stato così…»

«È il desiderio di te, Madelyn, il desiderio che ho patito per questi mesi, insopportabile, ti giuro, stavo per esplodere…» Lui ansimava inebriato, immerso nella sua intonsa chioma dorata, tenendola ancora ermeticamente chiusa a sé.

Poi pian piano si ricostituì, elevò il volto per guardarla fulgente, appagato negli occhi, e la colmò di un magnifico sorriso. «Perché, Madelyn, perché adesso?»

Lei fece tenere spallucce. «Non te lo so spiegare, forse è stato dopo aver preso in braccio il bambino. È come se con quel gesto avessi distrutto tutto, ogni distanza, ogni ostacolo, come se ti avessi sentito così vicino tramite lui.»

«È successo anche a me, quando ti ho vista con Efren, come sei stata con lui» convolò Angel, con caldo tono suadente.


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«Hai visto tutto, cioè, quando l’ho abbracciato, quello che gli ho detto?» s’intimidì, porporeggiandosi lieve.

«Sì, dall’attimo in cui gli hai sussurrato che era dolce come me.»

Lei stavolta arrossì sul serio. «Quindi… anche il resto?»

«Alludi al tuo sistema di abbigliamento?» scherzò, ridendo a fior di labbra.

«Uh uh» abbozzò, con una schiva smorfia. «È proprio vero che sei silenzioso come un gatto, in futuro dovrò stare molto attenta se non voglio farmi sfuggire qualche piccolo segreto.»

Angel le passò un sublime palmo sulla fronte, fermandoci lo sguardo. «Ne hai?»

«Per il momento no, io no» sunteggiò, fissandolo insinuante, con una bella scandita di questi due ultimi monosillabi.

«Credi che io ne abbia?» distinse lui, raccogliendo malizioso quello sguardo sfiziosamente sbarazzino.

«Beh, se proprio te lo devo dire…» cantilenò lei, vispamente ironica, rinnovando la sua smorfia che stavolta fu dileggiante.

«Quali pensi che siano?»

«Quello che hai vissuto senza di me… insomma, non sei mai stato disposto a confessarmi delle altre donne che hai avuto» rivangò all’istante, prima di ripensarci.

«Perché non ne ho avute» inquadrò lui, quietamente.

«Non è vero, anche perché ti ho visto, non puoi nasconderlo» s’imbronciò, arricciando rissosa la parte superiore delle sue sopracciglia.

Lui rise. «Impossibile.»

E lei dondolò il capo, roteando giocosamente gli occhi. «Va bene, non esattamente con i miei occhi, però quella sera, la sera in cui sei uscito tutto agghindato, era lampante che fossi stato a letto con qualcuna.»

«No, Madelyn, ero stato invitato a casa dei suoceri di Brent, lui e Mary annunciavano ufficialmente il loro fidanzamento, ed ero in quelle condizioni perché avevo alzato un po’ il gomito. Io non sono un gran bevitore, e mi sono stordito la mente, forse volontariamente, dato che sapevo che c’eri tu qui, a casa mia, e ancora non mi sentivo pronto, saperti qui e non poterti toccare, ed era una tortura peggiore della tua, credimi, visto che tu avevi deciso di lasciarmi. Io non lo avrei mai voluto, mai fatto.»

«Angel, mi stai dicendo che non sei stato con nessuna, dopo di me?» s’intorpidì, manifestamente esterrefatta.

«No, se intendi una relazione» si ammorbidì lui, riservandole un amabile sguardo.

Madelyn lo squadrò indagante, sospettosa, quell’asserzione non le era piaciuta. «Questa non è una risposta, stai facendo di nuovo l’avvocato con me?»

«No.» Angel rise ancora, vitalmente allietato. «Lo ammetto, ci ho provato una volta, a stare con una donna, ma non ci sono riuscito.»

Lei rizzò la testa, una mirabolante consapevolezza la stava insidiando. «In che senso?»

«Che, quando ero sul punto di farlo, non sono stato in grado, intendo, fisicamente, anche se senza dubbio dipendeva soltanto dalla mia mente, io che pensavo a te, e che nessun’altra fosse capace di stimolarmi l’eros, nessuna oltre te.»

«E alla fine che cos’hai fatto?» Era sbalordita ma raggiante, indicibilmente esultante.

«Mi sono alzato e me ne sono andato» semplificò lui, per non eccedere in superflui particolari, anche poco discreti e scevri di rispetto per la persona in oggetto.

«Quindi non l’hai portata qui?»

«Ehi, cos’è, un interrogatorio?»

«Voglio saperlo» si stranì, un filino risentita.

«No, nessuna donna ha dormito in questo letto dopo di te, né ci si è mai sdraiata.»

«Allora lo avete fatto sul divano?» lo pressò lei, insistente, affamata di sapere.

© Christine Kaminski | Vietata la riproduzione senza consenso scritto

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