D’UN TRATTO LEI, Cap. 14

Angel si approssimò alla cassa a testa bassa, imponendosi di non lasciarsi magnetizzare da quella vista, seppur arduo, giacché quei due erano seduti dinanzi a lui, a pochi passi.

Il cassiere gli esibì lo scontrino dell’importo dovuto, e lui tirò fuori alcune banconote dal portafogli.

«Tenga il resto» si velocizzò, per andarsene il più in fretta possibile, ma un ehi! stentoreo lo indusse ad elevare di scatto il volto nella loro direzione, avendo ravvisato che era stato pronunciato da Madelyn.

E quando la vide che cercava di divincolarsi da quel tizio che, piegato su di lei, tentava di darle un bacio sulle labbra contro la sua volontà, d’impulso, rigidamente si avvicinò a loro.

Madelyn, che fino all’attuale frangente non lo aveva notato, fu sgominata da un miscuglio di sollievo e sorpresa che la privò della sua razionalità, del suo programmato controllo. Si eresse difilato dallo sgabello e gli annodò con vigore le braccia intorno alla nuca, nascondendo il viso nell’arco del suo collo, stringendolo poi con energia.

Lui restò immoto, ancora rigido, ma in seguito, chiudendole protettivo la schiena con le braccia, seppur alquanto reticente per l’incomprensibilità di quel gesto altresì inatteso, sguainò una mordace occhiata all’uomo che li mirava infastidito e asseverò: «Sparisci, amico, non farti più vedere.»

Il tale lo guardò ulteriormente seccato, eppure non replicò, e con aria sprezzante si alzò dallo sgabello e se ne andò.

Angel inspirò adagio per riequilibrarsi, l’afferrò ai polsi e se la rimosse di dosso. «Chi è quell’uomo?» inquisì, artico.

«È un mio collega» citò lei, intorpidita da quella circostanza, specie dal suo atto istintivo di abbracciarlo.

«Questo l’ho capito, ma lo conosci bene, hai valutato che tipo è, prima di uscire da sola con lui?»


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Lei si sdegnò e lo incenerì con un’occhiata astiosa. «Senti chi parla, uno che ha fatto un figlio con una donna con cui non è stato neanche per una settimana.»

Angel s’incupì, s’indurì, si allontanò di un passo per apporre una simbolica distanza tra loro. «Ti consiglio di tornare in taxi. Abbi cura di te, Madelyn.»

Le indirizzò uno sguardo algido e risentito, e in piena rigidità la aggirò per uscire dal locale, mentre Madelyn lo seguiva con gli occhi, trepida e fremente, mordicchiandosi nervosamente le labbra, mortificata, consapevole che stavolta avesse esagerato.

Angel salì sull’auto e s’inserì la cintura. Fece per accendere il motore che si arrestò, si gettò all’indietro sullo schienale del sedile e sospirò, si estenuò.

«Siamo arrivati alla frutta…» ansimò, la sua dignità ridotta a brandelli, il controllo che non avrebbe più recuperato, non sui suoi sentimenti. «Wild, stai diventando patetico, te ne rendi conto?»

Scrollò il capo e sospirò ancora, passandosi ininterrottamente una mano tra i capelli, infuriato con se stesso per la sua ostinazione ad amarla, nonostante tutto, nonostante ciò che Madelyn gli stava facendo patire, i tira e molla, quelle scene inaspettate e quelle gelide frecciate, le sue uscite con altri uomini e lui lì, a straziarsi, a struggersi per lei, a nemmeno guardare un’altra donna.

Sì, doveva piantarla, dare un taglio netto, decisivo, e stavolta per sempre.

Avviò il motore e quando rialzò lo sguardo, avvistò davanti a sé un taxi sul quale stava montando Madelyn. Ma, d’improvviso, scorse un’ombra indefinita catapultarsi fuori dal locale ed afferrarla per un braccio trascinandola con sé.

Fulmineamente si estrasse la cintura e scattò fuori dall’auto, correndo rapidamente verso di loro. E allorché vide il tizio strattonarla, lei che cercava tenacemente di divincolarsi, ribelle e indomita, ad un punto tale che l’uomo la colpì in pieno volto con un manrovescio per domarla, Angel fu offuscato da una nebbia procace e si scaraventò su di lui. Lo abbrancò per il collo e lo scagliò in terra, schiacciandolo istantaneamente con un piede sulla giugulare.

L’uomo annaspò, agguantandogli il piede per toglierselo di dosso, tuttavia lui lo comprimeva con una tale ferocia, che non soltanto non riuscì a liberarsene, ma incominciò ad aver seria difficoltà di respirazione.

Angel lo fissava trasfigurato, quasi demoniaco nei suoi tratti latini divenuti pressappoco selvaggi, e il tizio raggelò, nel sorto timore che fosse uno di quei killer ispanici di qualche cosca del luogo.

Lo squadrò man mano più intimidito, tentennante, mentre avvertiva più pressante quella scarpa sulla sua gola, ed Angel, inspirando a fondo per rimpossessarsi della doverosa calma, d’un tratto gli professò: «Ti consiglio di non ripeterlo mai più, se aspiri a rivedere la luce del sole.»

L’uomo accennò un mezzo segno d’assenso e lui lo scarcerò dal suo assalto, bastò un secondo che l’altro balzò in piedi e se la diede a gambe.

Angel lo osservò trucemente scappare come un coniglio, e si volse in corrispondenza di Madelyn che, ancora inginocchiata a terra, si massaggiava sconsolatamente la bocca aggredita.

S’inclinò su di lei e ammorbidì la sua espressione, quando, avendole avvolto il mento per innalzarle il viso verso di sé, scorse del sangue che le fuoriusciva da una grossa spaccatura sulle labbra, e gliela carezzò con un pollice, delicatissimo.

La guardò, si angosciò. «Ma che stiamo facendo, Madelyn… come ci siamo ridotti…»

Lei lo rimirò silenziosa, triste, sicché Angel la prese ancor più delicato per un polso al fine di farla levare in piedi, e subito la abbracciò, fasciandole la testa con un palmo. Elevò il volto al cielo e sospirò profondamente.

Madelyn si aggrappò alla sua schiena, quasi tremando, ma si sforzò ugualmente di controllarsi. E per deviare, per ricostituirsi prestamente dal panico provato, sul cuore gli bisbigliò: «Ti sto sporcando tutta la camicia di sangue.»

Angel la scostò da sé e le imprigionò il volto con le mani, la guardò intensamente e si chinò per baciarla, per trasmetterle che non si curava affatto di ciò, baciandola proprio sulle labbra sanguinolenti, su quella bocca profanata, quella squisita bocca che lui ancora si ritrovava a bramare, con tutto se stesso.

Eppure si frenò, dové per forza di cose ancorarsi coi piedi al suolo, perché quantunque Madelyn si stesse adorabilmente sciogliendo in quell’abbraccio, in quel magnifico bacio, lui era certo che fosse momentaneo, per la paura insorta, l’insicurezza, l’angoscia rientrata, e che allorquando si fosse destata, lo avrebbe di nuovo trafitto, annientato.

Perciò le circondò compostamente le spalle con un braccio, e la invitò a camminare in direzione della sua auto. «Vieni, ti accompagno io.»

© Christine Kaminski | Vietata la riproduzione senza consenso scritto

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