D’UN TRATTO LEI, Cap. 13

«Ehi, lasciami il dito, ora devo andare ad aprire» si rallegrò Angel, intanto che il figlio lo guardava fremente dal passeggino dentro cui era coricato, muovendo le gambette per obiettare, palesemente intenzionato a non lasciarlo andare.

«E va bene, con te non la spunterò mai, non è così?»

Il bambino sogghignò, come se avesse capito, quasi come se fosse trionfante di esser riuscito nel suo proposito, ed Angel, scuotendo la testa impressionato, lo sollevò per imbracciarlo, dirigendosi verso la porta d’ingresso del suo appartamento.

«Però adesso non ti agitare» lo riprese, sistemandoselo bene al torace, e con la mano libera aprì l’uscio.

Rabbrividì in un soffio.

Madelyn era lì, di fronte a lui, trepida, che si mordicchiava esitante le labbra, avendolo visto con il figlio in braccio, o forse soltanto per averlo visto.

Lui rimase immoto per diversi secondi, credendo di aver conclusivamente abbandonato la ragione, di essere vittima di perfide allucinazioni. Ma non appena lei dischiuse le labbra per parlare, quando udì la sua indimenticabile voce, in un battito si risvegliò, sentendosi percuotere da un tremito che lo attraversò integralmente.

«Posso entrare…?» accennò lei, al termine di quell’istante magico, sconfinato.

Lui annuì senza proferire alcunché, le fece spazio per entrare e richiuse la porta, avviandosi in direzione del passeggino per depositarvi Efren.

«Ora stai fermo, ok?» gli dispose, e il piccolo protestò con un gemito. Comunque si placò, gli tracciò una sorta di sorriso e fu come se gli avesse strizzato l’occhio in segno d’intesa.


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«Perfetto» si soddisfece lui, sorridendo, colpito da quei gesti inconsapevoli ma significativi, e Madelyn, che era ancora impalata sull’androne, lo osservava stregata, ghermita, per quanto Angel fosse morbido con il bambino, meraviglioso, ancora più bello, bellissimo in quella veste di padre, una visione ineffabilmente celestiale.

Poi d’impulso si avvicinò. «Fa i capricci?» intavolò, neutrale.

Lui non la guardava, seguitava a tenere le mani sul piccolo che gli aveva intrappolato un’altra volta il dito con le vigorose manine. «No, gli piace stare in braccio, è come se desiderasse partecipare a qualsiasi cosa io faccia.»

«È un bambino stupendo» sospirò lei melanconica, distrutta.

«Già» compendiò, insistendo a non guardarla, tuttavia trafitto dal suo nostalgico tono.

«Angel…»

E a quella dolce, sublime invocazione, quella melodiosa voce che lo stava catapultando verso un mondo perduto, dimenticato ma ossessivamente bramato, Angel elevò lo sguardo su di lei, intristendo anche lui l’espressione nel rilevarla così infelice. Ma si trattenne rigido, imperscrutabile, timoroso di fare un gesto, di quella vicinanza.

Madelyn lo guardò negli occhi, lucidando i suoi. «Sono qui per ringraziarti di essere intervenuto al funerale di papà, lui ne sarebbe stato felice. Scusami se non ti ho salutato quel giorno, ma non stavo tanto bene.»

«Non preoccuparti, lo capisco, come ti senti adesso?»

Lei scrollò le spalle per temperare. «Me ne sto facendo una ragione…» Eppure due lacrime scivolarono via al suo controllo, a limpidamente confutare questa forzata tesi.

«Vieni.» Angel le avvolse amabile un braccio, e la condusse fino al piccolo canapè posizionato sotto una delle finestre per farla sedere assieme a lui, nell’aver intuito che lei stesse sul punto di sfogarsi, benché stesse cercando di trattenersi. «Vuoi un bicchiere d’acqua?»

Madelyn agitò la testa per rifiutare, respirando a fondo per controllarsi. «Angel… in verità sono qui per parlarti di un’altra cosa. Non sapevo se dirtelo, però è giusto che tu lo sappia, anche se non cambierà comunque le cose.»

Lui assentì per incitarla a proseguire.

«Ecco, quel giorno, al funerale, io sono stata male, non solo per mio padre, ma anche perché…» Non riuscì a continuare.

«Che cosa è successo, Madelyn?» si allarmò lui, sollevando inavvertitamente una mano per rimuoverle premuroso alcune lacrime che si erano create strada sul suo viso illuminato dalla luce che penetrava dalla finestra, quella luce che gli permetteva di distinguere la profonda sofferenza da cui lei era brutalizzata. Ma quel medesimo bagliore gli riconfermò la nivea, ineffabile bellezza di quella donna che non era in grado di dimenticare, di cancellare dal suo cuore.

Madelyn trattenne un singhiozzo, e di getto proferì: «Io ero incinta, di te, naturalmente.»

Lui s’immobilizzò, ancora con la mano su di lei. «Madelyn… che vuoi dire con eri?» atterrì. «Hai…?» Ma non poté formulare verbalmente la sua domanda, per l’orrore che avrebbe provato se lei avesse abortito, l’unica donna da cui avrebbe desiderato un figlio, e scoprire questo aspetto di lei lo avrebbe annientato, drasticamente distrutto, crollato l’amore, l’edificante idea che aveva di lei.

«No, anche se volevo farlo, onestamente» ammise, aprendosi in totale franchezza.

«Madelyn» s’incupì lui, finitamente disincantato. «Intendevi liberarti di nostro figlio senza neppure avvisarmi, senza darmi la possibilità di scegliere? Non posso credere che tu sia una persona talmente insensibile.»

«Io… lo so, infatti ero indecisa, alla fine non ce l’ho fatta, però…»

«Però?» premé lui, confuso, martoriato.

«Però l’ho perso lo stesso, ho avuto un aborto spontaneo, pochi giorni prima che papà morisse, proprio quando avevo deciso di dirtelo…»

«Santo cielo…» E l’abbracciò immantinente, calorosissimo. «Tesoro, mi dispiace, dev’essere stata dura, perché non mi hai chiamato… avrei tanto desiderato starti vicino in quel frangente, se lo avessi saputo.»

«No…» protestò, flebile. «Io… scusa, ma devo andare.» E con un guizzo si alzò, quasi correndo per raggiungere la porta, ma Angel la arrestò per un polso prima che lei l’aprisse.

«Madelyn…» E le incorniciò il volto con le sue calde mani, un’espressione tormentata, ansante. «Non puoi fare così, venire qui e lasciarmi di nuovo, mi stai distruggendo.»

Lei agitò il capo per liberarsi. «No, io… ero venuta qui per questo, per te, ma non ce la faccio, vederti con tuo figlio, come sei felice con lui, ed io che non posso dartene… No, non me la sento.»

© Christine Kaminski | Vietata la riproduzione senza consenso scritto

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