D’UN TRATTO LEI, Cap. 12

«Dici bene, amico, adesso sarebbe l’ideale, insomma, avete un figlio, lei è da urlo, non ci hai mai pensato?»

«Vagamente, ma in seguito ho lasciato cadere l’idea, per lo stesso motivo per cui ci siamo lasciati l’anno scorso, malgrado abbia scoperto che è una donna davvero speciale, in tutto, la donna che chiunque desidererebbe avere con sé.»

«Bah, a parte questo, io sono convinto che sia anche merito tuo, penso che tu sia nato apposta per fare il papà» reputò, con un faceto sorriso.

«Ehi, stai sforando, amico» lo irrise Angel, sfoderandogli una fugace occhiata sardonica.

«Macché, dico sul serio. Ti ho visto con lui, sai, e io non sarei mai capace di essere come te, neppure se fosse mio.»

«Forse perché è l’unica cosa che riempie la mia esistenza, l’unica ragione che ho nella vita» ragionò, riappropriandosi di un tono incolore.

«Ah! Ancora con queste manfrine!» scrosciò, gesticolando esasperato. «Sei tu che non lo vuoi, sai quante farebbero la fila ad un tuo minimo cenno, e poi sei anche papà, intendo, questo piace parecchio alle donne emancipate, quelle che piacciono a te.»

Angel lo rimirò ironico, allietandosi di nuovo. «E tu come lo sapresti, hai consultato le statistiche?»

«Non ci scherzare, è verissimo, le donne di oggi sono più per la loro carriera, la libertà, il divertimento e non per ultima l’emancipazione. E sapere che il proprio uomo ha già un figlio, le fa galoppare a perdifiato verso colui che non ha l’esigenza di fare un bambino, perché le salvi inoltre dalla linea e dagli impicci, senza considerare l’uomo che sei, la donna esemplare che è la madre di tuo figlio, quindi un bel premio coi fiocchi alla lotteria.»

«Lungi da me, non voglio più catene» si rabbuiò, in un colpo di ciglia. «È un errore che non sono affatto ansioso di ripetere, dal momento che la ricompensa non è adeguata al rischio.»


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«Ah, sei tornato il vitaiolo di un tempo!»

«Diciamo che ho rinvigorito, o meglio, ripristinato le mie antiche e sensate teorie sui rapporti di coppia, quando ancora non conoscevo Madelyn» riepilogò lui, ostentandosi alquanto distaccato.

«O hai paura d’innamorarti ancora» riformulò, affrescando uno sguardo facondo.

«È probabile, perché dopo questa storia ho concluso che l’amore non esiste, perlomeno non quello che avevo creduto possibile con Madelyn, per quello che lei aveva stimolato in me, per quanto fosse riuscita a stimolare la mia istintività, il mio cuore, tanto da abbandonare razionalità e alle volte contegno, immettendomi addirittura follia momentanea. Quindi figuriamoci il resto che potrebbe capitarmi, sia con tali pessime premesse, sia per la mia mente che ora è soltanto soggetta a razionalizzare. In sintesi è disincantata, ed è dura, perché dopo aver ragionato per una vita affidandoti a determinati criteri, quando d’un tratto si ribalta, ad una certa età, la metodica di pensiero, rimpatriare nella vecchia parrocchia è crivellante, ti distrugge il doppio. Non trovi più incentivi, sei ibrido, sbatti la testa e non sai dove guardare, quale strada imboccare.»

«Gesù, ti ci vorrebbe una seduta di psicoterapia!» lo schernì, ricominciando a ridere sguaiato.

«Impazzirebbe perfino lo strizzacervelli, credimi, dato che francamente sono gremito di contraddizioni, ma pian piano ne uscirò, ne sono certo.»

Brent sedò la sua risata, facendosi nuovamente serioso. «Mi fa piacere, ti ho visto veramente male, non ero sicuro che ti saresti ripreso.»

«Se è per questo neanch’io. Mi auguro solo che nell’attimo in cui la rivedrò non ripiomberò nell’angoscia, concretizzando definitivamente la sensazione di quell’amore impossibile.»

«Condoglianze, signora.» Angel tese una mano alla madre di Madelyn per salutarla.

«Grazie, sono felice che tu sia venuto» spasimò lei, scossa dai divellenti singulti.

Lui effigiò un caloroso sorriso, partecipe del suo dolore, e la donna dopo un fioco cenno si riavvicinò al feretro, dal quale si era allontanata per recarsi ad accoglierlo.

Angel non si era presentato alla funzione religiosa, aveva preferito tenersi in disparte, assistere soltanto all’inumazione, anche nel tentativo di non farsi notare. Aveva avuto paura che vedendola lì, sofferente, non avrebbe resistito e le sarebbe corso incontro per abbracciarla, cercare di rincuorarla, sollevarla dal suo dolore, perciò, prevedendo di soccombere al suo istinto che con lei aveva sempre prevaricato, aveva atteso al cimitero l’arrivo del carro funebre seguito dai parenti.

Lei era lì, coperta da un enorme paio di occhiali scuri, rigida, impassibile, con lo sguardo inchiodato sulla bara, non lo aveva nemmeno visto, ed era meglio così. Non voleva turbarla, ma anche evitare di turbare se stesso.

Pertanto rimase così, accostato ad un cipresso, seminascosto, finché il feretro non fu disceso nella buca, le conclusive parole del sacerdote e fece per andarsene, quando, volgendo un ultimo sguardo per vederla, forse l’ultima volta in cui l’avrebbe vista, notò che Madelyn lo stava guardando, fissa, come una statua, ancora con gli occhiali infilati.

Ma appena si accorse che lui l’aveva scorta fissarlo, subito rimosse lo sguardo e gli diede le spalle, incamminandosi dalla parte opposta con la madre ed altre persone.

E la osservò andare via, per sempre dal suo cuore.

© Christine Kaminski | Vietata la riproduzione senza consenso scritto

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