D’UN TRATTO LEI, Cap. 12

«Come stai?»

«È dura, decisamente.»

Erano trascorse più di tre settimane da quando Angel aveva ricominciato a lavorare. I primi giorni erano stati assai ardui, difficile concentrarsi, ma via via si era rincanalato.

Aveva cercato accuratamente di distanziare quel forte malessere, la mancanza di quella presenza, la certezza svanita di quell’amore, il sogno sgretolato, e di pensare meramente alla sua professione, oltre che a ristabilire un adeguato ordine nella sua vita, che d’altra parte era stata allietata dalla presenza di suo figlio, il quale in un certo verso lo aveva risollevato. Gli aveva reso quel senso, lo aveva aiutato a riaversi, a vivere dignitosamente.

Certo, non zampillava gioia, all’inverso, era sempre distrutto, si sentiva a pezzi, ma il sapere che c’era qualcuno che contasse su di lui, contare su qualcuno che avesse bisogno di lui, aveva ripristinato un’esistenza più o meno regolamentare, anche se lontana dall’esser viva, felice.

Pur tuttavia, se tale era la giusta scelta da compiere, doveva farsene un perché, e poi dopotutto era un suo dovere, seppur non ricercato, una fatalità che in qualunque caso richiedeva di essere responsabilizzata, senza nulla togliere al fatto che fosse un dono. E per lui lo era stato sul serio, doppiamente, lo aveva salvato.

«Ti capisco… non hai più avuto sue notizie?» sondò Brent, gradualmente.

«No, più volte sono stato sul punto di chiamarla, ma non ne ho avuto il coraggio.»

«Il coraggio…?» Si spiazzò alla grande, dacché questa era una caratteristica che non gli era mai mancata in merito alle sue relazioni, anzi, a tutto. Ma, in fin dei conti, numerosi aspetti di Angel erano affiorati in quella critica condizione, gli sembrava più uomo, più umano, fragile e sensibile, capace di soffrire più di qualsiasi altra persona per le sue pene sentimentali.

«Precisamente, ho paura» gli confidò lui, dopo aver tratto uno dei suoi abituali sospiri disillusi.


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«E di che?»

«Non che mi rifiutasse, anche perché è assodato, oramai ho assimilato di non avere speranze. Ciò di cui ho paura è di sentirla fredda, non lo sopporterei, non più.» Ed emise un impalpabile ghigno, disingannato. «Alla fine lo è seriamente una regina di ghiaccio, più di quanto avessi immaginato, ed io l’ho alimentata questa sua tendenza caratteriale, senza dubbio.»

«Ti senti in colpa, vero? Voglio dire, che sia finita per causa tua?» decifrò l’altro, manifestandogli autentica comprensione, ora che potevano parlarne liberamente, lucidamente.

«Sinceramente non lo so, perché a prescindere dal mio gesto, dal fatto che non le ho dimostrato vera considerazione, che le ho omesso quell’incisivo dettaglio, se mi avesse amato, almeno quanto la amo io, non sarebbe sparita così, senza concedermi una seconda possibilità. Tutti sbagliano e tutti hanno diritto ad una seconda chance, bisogna saper perdonare» sindacò, in tono improvvisamente amaro. «Chiunque lo avrebbe fatto, Brent, chiunque fosse stato effettivamente innamorato.»

«Angel, non è detto, tu che avresti fatto al posto suo, te lo sei mai chiesto?»

«Non ne ho idea, è difficile poterlo prevedere, considerando che Madelyn è una donna e non le sarebbe mai potuta capitare una situazione analoga, tuttavia sono molto amareggiato. Non che intenda rinfacciare ciò che ho fatto per lei, ma proprio in base a questo, l’ho portata a casa mia, sono stato con lei per mesi affinché non si sentisse sola, per accompagnarla nella sua guarigione, in pratica ho immolato la mia vita per lei, e tutto questo non conta. Anzi, è come un nonnulla, come se fosse facile dimenticarlo per l’inesistente importanza che racchiude.»

«Condivido pienamente, hai fatto moltissimo per lei, l’hai amata e messa sempre al primo posto, sopra anche a te stesso, e lei non ti ha neppure manifestato gratitudine, né un minimo di riconoscenza» inverò l’amico, dispiaciuto che Angel fosse così incisivamente segnato da quell’esperienza.

«Non è questo, Brent, io l’ho fatto perché lo sentivo, anche se all’inizio non focalizzavo il motivo per cui lo stessi facendo. Quello che mi fa molto male è che è bastato pochissimo per far crollare ogni cosa, una mera disattenzione che peraltro non aveva presupposti malevoli di fondo, basilarmente una cosa da niente rispetto al resto, e Madelyn non ha attribuito valore effettivo, il giusto peso a quanto avessi attuato per lei. Ha dubitato sul sentimento che provo per lei, ha rimesso tutto in discussione, mi ha sconvolto, ti giuro, ancora sono frastornato, per com’è stato rapido, né da poter prevenire né da poter controllare.»

«Sì, è singolare la tua storia con quella donna, è iniziata così, di colpo, e di colpo è finita.»

«Già… d’un tratto lei, e d’un tratto è svanita» sorrise Angel, mestamente. «È incredibile come la vita possa cambiare, così, in un attimo, e dopo basta un gesto, una semplice omissione, e tutto può scomparire, annientarsi.»

E sospirò, intristendosi in un soffio. «Comunque ho imparato una grande lezione, ovvero che non si può dare le cose per scontato, perché certi dettagli, se ci possono sembrare piccoli, irrilevanti, per altri individui rivestono un’immane importanza. Ed è quello che mi rimprovero, di essere stato egocentrico, magari egoista, di aver solo tenuto conto del mio punto di vista, in sostanza che non ho pensato in due, che sono stato il primo a creare questa distanza tra noi, una fenditura che si è trasformata in una vera e propria frattura.»

«Senti, Angel, quello che ti ho detto su di lei, quel giorno a casa tua, non lo pensavo davvero, o almeno non interamente, intendevo soltanto scuoterti. Io sono sempre stato convinto che Madelyn ti ami, o se non altro che ti abbia amato sul serio, e sebbene io abbia avuto l’opportunità di vederla rare volte, in quelle circostanze lo vedevo, si percepiva nell’aria che fosse pazza di te. Ma per lei non era abbastanza per affrontare la tua paternità con un’altra donna, non quanto lo fosse per te, ed era in tale senso che Madelyn non ti meritava, non merita che tu stia male per lei, di questo sono tuttora convinto.»

«Lo so, anche se l’ho capito dopo, ma in ciascuna evenienza ti ringrazio, visto che ci sei riuscito a scuotermi. Sei infallibile quando t’impegni, lo sai?» lo rabbuffò, ma bonariamente.

«Non per questo mi hai preferito come tuo socio!» baloccò, sfociando in una allegra risata, per sollevarlo mediante il suo puerile umorismo.

«Senza dubbio, sei un ottimo avvocato, al contrario di come mediamente si dice, delle cause vinte» definì, ridendo con lui, anche se blando, non aveva più la carica vitale di un tempo. Era sfumata, e prevedibilmente non sarebbe più ricomparsa.

Il telefono li interruppe, era quello di Angel. «Wild.»

«Angel?»

«Sì?» Forse aveva riconosciuto la voce, ma nella lucida convinzione che non potesse essere come supponeva, ricercò conferma attendendo la replica.

© Christine Kaminski | Vietata la riproduzione senza consenso scritto

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