D’UN TRATTO LEI, Cap. 10

Lei sogghignò gongolante, e si avvinghiò più enfatica a lui che stava raggiungendo la loro destinazione.

Aprì il box doccia e la fece sedere. «Ora stai qui e fai la brava.»

Madelyn rise ancor più divertita, quell’uomo era seriamente stimolante, in tutti i versi possibili.

Angel aprì il rubinetto dell’acqua fredda.

«Uhei, mi vuoi far venire un colpo!» s’imbizzarrì lei, appena fu raggiunta dal getto gelido.

Adesso fu lui a ridere. «Hai ragione, dimenticavo che questo è l’unico punto su cui non andiamo d’accordo.» Ed aprì in contemporanea il rubinetto dell’acqua calda, per intiepidirla. «Va bene così?»

«Sì… ma ora?» Lo guardò sardonica e indagante, facendosi di nuovo impaziente.

Lui sorrise intrigato, si abbassò e si mise seduto, la prese alle natiche e se la sistemò sopra, cavalcioni, poi le passò le mani sulla fronte per tirarle indietro i capelli irrorati dall’acqua.

Madelyn reclinò la testa per degustare quelle premurosità, pur senza raffreddarsi, lei no, tutt’altro, perché le stimolarono perfino di più il desiderio di lui, lui che stavolta non ci pensò due volte, stanco di torturarsi da solo. Così si unì a lei, si fuse infuocato con il suo corpo e la conflagrazione fu pressoché istantanea, viva e rintronante, riecheggiante, ma del resto come puntualmente accadeva, ciascuna volta che si prendevano, che si amavano, sempre più forte, sempre più magico.

«Questa volta mi hai fatto soffrire» rantolò lei, a momenti boccheggiante, che con la fronte addossata sulla spalla di Angel, cercava di ristabilire la sua respirazione.


Advertisment

loading...

«Lo ammetto, probabilmente non è stata una grande idea» concordò, sommessamente, anche lui sormontato dall’affanno e dall’accelerata pulsazione.

«Mm, te ne sei accorto, insomma, invece di soffrire in questo barbaro modo, si potrebbe farlo più volte, o no?» ritenne lei, burlante, innalzando il capo per incrociare i suoi occhi.

«Certo, tesoro, ma stiamo insieme così poco tempo. Adesso che potremmo trascorrere dei bellissimi momenti, per assurdo eravamo più a contatto nel periodo in cui eri immobilizzata» si spiacque Angel, passandole dolce un palmo sulla capigliatura bagnata.

«Lo so, anche a me dispiace, ma arriverà il nostro tempo. In fondo Brent è stato molto gentile e disponibile con te, con noi, dobbiamo aver pazienza.»

«Hai ragione, la merita sul serio la sua vacanza, e questo purtroppo mi fa pensare che devo andare» sospirò, muovendosi per disgiungersi da lei.

«Fa’ pure, mio adorato angelo selvaggio.»

Lui sorrise deliziato e si rialzò, uscì dal box e le porse un accappatoio, avviluppandosi i fianchi con un asciugamano.

«Vado a vestirmi» stabilì, aiutandola ad uscire dalla doccia, e prima di andarsene la baciò caldamente sulle labbra.

Madelyn si avviò un pochettino ciondolante per raggiungere il tavolo del soggiorno, dove riprese il suo raffreddato caffè, doveroso dopo quell’ultrattività, e ricominciò a consultare il giornale alla pagina delle offerte di lavoro.

«Toh, c’è l’annuncio di un’officina sulla West Hadley Street» constatò, leggendo interessata il trafiletto.

«Ah sì, e cosa dice?» postulò Angel, appena ricomparso alle sue spalle, mentre si abbottonava la camicia.

«Cercano un apprendista, è limitato ad un periodo di prova prima di procedere con l’assunzione, ma è un inizio» vagliò lei, sorseggiando golosamente il suo caffè.

«Non hai più l’età per fare l’apprendista» le rammentò lui, alzandosi il colletto per sistemare la cravatta.

«Lo so, ma posso sempre provarci, non eri tu che mi avevi fatto notare che sembro una ventenne?»

«Questo senz’altro, non posso contestarlo, mia piccola peste» si vivacizzò, ridendo ilare. «Ma ti richiederanno i documenti, ammesso che non sia un’attività clandestina che evade il fisco impiegando extracomunitari in nero.»

«Potrei anche truccarli» ribatté, ridacchiando briosa.

«Ehilà, birbetta, ricordati che il tuo amante è un avvocato» la stoppò, adoperando un finto tono biasimevole.

«Amante?» lo dardeggiò lei, voltandosi oltraggiata nella sua direzione.

Angel ornò un sorriso dilettato. «Siamo un po’ permalose?»

«Va bene, non voglio raccogliere» si rimpettì, e gli afferrò la cravatta che aveva posato intorno al collo per annodargliela.

Lui adagiò le mani sui suoi fianchi per attirarla a sé. «Che ne dici di uscire stasera, cena e teatro?»

«Uhm…» Madelyn arricciò la bocca, frattanto che terminava di annodargli la cravatta. «Un’alternativa?»

«Non ti piacciono, vero, queste serate mondane?»

«Non troppo, insomma, io sono più per restare insieme sul letto, mangiare patatine e guardare la Tv.»

«Me no sono accorto, visto che non sei mai voluta uscire. Ma stasera, per fare qualcosa di diverso, ci terrei, Madelyn, anche senza il teatro, una cena con te.»

«E sia, per una volta posso sacrificarmi» negoziò Madelyn, con ostentato fare disinteressato.

«Grazie mille» si offese lui, ma scherzosamente.

«Stavo giocando, comunque ok, affare fatto. Ma non ho nulla da mettermi, salvo che ti vadano bene jeans e t-shirt» smaliziò, incartando un burlesco sberleffo.

Lui issò il mento per farsi sistemare il colletto della camicia. «Ti farò avere un vestito nel pomeriggio.»

«Non me lo farai nemmeno scegliere?» lo punzecchiò lei, sciorinandosi ironica e sminuita in egual tempo.

«Un regalo non si sceglie.»

«E se non mi stesse bene?» si ostinò, rincarando la boccaccia di cui sopra.

«Conosco le tue misure, e al millimetro» la riprese, maliziosamente allusivo. «Di’ piuttosto che hai una spiccata paura di essere troppo femminile con un abito che ti sceglierei io.»

© Christine Kaminski | Vietata la riproduzione senza consenso scritto

Tag:, , ,



loading...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *