D’UN TRATTO LEI, Cap. 1

«Comunque non ci siamo ancora presentati» esordì Angel, poco più avanti, considerando che non sapeva neanche come interpellarla, semmai ne avesse necessitato.

«Mi chiamo Madelyn.» E gli tese la mano mentre seguitava a guidare, lo sguardo puntato innanzi a sé, tignoso e affilato.

«Molto lieto, Angel Wild» si presentò lui, stringendogliela.

«Angelo selvaggio, siamo messi bene…» commentò lei, con la sua consueta aria sardonica.

«È così terribile?» Ora fu lui ad essere sarcastico.

«Notavo puramente il significato, cioè, la corrispondenza» acclarò, ostentando un fare disinteressato, annoiato.

«È un po’ riduttivo, non trova?» ritorse lui, avendo carpito il senso di quella corrosiva considerazione.

«Sì, è probabile, ma abitualmente, secondo la mia modesta esperienza, tra una persona e il proprio nome c’è un minimo di analogia» pontificò, con voce sempre più tediata. «E in ciascun caso l’antroponimia è una scienza, non esatta, ma ci sarà pur un motivo se esiste, se si studiano anche i nomi propri di persona.»

«È cattolica?»

«No» si spiazzò, tirando all’indietro il mento per quel colpo di tacco. «Perché me lo domanda?»


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«Quindi presuppongo che non abbia letto la Sacra Bibbia» rilanciò lui, occhieggiandola sintomatico.

«Anche in questo diavolo di posto si leggono i libri» lo saettò lei, seccandosi parecchio a questa sua screditante illazione.

«Allora saprà bene chi era Maria Maddalena» affondò Angel, trasudandone una nuance incrudita. «Lei come si chiama?»

Madelyn s’indurì, affondata sul serio dalla sua fine stoccata. Ma, baldamente, non gli manifestò alcun cenno di disfatta. «Mi pare ovvio, e rammento inoltre che la donna in questione fu aiutata dal protagonista di quella storia, perciò la base non era poi così avariata, dopotutto.»

«Allora presumo che possa valere anche per me» concluse lui, mitemente, per non scadere in altri inani battibecchi.

«Angel non è un nome di origine anglosassone, ho ragione?» deviò, d’emblée, bizzarramente incuriosita, davvero anomalo, soprattutto perché oltre a non essere generalmente interessata agli sconosciuti, le persone così, francamente le avrebbe tagliate fuori dal mazzo.

E difatti Angel si era sorpreso da quell’imprevisto interesse, avendo ormai inquadrato che tipo fosse, cosa pensasse di lui, a dir poco palese, pur tuttavia pacificamente le rispose: «È il luogo dov’è nata mia madre, San ángel, è un quartiere di Città del Messico.»

«Mi sembrava…» appuntò, partorendogli una sottile smorfia, per di più scortata da un ghignetto canzonatorio.

Angel la osservò circospetto, aveva ben inteso che la donna parlasse per sottintesi, e non proprio positivi, se non altro per ciò che concerneva lui. «Da cosa?»

«Dai suoi lineamenti e la sua carnagione, si vede che non è americano» anatomizzò, dichiaratamente noncurante.

Angel seguitò a scrutarla con attenzione, aveva raccolto la reiterata, velata allusione. «Non lo reputo un complimento, mi corregga se sbaglio.»

Lei gli rifilò un ghigno, stavolta intero, decisamente conclamato, e compì un’indolente alzata di spalle.

«Ho vagamente notato che non le sono molto simpatico, miss Sky» ironizzò lui, imitando quel ghigno. «Posso sapere come mai?»

«Per diversi motivi, però sì. Se devo essere sincera, lei non mi è affatto simpatico» lo sgominò, sollevando il mento con una rinsaldata noncuranza, ora flagrantemente derisoria.

«E mi dica, sempre se posso saperlo, quali sarebbero i motivi tanto gravi che la conducono a questa sorta di repulsione nei miei riguardi?»

Madelyn gli scoccò una mezza occhiata. «Punto primo, non mi risultano simpatici gli uomini, o più precisamente i maschi. Secondo non mi piacciono gli uomini con la cravatta, terzo gli uomini di città, e in ultimo non mi piacciono gli avvocati.»

«Mmm, sono fortunato, direi da guinness, quattro su quattro» ironizzò lui, ancora. «Scommetto che non le è mai successo.»

«Infatti no, mi sono capitati due o al massimo tre insieme, ma quattro mai.»

«Dunque deduco che non tollera la mia presenza, o meglio, la mia esistenza» solennizzò lui, limpidamente infastidito.

«Uno mi può andare, due li posso anche tollerare, ma quattro insieme no, mi dispiace» lo sbeffò lei, e lo guardò significativa per anticiparlo in un eventuale pensiero scontato. «E non sono omosessuale, mi piacciono gli uomini, e dico uomini

«Lo terrò a mente» scandì Angel, muovendo la testa dalla parte opposta per osservare fuori dal finestrino, assai disturbato di essere miserevolmente catalogato, che sussistessero tuttora persone che generalizzassero, che giudicassero in riferimento ad elementi così superficiali, ma innanzitutto perché lo aveva per l’ennesima volta sminuito.

In pratica gli aveva spiattellato senza troppe circonvoluzioni che non lo reputava un uomo, senza conoscerlo, e inoltre puerilmente, arrogantemente, dato che lei poteva avere non più di ventitré anni e lui, pertanto, all’incirca quindici in più di lei. Quindi anche maleducata, nel non portare rispetto ad una persona più grande, per lui basilare. Lo aveva sempre attuato, era alla base dell’educazione di ogni essere umano.

Ma forse abitare in quell’ambiente alquanto selvaggio, e lo era realmente al contrario di lui, la professione mascolina che svolgeva e l’animo tendenzialmente battagliero, le erogavano una similare presunzione e anzitutto maleducazione, o magari perché lui in un certo senso aveva sconfinato nel suo territorio. Già, probabilmente era stato lui il primo a non porre basi tanto favorevoli, dato il suo clamoroso ingresso e il suo denigrare vivacemente e frequentemente quel posto, il luogo in cui lei lavorava, in cui lei viveva.

Poi ripensò ad un particolare. «Come fa a sapere che sono un avvocato?»

Madelyn gli orientò un’ulteriore occhiata altera. «Non ci vuole una laurea per intuirlo.»

“Va bene” decise lui, tacito, per non lasciarsi più provocare. “Ho capito, con te è impossibile ragionare civilmente.”

© Christine Kaminski | Vietata la riproduzione senza consenso scritto

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