CHIAREZZA, BELLEZZA Cap. 3

«Quanti anni ha?» irruppe la madre, sbatacchiandole i pensieri.

«Ne avrà una trentina, ma forse anche meno» valutò, arrossendo lieve nel ripensare a quando lo aveva avuto vicino, così vicino da bloccarle il respiro.

Eppure la madre non lo rilevò. «Uhm… bene, è single?»

«E cosa vuoi che ne sappia?» si esasperò, ben consapevole di dove volesse andare a parare.

«Non hai notato se indossa una fede, non so, un anello di fidanzamento? O se ha una foto sulla sua scrivania? Di una moglie, una figlia?» perdurò, via via più interessata.

«Mamma, te l’ho chiesto per favore, e poi è troppo giovane per te» la limitò, seccamente.

«Faith» si contrariò, arrestandosi dal suo percorso per saettarle un’occhiata irritata. «Non ho neanche trentacinque anni.»

«Ok, non sei una tardona, però a te piacciono gli uomini maturi, o mi sbaglio?» la depistò, per cavarle immediatamente quel ghiribizzo dalla testa.

La donna riprese tranquilla a camminare. «Non generalizzo mai, dipende dai soggetti.»

«D’accordo, però ti prego, non con lui» la invocò, da ultimo, avendo ormai giocato tutte le sue carte.


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«Faith, se non ti conoscessi, penserei che sei tu ad essere interessata a lui» la scrutò, con fare copiosamente indagante. «Non ti sarai mica presa una cotta?»

«Ma che dici, non potrebbe essere mio padre ma quasi» si ritrasse lei, raffreddata e in un baleno irrigidita.

«Infatti, volevo ben dire, specie perché tu non sei affatto il tipo, intendo, in questo siamo molto diverse io e te» dissertò la madre, pur fissandola sempre scrutatrice.

«Mamma, lo sai che io non ti giudico, tu sei libera di fare ciò che vuoi ed io non ho il diritto di sindacare, questa è la tua vita, e non m’intrometto mai nelle tue scelte e nel tuo modo di condurre la tua esistenza, non mi permetto. Ognuno ha le sue ragioni, è la tua vita privata ed è la tua, come la mia è la mia, quindi ti chiedo di rispettarla, per una volta, ti prego, lui lascialo stare, e non perché sono gelosa o m’interessa, ma semplicemente perché questa è la mia scuola, la mia vita. È già abbastanza dura farmi rispettare così, e se girasse la voce che tu hai sedotto un ingegnante o chi altri facente parte dell’organico, non saprei più da dove ricominciare per far capire che non sono quel pessimo elemento che tutti credono.»

«E va bene, se ci tieni così tanto, mi guarderò dall’essere invadente o troppo confidenziale con lui» desisté, stando che il discorso della figlia non faceva una piega. Era giusto che si tenesse alla larga dalla sua vita, esattamente come Faith eseguiva con lei.

«Grazie» s’illuminò, dopo un gaio sorriso. «Eccoci, siamo arrivati.»

Faith bussò alla porta e quando si udì risposta affermativa, entrò nella stanza facendo strada alla madre.

Nick si alzò in piedi ed attese che lo raggiungessero alla scrivania, e non appena la madre di Faith si fu avvicinata, le tese una mano e si presentò: «Molto lieto, signora Monroe, prego, accomodatevi.»

La donna lo rimirava compiaciuta, dopo aver lanciato un’occhiatina faconda alla figlia.

“Ecco… lo sapevo” sospirò Faith, corrucciata tra sé. “Tutto questo gran daffare per niente!”

«Piacere mio, dottor Klein, mi chiami pure Darlena.»

Lui si fece un filino interdetto per via di quel sottile, ma sintomatico ammiccamento, incominciando dunque ad inquadrare la genesi della situazione familiare della ragazza, ma comunque non si scompose. «Certo, prego, sedetevi.»

«Allora, cos’ha combinato questa volta la nostra piccola Faith?» scherzò Darlena, bonariamente.

Nick s’infastidì lieve, osservando subito Faith che si era ritratta sulle sue, la consueta postura ritrosa nei momenti in cui si sentiva smarrita, imbarazzata. Ed era forse questa che gli aveva concesso di comprendere tante cose, che lei non meritasse di essere trattata con una così vile brutalità, ma come del resto nessuno.

Lui riusciva a comprenderla, giustificava i suoi scatti d’ira perché erano pura protezione, e non indisciplinatezza, né tanto meno arroganza. Faith era soltanto una povera ragazza che combatteva per la sua esistenza, per i suoi affetti, non c’era un’oncia di cattiveria in lei, e lui desiderava aiutarla, ad ogni costo, anche se purtroppo aveva le mani legate. Più oltre non sarebbe potuto andare.

«Signora Monroe» preludiò, avendo deciso di non raccogliere l’invito di chiamarla per nome, giacché a quanto appariva si doveva mantenere le distanze. «Premetto che non intendo intromettermi nella sua vita privata, men che meno nel suo matrimonio, ma sono convinto che lei debba porre rimedio al rapporto con suo marito, al più presto. Le consiglierò io un ottimo terapista per procedere con una serie di sedute di consulenza matrimoniale.»

«E perché dovrei?» si spiazzò costei, a quella fulminea franchezza, espletata davvero troppo a bruciapelo.

Lui s’inclinò con gli avambracci sulla scrivania e la guardò assai significativo. «Per salvare sua figlia.»

Stavolta la donna si sbigottì. «Non capisco.» E spostò gli occhi sulla figlia che aveva lo sguardo sempre più chino.

«Mi scusi» s’inaridì Nick, per quell’evasività sciorinata, lui era un professionista e non di certo era sua intenzione sbandierare i loro fatti personali, non al di fuori di quella sede. «Ma generalmente non mi perdo in eccessivi giri di parole, conosciamo entrambi il cardine del problema, da dove provenga l’irascibilità di suo marito ed anche di sua figlia.»

Darlena si irrigidì e fissò la figlia innervosita, di colpo recriminante, e Faith, sentendosi scrutata con insistenza, ricevendo quel tacito ordine, fu costretta ad innalzare lo sguardo per incontrare quello della madre.

«Mamma, io non gli ho detto nulla, te lo giuro…» si schermì, ormai libera dalle sue barriere, frantumata la sua corazza per l’immane smarrimento che provava in quel frangente.

La donna non ribatté e guardò di nuovo Nick che subito asserì: «Non ci vuole molto ad evincerlo, signora Monroe. Le ricordo qual è il mio ruolo in questa istituzione, la professione che svolgo, e sono abituato a parlare con i ragazzi, in special modo a leggere tra le righe, ad ottenere risposte senza domande.»

Darlena si era ammutolita, non sapeva cosa dire, quella non se l’era aspettata proprio.

© Christine Kaminski | Vietata la riproduzione senza consenso scritto

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